“Il peggior scenario di carestia si sta verificando nella Striscia di Gaza” a causa dell’intensificarsi dei combattimenti, dei trasferimenti forzati degli abitanti e delle restrizioni agli aiuti umanitari, secondo un rapporto Ipc (Integrated food security phase classification).
La crisi umanitaria in corso nel territorio palestinese, devastato da quasi ventidue mesi di guerra, “ha raggiunto un punto di svolta allarmante e mortale”, sottolinea il rapporto, messo a punto da un consorzio composto da agenzie specializzate delle Nazioni Unite, istituzioni regionali e ong.
La consegna di viveri per via aerea, autorizzata di recente da Israele, “non sarà sufficiente a invertire la tendenza”, avverte il rapporto, sottolineando che i lanci sono molto meno efficaci del trasporto su strada.
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A maggio il consorzio, che stabilisce il livello d’insicurezza alimentare in base a cinque livelli, aveva classificato 1,95 milioni di abitanti della Striscia di Gaza (il 93 per cento del totale) in situazione di “crisi” (livello 3), 925mila in situazione di “emergenza” (livello 4) e 244mila in situazione di “catastrofe” (livello 5). È attualmente in corso una nuova valutazione.
L’uscita del rapporto arriva in un momento in cui le Nazioni Unite hanno messo in guardia Israele dal ricorrere alla fame come arma di guerra, e s’intensificano le pressioni internazionali sullo stato ebraico.
“Gli ultimi dati indicano che la soglia della carestia è stata raggiunta in gran parte della Striscia di Gaza”, afferma il rapporto Ipc, sottolineando che “una persona su tre passa diversi giorni senza mangiare niente”.
“Tra aprile e la metà di luglio più di ventimila bambini sono stati sottoposti a cure per malnutrizione acuta. Di questi, tremila erano in pericolo di vita. Gli ospedali hanno inoltre segnalato un rapido aumento dei decessi per fame tra i bambini sotto i cinque anni, con almeno sedici casi dal 17 luglio”, si legge nel rapporto.
Il consorzio chiede “un’azione immediata per mettere fine alle ostilità e consentire un accesso umanitario senza ostacoli”, avvertendo che “in caso contrario ci sarà un aumento esponenziale dei decessi”.
Il 28 luglio il presidente statunitense Donald Trump, contraddicendo le affermazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha ammesso che nella Striscia di Gaza ci sono chiari segni di una “vera carestia”.
Il 27 luglio l’esercito israeliano aveva annunciato delle pause quotidiane nei combattimenti per permettere le consegne di aiuti umanitari internazionali, sospese da marzo. Il giorno dopo Israele e le Nazioni Unite hanno confermato le prime consegne.
Nonostante la catastrofe umanitaria in corso, l’esercito israeliano sta portando avanti la sua offensiva militare nella Striscia. Il 29 luglio la difesa civile palestinese e fonti ospedaliere hanno riferito che almeno trenta persone, tra cui dodici bambini, sono morte nei bombardamenti israeliani sul campo profughi di Nuseirat, nel centro del territorio.
Almeno 60.034 palestinesi, in grande maggioranza civili, sono morti finora nell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza seguita all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, secondo i dati del ministero della salute di Hamas, considerati affidabili dalle Nazioni Unite.