Migliaia di cittadini sono scesi in piazza in varie città dell’Honduras per chiedere trasparenza nel processo elettorale in corso, che vede sfidarsi il presidente conservatore Juan Orlando Hernández e Salvador Nasralla, candidato dell’opposizione di centrosinistra, sullo sfondo delle denunce di brogli, dello stato d’emergenza e del coprifuoco imposto dal governo.
Il 26 novembre in Honduras si sono svolte le elezioni presidenziali, e fin dal primo momento i risultati sembravano favorevoli a Nasralla. Ma poi il conteggio ha cominciato a rallentare in modo inspiegabile, e due giorni dopo, quando il 70 per cento delle schede era stato scrutinato e Nasralla aveva un vantaggio di cinque punti, il tribunale elettorale ha sospeso la diffusione dei risultati. Alla ripresa del conteggio Hernández aveva di poco superato il rivale. Secondo gran parte della società honduregna si tratta di un tentativo di frode elettorale.
Le stranezze dello scrutinio non sono l’unico indizio. In alcuni dipartimenti occidentali come quello di Lempira, dov’è nato il presidente, l’andamento del voto è stato davvero insolito: nonostante siano le aree meno popolate, hanno registrato tassi di partecipazione molto superiori alla media nazionale. Di fronte alle proteste per la gestione delle elezioni, il governo ha reagito in modo autoritario: sospensione delle garanzie costituzionali e coprifuoco dalle 18 alle 6. Ma invece di calmare gli animi, queste misure hanno fatto salire la tensione e confermato che gli oligarchi al potere sono disposti a tutto pur di mantenere il controllo del paese.
Un aspetto particolarmente vergognoso della crisi honduregna è la condiscendenza mostrata da organismi regionali come l’Organizzazione degli stati americani (Oas) verso le autorità nazionali, che se non hanno distorto la volontà popolare hanno fatto di tutto per darne l’impressione. Mentre nella crisi venezuelana era intervenuta con decisione, in questo caso l’Oas ha trattato con troppa cautela il governo di Hernández, confermando che per questa organizzazione il problema non è violare la democrazia, ma andare contro le direttive stabilite da Washington per la regione.
È inammissibile che nei paesi latinoamericani si continuino a violare i princìpi elementari della democrazia. I voti degli honduregni devono essere ricontati e i risultati devono essere depurati dai brogli. Altrimenti l’Honduras, oltre che afflitto dalla disuguaglianza, dalla povertà, dall’emigrazione e dalla violenza, sarà anche un paese retto da un governo illegittimo. ◆ gac
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Questo articolo è uscito sul numero 1234 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati