Centinaia di manifestanti per il diritto alla casa si sono accampati per giorni nel centro di Madrid, in Spagna, per protestare contro l’impennata dei prezzi e la diffusione incontrollata degli affitti turistici.
Le proteste sono esplose in seguito allo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni, costretta il 23 settembre a lasciare l’appartamento in cui viveva da settant’anni a Madrid. Un’azienda immobiliare ha comprato l’edificio e ha aumentato l’affitto portandolo da 500 a 2.650 euro al mese.
Le immagini dello sfratto hanno suscitato forte indignazione nel paese, riportando alla ribalta la crisi abitativa a pochi mesi dalle elezioni legislative del 2027.
In un video pubblicato su X, Abascal ha esortato i manifestanti, accampati sulla Puerta del sol, una delle principali piazze della capitale spagnola, a continuare la lotta.
La vicenda illustra bene il problema degli alloggi in Spagna, dove gli affitti turistici a breve termine e i cosiddetti “fondi avvoltoio” sono accusati di far aumentare i prezzi e ridurre l’offerta.
In dieci anni il prezzo medio al metro quadro degli affitti è quasi raddoppiato, raggiungendo ad agosto i 15,1 euro, secondo il portale immobiliare Idealista. Per quanto riguarda gli acquisti, il prezzo medio è arrivato a 2.355 euro al metro quadro, con un aumento di più del 50 per cento nello stesso periodo, secondo i dati ufficiali.
Madrid è al centro delle tensioni abitative: nel 2025 e nel 2026 è arrivata al primo posto nella classifica, compilata dalla rete immobiliare Barnes, delle città più ambite per gli immobili di lusso. Gli alloggi sociali nella capitale spagnola sono molto pochi – appena diecimila unità – e la maggior parte è assegnata con un sorteggio.
Il primo ministro socialista Pedro Sánchez, accusato di non aver fatto abbastanza per contenere i prezzi degli affitti, si è impegnato a presentare un decreto legge sul tema il 29 settembre. L’approvazione del testo non è però scontata perché il governo non ha la maggioranza in parlamento.
La prima preoccupazione degli spagnoli
Le proteste delle generazione Z sono arrivate anche in Spagna, commenta il giornale online ElDiario.es, riferendosi alle manifestazioni dei giovani nati tra la fine degli anni novanta e il 2010 che ci sono state in vari paesi, tra cui Bangladesh, Nepal e Madagascar. Nel paese iberico le proteste si sono concentrate sulla crisi abitativa, che secondo i sondaggi è la prima preoccupazione degli spagnoli, soprattutto dei più giovani.
ElDiario.es ha intervistato molti partecipanti all’occupazione della Puerta del sol, tra cui una delle organizzatrici, Valeria Racu, portavoce del Sindacato delle inquiline. “In un mondo in cui sembra che tutto stia andando a rotoli, che non ci sia niente da fare, che vincano sempre i cattivi e che non si possa fare altro che chinare la testa, la nostra iniziativa dimostra che non è così, che se ci organizziamo possiamo avere un grande potere”, dichiara Racu.
“Se il 29 settembre il governo non emanerà un decreto sugli affitti, come si è impegnato a fare, avrà perso l’ultima occasione per dimostrare di stare dalla parte della gente invece che da quella degli speculatori”, aggiunge.
Il quotidiano spagnolo El País si sofferma sulle misure che potrebbero essere incluse nel decreto, citando fonti informate sulle trattative in corso: “Sono previste protezioni contro gli sfratti, un divieto d’acquisto di alloggi per fini speculativi, una stabilizzazione dei contratti di locazione e aiuti ai privati per l’acquisto della prima casa; ma anche tutele del patrimonio immobiliare statale, una regolamentazione degli affitti stagionali, un provvedimento fiscale contro gli alloggi turistici e una riduzione dell’iva per la costruzione degli alloggi popolari”.
Le colpe della sinistra
In un articolo sulla rivista digitale indipendente Ctxt (Contexto y Acción), di orientamento progressista, l’attivista Pablo Carmona critica duramente la sinistra spagnola. Il primo ministro Sánchez e i principali leader della sinistra si sono affrettati ad attribuire la responsabilità dello sfratto di Abascal a Isabel Díaz Ayuso, presidente della comunità di Madrid ed esponente del Partito popolare (Pp, destra): “È vero che gran parte delle competenze in materia di alloggi spetta alle comunità autonome”, afferma Carmona. “Ma è anche vero che molte altre istituzioni avrebbero potuto intervenire per offrire un’alternativa ad Abascal, e nessuna l’ha fatto”.
“Inoltre, i leader della sinistra si sono comportati come se non fossero responsabili dell’attuale legge sull’edilizia abitativa, come se dopo la sua entrata in vigore non siano stati registrati più di 90mila sfratti. Nessuno di loro ha detto che sfratti come quello di Maricarmen sono resi possibili da una cattiva legge”, prosegue l’attivista.
E conclude: “Ecco perché i politici progressisti hanno partecipato in massa alle manifestazioni per la casa, quasi volessero redimersi dalle loro colpe. Sanno bene che la crisi abitativa rappresenta il più grande fallimento degli ultimi governi di sinistra, e che probabilmente seppellirà le loro aspirazioni elettorali”.
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