La moda e la sessualità hanno un rapporto pieno di paradossi. Sulle riviste patinate, creature filiformi sfilano in completi intimi talmente seducenti – anche per strada in pieno giorno, anche a meno dieci gradi – che viene voglia di prestargli un pullover. E intanto, nei nostri armadi, ci sono cinquanta sfumature di grigio: perché lavoriamo, perché preferiamo non dare troppo nell’occhio, e perché i pantaloni della tuta sono comodi. Questi grigi così spenti li portiamo anche dentro casa, benché i nostri guardaroba trabocchino di possibilità erotiche mai indossate o comunque mai sfruttate appieno. È un peccato. Perciò da oggi propongo di cambiare stile.

Scrigno per carni preziose

L’ispirazione Uno degli esercizi di base dei gruppi sex positive, ma anche del mondo bdsm, si chiama adorazione. Come indica il termine, si tratta di adorare una persona o, per l’esattezza, il suo organo sessuale. Concretamente significa prendersela comoda, elogiare, ammirare, annusare, accarezzare, e tutto il resto (se l’intesa lo permette). I genitali, spesso denigrati, riacquistano dignità, e diventano protagonisti di tutte le attenzioni e metafore più sontuose: sesso incoronato, vasca sacra, scettro dell’imperatore. In ginocchio, plebei! Sta entrando Sua Eccellenza.

L’adattamento Se adorazione dev’essere, perché non trasformare i propri genitali in uno scrigno, o un dono nascosto in una scatola a sorpresa? Le donne hanno il vantaggio di avere a disposizione tutta una serie di ammennicoli adatti a valorizzarli (anche se siamo d’accordo che è uno strazio trovare la taglia giusta e che non si possono lavare in lavatrice). Ma alla situazione che ci interessa sono pregati di partecipare anche gli uomini, impacchettandosi il pene in un fodero degno di adorazione. A seconda delle vostre preferenze, potete provare un imballaggio in carta velina, con qualche giro di perle o con nastri e lacci di ogni colore (non stringeteli troppo forte: se finite al pronto soccorso non vi rimborso le spese dell’ambulanza). Giocate a esagerare con dorature e pompon, con gingilli che spuntino dalla cerniera dei pantaloni. Se vi sembra eccessivo, vuol dire che non è ancora abbastanza. E state tranquilli: nessuno vi chiede di uscire conciati così e neanche di camminarci. Cercate solo di rendere complicato lo spacchettamento: darà più valore al vostro pene e insegnerà alle vostre partner la pazienza.

Livello di difficoltà Facile.

La grande sbracata

L’ispirazione La sfilata di Ludovic de Saint Sernin per Jean Paul Gaultier dello scorso gennaio. Chiariamo subito una cosa: in fatto di moda sono notoriamente scarsissima, perciò non rischio certo di fare concorrenza a Marc Beaugé, l’esperto di moda di Le Monde. Ma questo non mi ha impedito di innamorarmi della collezione, di cui potete vedere tutti i pezzi qui. In passerella scopriamo un universo fatto di sirene bondage assai suggestivo, che però rinuncia alle imbarazzanti code da aringa marinata e ai tocchi folcloristici in canapa e cuoio. Bonus: i corpi degli uomini sono in risalto e lo sposo è in bianco!

L’adattamento Spesso presentato come un’armatura, l’abito può trasformarsi anche in sex toys, in un campo di battaglia o anche in una breve esperienza di costrizione. Un tubino rivoltato permette un’esperienza di mummificazione. Una blusa abbottonata in maniera creativa diventa una camicia di forza. Un paio di mutandine possono fare da bavaglio. Cravatte e collant sono assolutamente perfetti per legare (senza stringere troppo e mai attorno al collo). E poi c’è l’upcycling: invece di buttare via i vestiti troppo usati, potete personalizzarli per dargli una nuova vita. Bucando dei collant recuperati, potete regalarvi un costume da feticista. Riciclando vecchie cinture e cinghie di borse, qualsiasi abito diventa un pezzo feticista unico. Somiglierà a un capo di Jean Paul Gaultier? No. Ci si può divertire con una lampo cucita di traverso sul fondo di un vecchio paio di pantaloni? Sì. Ed è già un’ottima cosa.

Livello di difficoltà Intermedio.

Sua maestà delle maschere

L’ispirazione L’uccellino azzurro di Maurice Maeterlinck, messo in scena da Konstantin Stanislavskij a Mosca nel 1908. Se cercate fotografie dello spettacolo, vedrete degli attori trasformati da capi di abbigliamento tutto sommato abbastanza semplici: guanti con le dita esageratamente lunghe, strani cappelli che sembrano ricoperti di rami e tamburelli, capelli e baffi arricciati che bastano a creare una silhouette da gatto. A creare la bizzarria a volte è una postura, a volte sono delle braccia smisurate. Perché insomma cos’è che ci rende così banali, così rassicuranti in camera da letto, quando potremmo, con la scusa di un carnevale domestico, reinventare la nostra morfologia?

L’adattamento Certo, nessuno vi impedisce di comprare una tuta pelosa da Chewbecca nel più vicino negozio di costumi del vostro quartiere (oppure, peggio ancora, di ordinare su internet un completino da infermiera sexy). Così facendo però dimenticheremmo che il commercio, per definizione, non propone altro che roba commerciale, quindi prevedibile. A mio modesto avviso, spenderete molto meno al negozio di ferramenta all’angolo. Date un’occhiata alle mercerie e alle botteghe di artigianato, tirate fuori l’ago e la pistola per la colla a caldo, e sbizzarritevi. Non c’è bisogno che il risultato duri più di una serata. Anzi ancora meglio se la vostra opera finisce ridotta a brandelli. Con un po’ di fortuna, vostro marito o vostra moglie non vi riconoscerà affatto. Tornerete a essere una superficie su cui proiettare delle fantasie. E protetti dal vostro personaggio, può anche darsi che riusciate a liberare nuove sfaccettature erotiche di voi stessi.

Livello di difficoltà: avanzato.

(Traduzione di Francesco Graziosi)

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