Rodrigo Duterte ha “autorizzato omicidi” e “selezionato personalmente alcune delle vittime” della sua guerra alla droga, ha affermato il 23 febbraio la Corte penale internazionale (Cpi) nella prima di quattro udienze che potrebbero portare a un processo contro l’ex presidente delle Filippine, accusato di crimini contro l’umanità.
Il viceprocuratore della Cpi, Mame Mandiaye Niang, ha dichiarato che il procedimento giudiziario in corso all’Aja, nei Paesi Bassi, dimostra che “i potenti non sono al di sopra della legge”.
Duterte, 80 anni, che aveva guidato le Filippine dal 2016 al 2022, non ha partecipato all’udienza e sarà assente per tutta la settimana, dato che il 20 febbraio la Cpi aveva approvato la sua richiesta di non comparire.
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Niang ha accusato Duterte di aver svolto un ruolo centrale, prima come sindaco della città meridionale di Davao e poi come presidente delle Filippine, nelle esecuzioni extragiudiziali di massa di presunti trafficanti e consumatori di droga.
“Duterte ha autorizzato omicidi e selezionato personalmente alcune delle vittime”, ha dichiarato.
L’ex presidente respinge queste accuse, aveva dichiarato alla stampa prima dell’udienza il suo avvocato Nicholas Kaufman.
Al termine di quattro giorni di udienze, che si svolgeranno dal 23 al 26 febbraio, la Cpi avrà 60 giorni di tempo per decidere se mandare Duterte a processo.
Il 23 febbraio gruppi rivali di manifestanti filippini si sono riuniti davanti alla sede della Cpi all’Aja.
Duterte era stato arrestato a Manila l’11 marzo 2025 ed estradato nei Paesi Bassi poche ore dopo. Da allora è detenuto nella prigione di Scheveningen all’Aja.
L’ex presidente deve difendersi tra tre capi d’accusa: il primo riguarda la partecipazione, come coautore, a 19 omicidi commessi tra il 2013 e il 2016, quando era sindaco di Davao; il secondo riguarda 14 omicidi di cosiddetti “obiettivi di alto valore” tra il 2016 e nel 2017, quando era capo dello stato; il terzo riguarda 43 omicidi di trafficanti e consumatori di droga tra il 2016 e il 2018.
Niang ha sottolineato che gli omicidi contestati “costituiscono solo una piccola parte del totale”.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, decine di migilaia di persone avevano perso la vita nella guerra alla droga di Duterte, uccise dalla polizia o da gruppi di autodifesa senza essere sottoposte a processo.
Le Filippine avevano lasciato la Cpi nel 2019, su ordine di Duterte, ma la corte sostiene di poter perseguire i crimini commessi fino a quella data.