Il deputato di sinistra José María Balcázar è stato eletto il 18 febbraio presidente del parlamento peruviano, assumendo automaticamente la presidenza ad interim della repubblica, all’indomani della destituzione di José Jerí, in un contesto di forte instabilità politica.
Balcázar, 83 anni, avvocato ed ex magistrato, è l’ottavo capo dello stato del paese andino dal 2016. Guiderà il Perù fino al 28 luglio, quando s’insedierà il vincitore delle elezioni presidenziali del 12 aprile.
È stato eletto alla seconda votazione – con 60 voti, contro i 46 della centrista Mariacarmen Alva – dopo che nessuno dei quattro candidati in lizza aveva ottenuto un numero sufficiente di voti nella prima.
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“Garantiremo al popolo peruviano una transizione democratica e un processo elettorale pacifici e trasparenti”, ha dichiarato Balcázar dopo aver prestato giuramento come presidente ad interim.
Indagato in passato per appropriazione indebita e corruzione, aveva suscitato forti polemiche nel 2023 quando aveva affermato in parlamento che “i rapporti sessuali precoci contribuiscono allo sviluppo psicologico delle ragazze” durante un dibattito sul divieto dei matrimoni infantili.
Il 17 febbraio Jerí, 39 anni, entrato in carica quattro mesi prima, era stato destituito con 75 voti a 24, con tre astensioni.
Era oggetto di varie mozioni di destituzione presentate dalla minoranza di sinistra e da un blocco di partiti di destra, che lo accusavano di “cattiva condotta” e “inadeguatezza”.
Nelle scorse settimane la procura aveva avviato due inchieste preliminari contro di lui per “traffico d’influenze illecite”. La prima, aperta a gennaio, riguarda un incontro segreto con un uomo d’affari cinese. La seconda, avviata il 13 febbraio, riguarda l’assunzione illecita di nove donne nella sua amministrazione.
Prima di Jerí era stata destituita, nell’ottobre scorso, Dina Boluarte, in un contesto di forte aumento della criminalità.
Il Perù è in preda da anni a un’instabilità politica cronica. Solo uno degli ultimi sette presidenti ha completato il proprio mandato. Degli altri sei, quattro sono stati destituiti dal parlamento e due si sono dimessi per evitare la stessa sorte.
Le elezioni presidenziali del 12 aprile vedranno un numero record di più di trenta candidati. Contemporaneamente si terranno le legislative, che segneranno il ritorno a un parlamento bicamerale.