Giamaica, Guyana, Honduras e Guatemala. Dall’inizio dell’anno aumentano i paesi dei Caraibi e dell’America Latina che, su pressione degli Stati Uniti, mettono in discussione gli accordi bilaterali di cooperazione medica con Cuba. La conseguenza è sempre la stessa: la partenza delle équipe di operatori sanitari cubani inviati dall’Avana in missioni di lunga durata.

“Il programma è terminato”, perché le sue modalità erano “in conflitto” con le leggi giamaicane e con le “migliori pratiche internazionali in materia di diritto del lavoro”, ha detto il 5 marzo Kamina Johnson Smith, ministra degli esteri della Giamaica. “Gli Stati Uniti avevano espresso preoccupazione per il funzionamento dei programmi medici cubani nel mondo”, ha ammesso la ministra, senza però riconoscere che l’improvvisa inversione di rotta, dopo cinquant’anni di collaborazione, sia stata imposta dalla Casa Bianca.

Dal febbraio 2025 gli Stati Uniti cercano di convincere i paesi delle Americhe a rimandare a Cuba le centinaia di operatori sanitari che si alternano nei loro ospedali pubblici. Agli occhi del dipartimento di stato statunitense, i medici cubani in missione sono vittime di “lavoro forzato”, se non addirittura di “traffico di esseri umani”. Secondo i dati del governo castrista dell’Avana, dal 1963 Cuba ha inviato più di 600mila operatori sanitari in più di 160 paesi del mondo.

Dopo mesi di braccio di ferro con Washington, i paesi dell’area caraibica si arrendono uno dopo l’altro. In alcuni casi succede dopo l’insediamento di un governo favorevole a Donald Trump, come in Honduras: il 4 marzo, a meno di due mesi dall’entrata in carica come presidente del conservatore Nasry Asfura, il paese centroamericano ha congedato i circa cento operatori sanitari cubani arrivati nel 2024. “Gli Stati Uniti hanno fatto pressioni sull’Honduras”, afferma al telefono Eduardo Gamarra, professore di scienze politiche alla Florida international university di Miami. Eppure il paese “ha un disperato bisogno di servizi medici”, aggiunge lo studioso.

Tuttavia questi programmi di cooperazione medica – simbolo delle relazioni cordiali andate avanti per decenni tra l’isola castrista e i paesi della regione – oggi sono messi in discussione a prescindere dalle alternanze politiche. Alla metà di febbraio il governo del Guatemala ha annunciato che dopo 28 anni di onorato servizio la missione cubana, composta da 333 medici, lascerà a poco a poco il paese.

In Guyana è stato il governo dell’Avana a richiamare i circa 200 operatori sanitari. Lo ha dichiarato Frank Anthony, ministro della sanità guianese, in una conferenza stampa il 9 marzo. All’origine della decisione c’è un disaccordo di fondo: la Guyana stava cercando di rinegoziare la collaborazione, avviata 48 anni fa, per poter assumere direttamente i professionisti cubani invece di passare attraverso un’agenzia governativa cubana incaricata di pagarli.

Blackout e dialogo

◆ Il 16 marzo 2026, parlando alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che sarebbe onorato “di prendere Cuba” e ha aggiunto che potrebbe fare ciò che vuole del paese, che al momento è molto indebolito. Queste dichiarazioni sono arrivate il giorno dopo un lungo blackout che ha lasciato per ore senza luce più di metà dell’isola. Nei giorni precedenti il leader cubano Miguel Díaz-Canel aveva annunciato in tv che il governo ha avviato un dialogo con gli Stati Uniti per cercare una soluzione all’embargo petrolifero imposto da Washington a partire da gennaio. Bbc


Il destino di questa “diplomazia dei camici bianchi” è sempre più incerto anche in vari paesi delle Piccole Antille, tra cui Antigua e Barbuda, Dominica e Trinidad e Tobago. “Oggi assistiamo al risultato di un anno di pressioni costanti” di Washington, spiega Jacqueline Laguardia Martinez, che insegna relazioni internazionali all’università delle Indie Occidentali di Trinidad e Tobago. Secondo lei l’obiettivo degli Stati Uniti è “destabilizzare l’economia cubana e accelerarne il collasso”, privando L’Avana di una fonte importante di valuta estera.

Ospedali in difficoltà

“Cuba condanna la fine di una fruttuosa collaborazione storica”, ha risposto il 6 marzo il ministero degli esteri cubano con un comunicato. E ha aggiunto che di conseguenza il governo “ha preso la decisione sovrana di procedere al rimpatrio dalla Giamaica della brigata medica cubana”, composta da 277 professionisti.

Il 9 marzo l’ospedale Saint Joseph di Kingston, che ospita il centro cubano-giamaicano di chirurgia oftalmologica, ha registrato un’affluenza insolita: molti giamaicani, arrivati anche da molto lontano, volevano consultare gli specialisti prima della fine del programma che ogni anno prende in carico migliaia di pazienti. “È un duro colpo per le regioni rurali dell’ovest del paese”, dice Africka Stephens, direttrice della ong Fi we children foundation. L’uragano Melissa, che ha colpito l’isola nel 2025, “ha aggravato le difficoltà degli ospedali. E siamo grati ai medici cubani per l’aiuto che ci hanno dato”, aggiunge. “È desolante. Dai cubani abbiamo ricevuto solo bene”, aggiunge Clyde Williams, avvocato di Kingston, che denuncia il ricatto statunitense. Tuttavia “ci sono questioni che meritano una risposta”, soprattutto riguardo alle condizioni di lavoro degli operatori sanitari.

“Cuba è pagata, mentre i medici sono sfruttati”, denuncia Maria Werlau, direttrice di Cuba archive, un’organizzazione per la difesa dei diritti umani favorevole alla campagna di Washington contro le missioni mediche. Secondo un rapporto pubblicato dall’ong nell’aprile 2025, gli operatori sanitari cubani alle Bahamas ricevono solo il 16 per cento del denaro versato dal paese all’agenzia governativa cubana che fa da intermediaria e sono “sorvegliati” da persone del Partito comunista incluse nella squadra di medici. “Se la Giamaica ha bisogno di loro, deve assumerli direttamente”, sostiene Werlau.

L’internazionalismo sanitario cubano “è spesso considerato una forma di solidarietà, ma si tratta essenzialmente di accordi economici redditizi per L’Avana”, afferma Eduardo Gamarra, che tuttavia mette in dubbio l’accusa di traffico di esseri umani avanzata da Washington. “Gli Stati Uniti hanno soppresso l’Agenzia per lo sviluppo internazionale (Usaid) e ora i medici cubani stanno tornando a casa: questo avrà un impatto molto duro sui più poveri”, conclude. ◆ gim

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