Il 24 luglio scontri a fuoco di rara intensità tra le forze armate di Thailandia e Cambogia si sono verificati in una zona contesa al confine tra i due paesi: l’aviazione tailandese ha colpito obiettivi militari cambogiani mentre Bangkok ha riferito della morte di almeno undici persone per i colpi d’artiglieria sparati dall’esercito di Phnom Penh.

La Cambogia e la Thailandia sono da tempo in conflitto riguardo al tracciato della loro frontiera comune, lunga più di ottocento chilometri e definita in gran parte da accordi firmati all’epoca dell’occupazione francese dell’Indocina, ma scontri così violenti non si verificavano da quasi quindici anni.

La Cina, che ha buoni rapporti con entrambi i paesi, li ha esortati a risolvere la disputa attraverso il dialogo, esprimendo “forte preoccupazione”.

I colpi d’artiglieria cambogiani hanno causato undici morti, tra cui un bambino di otto anni, ha affermato l’esercito tailandese, citando attacchi nelle province di Sisaket, Surin e Ubon Ratchathani, nel nordest del paese.

La Thailandia ha schierato sei caccia F-16 per colpire “due obiettivi militari cambogiani”, ha dichiarato Ritcha Suksuwanon, un portavoce delle forze armate di Bangkok. La Cambogia non ha fornito un bilancio di eventuali vittime.

L’ambasciata tailandese in Cambogia ha invitato i propri cittadini a lasciare il paese “il più presto possibile”.

Il primo ministro tailandese ad interim, Phumtham Wechayachai, ha affermato che “la situazione richiede cautela” e “rispetto del diritto internazionale”. “Difenderemo la sovranità della Thailandia”, ha aggiunto.

Il premier cambogiano Hun Manet ha denunciato gli attacchi “non provocati e premeditati” della Thailandia e chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il 23 luglio Bangkok aveva richiamato il suo ambasciatore a Phnom Penh ed espulso dal suo territorio quello cambogiano, dopo che un soldato tailandese aveva perso una gamba nell’esplosione di una mina vicino al confine conteso.

Le tensioni tra Bangkok e Phnom Penh si sono intensificate a partire da maggio, quando un soldato cambogiano era rimasto ucciso durante uno scontro a fuoco con i militari tailandesi in una zona contesa al confine tra i due paesi, soprannominata il “Triangolo di smeraldo”.

Nel 2011 gli scontri intorno al tempio di Preah Vihear, patrimonio dell’umanità Unesco e rivendicato da entrambi i paesi, avevano causato almeno ventotto morti e decine di migliaia di sfollati. Due anni dopo la Corte internazionale di giustizia (Cig) aveva assegnato alla Cambogia la sovranità su un’area di 4,6 chilometri a valle del tempio.