Con la manifestazione contro l’indipendenza svoltasi l’8 ottobre a Barcellona, a cui hanno partecipato almeno 350mila persone, una delle argomentazioni chiave degli indipendentisti catalani è crollata. L’idea secondo cui esisterebbe un solo popolo unito dietro la causa dell’indipendentismo, che quindi avrebbe tutto il diritto di forzare una secessione unilaterale, è stata clamorosamente smentita. La società catalana è molto più plurale di quanto non ci abbiano ripetuto senza sosta i nazionalisti negli ultimi anni. Nessuno discute che molti catalani vogliano un rapporto diverso con il governo centrale. Ma è altrettanto indiscutibile che un enorme numero di catalani non desidera uscire dalla Spagna. Le forze indipendentiste volevano che la piazza legittimasse la farsa parlamentare che avevano orchestrato con le leggi sul referendum e la transitorietà, e l’8 ottobre è stata la piazza a dire a Barcellona che molti catalani non vogliono saperne di un processo che prevede lo smantellamento della costituzione.

Fine dell’egemonia

La grande novità dell’8 ottobre è che una maggioranza finora silenziosa ha abbandonato il suo mutismo per far sentire la sua voce. Il governo catalano ha ascoltato dalla piazza quello che non ha voluto ascoltare in parlamento: non esiste un popolo unico che vuole l’indipendenza. C’è chi ha sminuito il significato della manifestazione sottolineando la presenza del Partito popolare e delle bandiere spagnole. Sarebbe una delle tante letture sbagliate. Perché in democrazia, come in Catalogna, c’è posto per tutti. Per decenni il nazionalismo catalano ha costruito un monopolio ideologico e ha soffocato il pluralismo della società. L’8 ottobre quell’egemonia, basata sul controllo della piazza, delle istituzioni politiche e della società civile, è miseramente crollata. L’indipendentismo, già fuori dalla legalità, ha perso anche la legittimità. ◆ _ fr_

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Questo articolo è uscito sul numero 1226 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati