Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti “non hanno neanche cominciato a distruggere quel che resta dell’Iran”, annunciando nuovi attacchi contro le infrastrutture del paese, mentre decine di stati stanno cercando una soluzione al blocco dello stretto di Hormuz.
A quasi cinque settimane dall’inizio dell’offensiva statunitense e israeliana contro l’Iran, la guerra sta continuando a diffondere il caos in tutto il Medio Oriente e a sconvolgere i mercati finanziari, aumentando la pressione su Trump affinché metta fine alle ostilità.
Negli ultimi giorni il presidente statunitense ha però inasprito la sua retorica, in un momento in cui i negoziati indiretti con i nuovi leader iraniani sembrano in fase di stallo.
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“Le forze armate degli Stati Uniti non hanno neanche cominciato a distruggere quel che resta dell’Iran. Ora tocca ai ponti e poi sarà la volta delle centrali elettriche”, ha scritto sui social media nella tarda serata del 2 aprile, aggiungendo che la leadership iraniana “sa cosa deve fare, e deve farlo SUBITO!”.
In precedenza aveva pubblicato un video che mostra la distruzione di un ponte in fase di costruzione tra la capitale Teheran e Karaj, la cui apertura al traffico era prevista nel corso di quest’anno. Secondo i mezzi d’informazione iraniani, il bombardamento statunitense ha causato otto morti e 95 feriti.
“Colpire infrastrutture civili, tra cui ponti non ancora completati, non spingerà gli iraniani ad arrendersi”, ha dichiarato in un comunicato il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi.
Il 2 aprile più di cento esperti statunitensi di diritto internazionale hanno avvertito che la condotta delle forze armate degli Stati Uniti e le dichiarazioni di alti funzionari statunitensi “sollevano serie preoccupazioni riguardo a possibili violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi crimini di guerra”.
Gli esperti hanno citato in particolare una dichiarazione di Trump di metà marzo secondo cui gli Stati Uniti avrebbero potuto colpire l’Iran “anche solo per divertimento” e un’altra del segretario della difesa Pete Hegseth di inizio marzo secondo cui le forze armate statunitensi non operano seguendo “stupide regole d’ingaggio”.
Il 2 aprile il Regno Unito ha presieduto una riunione in videoconferenza di circa quaranta paesi per valutare misure diplomatiche e politiche che possano servire a ripristinare la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz, che non ha però prodotto risultati concreti.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite esaminerà il 4 aprile una risoluzione del Bahrein sulla protezione della navigazione commerciale nello stretto, ma la Cina, che ha diritto di veto, ha fatto sapere che non autorizzerà un’operazione militare.
“Servirebbe solo a legittimare l’uso illegale e indiscriminato della forza, portando inevitabilmente a un’ulteriore escalation in Medio Oriente”, ha dichiarato l’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite Fu Cong.