“Se lo sguardo si misura con una cosa e la sceglie, è già il fatto di una dimensione politica”, ha dichiarato qualche mese fa Marialba Russo, fotografa purtroppo poco conosciuta a cui, finalmente, sono ora dedicate due mostre a Roma.

Nata a Napoli nel 1947, Russo si è avvicinata alla fotografia negli anni sessanta, in un’epoca in cui ciò che un uomo e una donna devono rappresentare è ben definito. È stata anche un’epoca in cui i più giovani hanno cominciato a opporsi e a riscrivere le pratiche e i ruoli sociali, in cui appunto il privato è diventato politico, come anche la scelta di cosa e come lo raccontiamo.

Questa autrice ha scelto di avanzare come un’osservatrice, un’antropologa, per definire “un’altra esperienza di sguardo” sui corpi, sui confini del genere e dell’identità sessuale, sulle tradizioni popolari del sud. La sua ricerca spinge a mettere in crisi una visione univoca, a ribaltare in particolare la prospettiva patriarcale cogliendo le trasformazioni che attraversano l’Italia in quegli anni.

Il museo Macro ospita fino al 31 gennaio 2027 Sguardo rovescio, la prima retrospettiva dedicata alla fotografa napoletana, in cui sono esposte sette serie realizzate tra il 1974 e il 1981. Appena si entra nella sala ci si trova davanti a Travestimento, una trentina di ritratti realizzati tra il 1975 e il 1980, che raccontano la cultura del travestimento nei carnevali campani. In queste occasioni speciali gli uomini si truccano e si vestono con abiti femminili, giocano a ribaltare i ruoli, a imitare una gestualità stereotipata che proviene dalle madri, dalle sorelle, dalle mogli. Il carnevale è il rito per eccellenza del ribaltamento, della sovversione, in cui tutto è concesso, ma già da questo primo lavoro in mostra emerge l’ambiguità consapevole di Russo: una dopo l’altra, senza conoscere il contesto, potrebbero essere solo foto di uomini che esprimono semplicemente il desiderio di vestirsi da donne.

A seguire, ci si ferma davanti a Della serie delle centotrenta figure di spalle, del 1981. È una sequenza di uomini ritratti di spalle, che segna un traguardo importante nell’osservazione del corpo e del genere di Russo, in cui l’individualità sparisce per lasciare spazio a un’esteriorità di massa, a un abbigliamento che rispetta dei codici, delle mode. Di questi uomini possiamo solo dedurre l’estrazione sociale dagli abiti e dalla postura. La rigorosa ripetizione tassonomica dà vita a un’idea collettiva di mascolinità, in qualche modo depotenziata e resa oggetto.

Un altro lavoro notevole tra quelli esposti al Macro è Al ristorante, realizzato il 29 settembre 1974, con protagonisti due giovani uomini di ritorno dal santuario della Madonna di Monteverde, nella Murgia materana, che ospita un culto dedicato ai deboli e agli emarginati nato da una leggenda medievale su due ragazzi, amanti omosessuali umiliati e torturati a morte. Gli uomini fotografati da Russo si divertono e mettono in scena una danza dal crescendo erotico: nella sequenza la fotografa racconta il progressivo abbandono fisico e la libertà espressiva che i soggetti conquistano. Qui, come in altre serie esposte al Macro, vediamo come la festa diventi un ponte per liberarsi dalle regole sociali.

Al Museo delle civiltà (Muciv) è esposta fino al 20 novembre 2026 un’appendice di questa retrospettiva romana, Immagini della Madonna dell’Arco (After). La serie si concentra sulla documentazione dal 1971 al 1976 dei rituali legati a un santuario vicino a Napoli ed è stata concepita all’interno di una ricerca più vasta sulle culture popolari italiane, coordinata in quegli anni dall’antropologa Annabella Rossi. Il progetto era stato realizzato con il sostegno del Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari di Roma, le cui collezioni sono poi state acquisite dal Muciv. La mostra era già stata allestita nel 1973. Quella che vediamo ora è una nuova versione, che dà risalto alla metodologia interdisciplinare dell’intero progetto, esponendo anche pubblicazioni scientifiche, materiali provenienti dal santuario, oggetti devozionali e video.

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Le immagini dal mondo raccontate da chi le sceglie. A cura delle photo editor di Internazionale. Ogni martedì.
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