L’attacco a una chiesa cattolica nel nordest della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), attribuito al gruppo ribelle delle Forze democratiche alleate (Adf), legato al gruppo Stato islamico, ha causato almeno 43 morti, secondo un nuovo bilancio fornito dalle Nazioni Unite la sera del 27 luglio.

Negli ultimi anni le Adf, formate originariamente da ex ribelli ugandesi, hanno ucciso migliaia di civili e compiuto numerosi saccheggi nel nordest della Rdc, nonostante il dispiegamento nella regione dell’esercito ugandese a fianco delle forze armate congolesi (Fardc).

Nel 2019 il gruppo aveva giurato fedeltà ai jihadisti dello Stato islamico.

Dopo alcuni mesi d’inattività, la sera del 26 luglio le Adf avevano attaccato una chiesa a Komanda, nella provincia dell’Ituri.

“L’attacco ha causato la morte di almeno 43 civili (19 donne, 15 uomini e nove bambini)”, ha affermato la missione delle Nazioni Unite nella Rdc (Monusco), citando “informazioni ottenute dalle autorità”.

Le forze armate congolesi hanno confermato che “circa quaranta civili sono stati uccisi a colpi di machete” e che “molti altri sono stati feriti”.

Un portavoce del governo congolese, Patrick Muyaya, ha deplorato un “terribile attacco rivolto contro persone innocenti”.

Operazione militare congiunta

Alla fine del 2021 la Rdc e l’Uganda avervano lanciato un’operazione militare congiunta contro le Adf, senza però riuscire a mettere fine agli attacchi del gruppo.

L’ultimo grande attacco delle Adf risaliva a febbraio, quando 23 persone erano state uccise nel territorio di Mambasa.