Internazionale
a Ferrara
◆ Il festival è finito da qualche giorno e, come sempre, mi manca già. Lo seguo dalla prima edizione, l’ho visto crescere, non solo nell’affluenza di pubblico ma nella quantità e varietà dell’offerta e soprattutto nella qualità. Il pubblico ha affrontato con gioia levatacce per prendere i tagliandi d’ingresso e code sotto il sole o sotto la pioggia per partecipare agli incontri. L’unico rammarico è sempre la difficoltà della scelta: le proposte sono tante e molto interessanti e ogni giorno bisogna sacrificarne qualcuna. Avremmo dovuto avere il dono dell’ubiquità.
Gabriella Cavalieri
Sondaggi ingannevoli
◆ Riguardo all’articolo di David Randall sui sondaggi (Internazionale 1274), credo che il problema di una percezione distorta della realtà sia importante, perché permette di cavalcare l’onda e indirizzare il dibattito pubblico su problemi inesistenti o di creare mostri che in realtà non esistono. Non credo che sia una questione di intelligenza o stupidità ma, appunto, di percezione. In un’Italia dilaniata da evasione fiscale, mafia e immobilità del mercato del lavoro, la percezione distorta della presunta invasione di migranti, cavalcata dal nostro ministro dell’interno, ci sta portando nella triste situazione che è sotto gli occhi di tutti.
Silvia Caccavale
Offensiva a tutto campo
◆ In riferimento all’articolo di Osteuropa sull’Ungheria (Internazionale 1275), noto che la maggior parte dei commentatori, anche in Italia, conclude queste sconsolate analisi con frasi che fanno pensare a un popolo puro e giusto che si trova a subire governi sbagliati, ingiusti, ignoranti. In questo caso l’articolo finisce con: “Gli ungheresi sono un popolo tenace che è sopravvissuto a invasioni, e non tollereranno questo governo a lungo”. E allora chi l’ha votato? Non vedo alcun eroismo in Ungheria, né altrove in Europa. Anche in Italia c’è la tendenza a presentare “il popolo” giusto e puro, sottomesso a governi che vengono definiti vergognosi. Non sono d’accordo: il governo è il paese, escludendo una piccola minoranza di cui io certamente faccio parte. L’Italia – come l’Ungheria – ha scelto, anche se male. Il “popolo” che ha fatto la sua scelta combatte esattamente quelli come me, visti come “l’élite” e “i privilegiati”.
Massimo Cipolloni
Errata corrige
◆ Su Internazionale 1276 a pagina 88 il protagonista del film Il bene mio si chiama Elia e non Elio._
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Questo articolo è uscito sul numero 1277 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati