La storia dei rapporti tra Iran e Stati Uniti è segnata da conflitti e occasioni mancate di ravvicinamento. Nel 1953 Stati Uniti e Regno Unito organizzarono un colpo di stato per deporre il primo ministro iraniano democraticamente eletto Mohammad Mossadeq, che voleva nazionalizzare il settore petrolifero. Al suo posto fu rafforzato il potere dello scià Mohammad Reza Pahlavi, vicino all’occidente ma impopolare per la corruzione del suo governo e la repressione del dissenso.
Il malcontento esplose nel 1979 con la rivoluzione islamica: lo scià fu cacciato e l’ayatollah Khomeini prese il potere, trasformando l’Iran da alleato degli Stati Uniti in nemico dichiarato. Lo stesso anno gli studenti iraniani assaltarono l’ambasciata statunitense a Teheran, prendendo in ostaggio 52 persone che rimasero prigioniere per 444 giorni. Le relazioni diplomatiche tra i due paesi furono interrotte.
Negli anni seguenti le tensioni si moltiplicarono: la guerra tra Iran e Iraq negli anni ottanta, combattuta con il sostegno statunitense a Baghdad; lo scandalo Iran-Contra sulla vendita segreta di armi statunitensi a Teheran; l’aereo civile iraniano abbattuto per errore da una nave da guerra statunitense nel 1988, con 290 morti.
Sul fronte nucleare, anni di sanzioni e negoziati hanno portato nel 2015 a un accordo internazionale per limitare il programma iraniano di arricchimento dell’uranio in cambio di una riduzione delle sanzioni. Donald Trump lo ha cancellato nel 2018 durante la sua prima presidenza. Nel 2020 un drone statunitense ha ucciso a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani.
Nel frattempo l’Iran ha allargato la sua influenza nella regione, sostenendo Hezbollah in Libano, Assad in Siria, Hamas in Palestina e i miliziani huthi in Yemen.
Le proteste del 2022 e del 2025, represse con la forza da Teheran, hanno mostrato la fragilità interna del regime. Nel giugno 2025 Israele e poi gli Stati Uniti hanno colpito importanti siti nucleari iraniani nella cosiddetta guerra dei dodici giorni, aprendo una fase di negoziati che non è riuscita a fermare la guerra di queste settimane.
Ecco una cronologia più approfondita degli eventi. Le fonti sono Al Jazeera, The Conversation e Bloomberg. Gli avvenimenti di attualità sono ricostruiti seguendo le agenzie di stampa France-Presse e Reuters, la Bbc e Al Jazeera.
1953
Stati Uniti e Regno Unito sostengono il colpo di stato per accentrare i poteri dello scià dell’Iran Mohammad Reza Pahlavi, vicino all’occidente, e deporre il primo ministro democraticamente eletto Mohammad Mossadeq, che voleva nazionalizzare l’industria petrolifera.
1958
L’Iran entra a far parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).
1968
Teheran firma il Trattato di non proliferazione nucleare insieme ad altri 51 paesi.
1979
Durante venticinque anni di relativa stabilità nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran, cresce il malcontento della popolazione iraniana nei confronti del regime, che reprime il dissenso ed è considerato responsabile della corruzione dilagante e delle disuguaglianze economiche. Il movimento di protesta culmina con la rivoluzione islamica.
A gennaio lo scià lascia il paese, ufficialmente per ricevere cure mediche. Due settimane dopo l’ayatollah Ruhollah Khomeini, considerato il leader simbolico della rivoluzione, torna dalla Francia dove viveva in esilio da quattordici anni. In seguito a un referendum ad aprile è dichiarata la nascita della Repubblica islamica dell’Iran, che da monarchia filo-occidentale diventa una teocrazia anti-occidentale.
A ottobre il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter consente allo scià l’ingresso nel paese per un trattamento avanzato contro il cancro. La decisione provoca l’indignazione di un gruppo di universitari iraniani che il 4 novembre assalta l’ambasciata statunitense a Teheran, prendendo in ostaggio 52 persone. Saranno rilasciati dopo 444 giorni.
A dicembre è approvata una nuova costituzione che dichiara Khomeini leader supremo.
1980
Ad aprile gli Stati Uniti tentano una missione per salvare gli ostaggi, che però fallisce e provoca la morte di otto militari statunitensi. Carter interrompe le relazioni diplomatiche con l’Iran (che non sono più ristabilite). Lo scià muore in Egitto a luglio.
A settembre l’Iraq invade l’Iran. Il pretesto è una disputa sui confini, ma la vera motivazione è l’ambizione di Saddam Hussein di essere il leader indiscusso della regione. Per le autorità della Repubblica islamica appena insediate è l’occasione per consolidare il loro potere e per affermarsi agli occhi degli iraniani e sulla scena mondiale. C’è anche un elemento confessionale: l’Iraq è un paese a maggioranza sciita guidato dai sunniti; in Iran le nuove autorità sciite sperano di esportare la loro ideologia nel resto del Medio Oriente. Khomeini lancia una enorme campagna di propaganda legata alla guerra, mobilitando intere frange della popolazione, soprattutto i più poveri. Gli Stati Uniti si schierano con l’Iraq.
1981
Il 19 gennaio gli ostaggi dell’ambasciata statunitense sono rilasciati.
Ad agosto il presidente Mohammad-Ali Rajai e il primo ministro Mohammad Javad Bahonar sono uccisi in un attentato a Teheran di cui è accusato il gruppo di sinistra Mojahedin-e khalq (mujahidin del popolo iraniano, Mek).
1982
A giugno Israele invade il Libano. L’Iran comincia a finanziare quello che diventerà il movimento di resistenza armata libanese, Hezbollah.
1984
Gli Stati Uniti aggiungono l’Iran alla lista dei paesi che sostengono il terrorismo – una designazione in vigore ancora oggi – e impongono sanzioni al paese, compreso un embargo sulla vendita di armi.
1985
Scoppia uno scandalo quando si scopre che il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan forniva segretamente armi all’Iran sperando che in cambio Teheran potesse contribuire a liberare alcuni statunitensi tenuti in ostaggio da miliziani di Hezbollah in Libano. I proventi finanziavano illegalmente i Contras, i gruppi armati controrivoluzionari attivi in Nicaragua.
1988
Il 3 luglio una nave da guerra statunitense abbatte per errore un aereo civile iraniano nel Golfo, uccidendo tutte le 290 persone a bordo.
Ad agosto entra in vigore un cessate il fuoco tra Iran e Iraq mediato dalle Nazioni Unite. La guerra finisce senza un vincitore, ma lascia ferite aperte in entrambi i paesi e un numero di vittime incerto: si stimano almeno un milione di morti, di cui più della metà iraniani.
1989
Il 3 giugno muore il leader supremo Ruhollah Khomeini. Il giorno dopo l’assemblea degli esperti sceglie come suo successore l’ayatollah Ali Khamenei.
1990
A giugno l’Iran è colpito da un fortissimo terremoto che provoca circa 40mila morti.
1995
Gli Stati Uniti impongono altre sanzioni e gli ordini esecutivi del presidente Bill Clinton vietano alle aziende statunitensi di fare affari con l’Iran.
2002
Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 il presidente degli Stati Uniti George W. Bush afferma che l’Iran fa parte di un “asse del male” insieme all’Iraq e alla Corea del Nord e accusa questi paesi di sostenere il terrorismo.
2003
A marzo gli Stati Uniti invadono l’Iraq. Teheran comincia a finanziare e sostenere milizie e gruppi politici sciiti sul campo.
A ottobre l’Iran conclude un accordo con Regno Unito, Francia e Germania per sospendere l’arricchimento dell’uranio e accettare ispezioni rafforzate dell’Aiea. Gli Stati Uniti si rifiutano di partecipare.
2006
A febbraio l’Iran annuncia la ripresa dell’arricchimento dell’uranio dopo che l’anno prima era stato eletto il presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, strenuo difensore del programma nucleare e favorevole a “cancellare Israele dalla mappa”. Regno Unito, Francia e Germania si ritirano dai negoziati.
A giugno a questi tre paesi si aggiungono Stati Uniti, Russia e Cina per formare un gruppo di potenze mondiali e unire gli sforzi diplomatici per convincere l’Iran a frenare il suo programma nucleare.
A dicembre le Nazioni Unite impongono una prima serie di sanzioni all’Iran, vietando la vendita di tecnologia nucleare sensibile.
2009
Alle contestate elezioni di giugno Ahmadinejad è rieletto, innescando una serie di proteste, chiamate movimento verde, e la repressione del governo.
2011
A marzo il regime del presidente Bashar al Assad in Siria, alleato dell’Iran, lancia la brutale repressione della rivolta popolare scoppiata sulla scia delle primavere arabe. I Guardiani della rivoluzione inviano milizie iraniane e straniere a sostegno di Assad.
2013
Ad agosto diventa presidente il moderato Hassan Rohani, ex negoziatore sul nucleare. Dichiara che l’Iran è pronto per affrontare colloqui seri e a settembre va a New York per l’assemblea generale dell’Onu e parla al telefono con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Cominciano subito dei colloqui tra l’Iran e le sei potenze mondiali.
2015
A marzo i leader mondiali s’incontrano a Losanna, in Svizzera, per finalizzare l’intesa.
Ad aprile annunciano un accordo quadro per limitare il programma nucleare di Teheran in cambio della cancellazione di alcune sanzioni, impegnandosi a raggiungere un accordo definitivo entro la fine di giugno. Dopo una serie di rinvii e al termine di 17 giorni di trattative quasi ininterrotte a Vienna, i diplomatici annunciano di aver raggiunto l’accordo, siglato il 14 luglio e condannato da Israele.
2017
Subito dopo essersi insediato alla presidenza degli Stati Uniti, a febbraio Donald Trump vieta l’ingresso ai cittadini iraniani e di altri paesi musulmani.
2018
A maggio Trump si ritira unilateralmente dall’accordo sul nucleare e impone di nuovo le sanzioni. Teheran ribadisce il suo impegno a rispettarne i termini. Trump afferma che organizzerà nuovi colloqui per raggiungere un accordo migliore, in grado di fermare lo sviluppo del programma missilistico iraniano e il sostegno del paese a diverse milizie nella regione. Ma i colloqui non si concretizzano.
2019
Ad aprile Trump designa i Guardiani della rivoluzione dell’Iran come organizzazione terroristica.
A maggio l’Iran annuncia che comincerà a ritirarsi dall’accordo sul nucleare.
A novembre il peggioramento delle condizioni economiche in Iran innesca una serie di proteste represse con violenza.
2020
Il 3 gennaio un drone statunitense uccide a Baghdad il generale Qassem Soleimani, capo dell’unità speciale Al Quds dei Guardiani della rivoluzione. In risposta l’Iran lancia missili contro basi militari che ospitano soldati statunitensi e iracheni in Iraq. Teheran abbatte per errore un aereo civile ucraino, uccidendo 176 persone a bordo.
2021
Dopo l’insediamento del nuovo presidente Joe Biden, Stati Uniti e Iran cominciano negoziati indiretti a Vienna su come ripristinare l’accordo nucleare.
A giugno è eletto presidente il conservatore Ebrahim Raisi. I colloqui con gli Stati Uniti si fermano.
2022
A settembre scoppiano le proteste contro il regime iraniano dopo la morte di Mahsa Jina Amini. Durano mesi e sono represse nel sangue.
2023
A marzo Iran e Arabia Saudita riprendono le relazioni diplomatiche con la mediazione della Cina.
Il 7 ottobre Hamas conduce gli attentati in Israele, che lancia la sua guerra nella Striscia di Gaza. L’Iran, che ha armato il movimento estremista palestinese, gli offre sostegno. A novembre cominciano gli attacchi dei miliziani huthi dello Yemen, vicini a Teheran, contro le navi nel mar Rosso in solidarietà con i palestinesi.
2024
Un raid attribuito a Israele colpisce ad aprile la sezione consolare dell’ambasciata iraniana nella capitale siriana Damasco, uccidendo undici persone, tra cui sette Guardiani della rivoluzione. Teheran risponde con un attacco senza precedenti contro Israele, che intercetta la maggior parte dei razzi.
A maggio il presidente Raisi muore in un incidente in elicottero.
A luglio vince le elezioni il riformista Masoud Pezeshkian.
2025
A gennaio Trump torna alla Casa Bianca e riprende la politica di “massima pressione” sull’Iran.
A marzo propone all’ayatollah Ali Khamenei di riavviare i negoziati per un accordo sul nucleare.
Ad aprile cominciano i colloqui indiretti in Oman. Nei mesi successivi si svolgono altri incontri e l’ultimo è fissato per il 15 giugno.
Il 13 giugno Israele attacca l’Iran, che risponde lanciando missili balistici e droni. Il 22 giugno gli Stati Uniti colpiscono importanti siti nucleari in Iran. Il giorno dopo Trump annuncia il cessate il fuoco. Nella guerra dei dodici giorni muoiono 935 iraniani e 28 israeliani.
Il 2 luglio l’Iran sospende la sua cooperazione con l’Aiea.
Il 29 settembre l’Unione europea conferma di aver ripristinato le sanzioni contro l’Iran, come stabilito due giorni prima dalle Nazioni Unite, in seguito alle divergenze tra paesi occidentali e Teheran sul programma nucleare iraniano.
Il 1 novembre l’Oman invita Stati Uniti e Iran a tornare al tavolo dei negoziati.
Il 28 dicembre in Iran scoppia una protesta a causa dell’inflazione insostenibile e della crisi economica.
2026
8 gennaio Il regime lancia una durissima repressione e blocca internet. Le vittime sono migliaia.
13 gennaio Trump esorta gli iraniani a continuare la protesta, affermando che l’aiuto è “in arrivo” e che gli Stati Uniti potrebbero intervenire militarmente contro l’Iran. La presenza militare statunitense nella regione è rafforzata.
6 febbraio A Mascat cominciano i negoziati indiretti sul nucleare tra Stati Uniti e Iran, con la mediazione dell’Oman. L’obiettivo dell’accordo è limitare il programma nucleare di Teheran.
17 febbraio Comincia a Ginevra un secondo ciclo di negoziati tra l’Iran e gli Stati Uniti, il cui obiettivo è evitare un intervento militare statunitense, più volte minacciato da Trump. Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi afferma che Iran e Stati Uniti hanno raggiunto un’intesa sulle linee guida di un possibile accordo, ma il vicepresidente statunitense JD Vance riferisce di forti divergenze sulle “linee rosse” di Washington. Le posizioni di partenza tra i due paesi restano molto distanti. L’Iran vuole discutere solo del nucleare e delle sanzioni occidentali. Gli Stati Uniti, come Israele, pretendono anche la sospensione del programma iraniano di missili balistici e la fine del sostegno a vari gruppi armati della regione.
19 febbraio Trump lancia all’Iran un ultimatum di “10-15 giorni” per concludere un accordo ed evitare un attacco militare statunitense.
22 febbraio L’Oman conferma un nuovo round di negoziati previsto a Ginevra e descrive sviluppi “positivi” ammettendo però che restano differenze significative.
24 febbraio Durante il suo discorso sullo stato dell’unione, Trump accusa l’Iran di voler costruire missili “in grado di colpire gli Stati Uniti”. Teheran smentisce denunciando “menzogne”.
26 febbraio Si conclude il terzo ciclo di colloqui a Ginevra. L’Oman parla di “progressi significativi” e afferma che le discussioni dovrebbero proseguire la settimana seguente a Vienna. L’Iran avrebbe acconsentito a ridurre le sue scorte di materiale nucleare al “livello più basso possibile”. Trump afferma di preferire la diplomazia, ma avverte che “tutte le opzioni” restano disponibili se la diplomazia fallisce.
28 febbraio Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran. Un bombardamento uccide almeno 150 bambine in una scuola nel sud del paese. La guida suprema Ali Khamenei muore in un raid. Sono uccisi anche alti funzionari iraniani. La stampa ufficiale iraniana riporta 1.045 vittime civili e militari, sono colpite 153 città e cinquecento località, per un totale di oltre mille attacchi. L’Iran conduce attacchi contro Israele e in Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait e Qatar. Sono prese di mira le basi statunitensi, ma anche infrastrutture civili tra cui alberghi, aeroporti e impianti per la produzione di energia. Gli attacchi proseguono nei giorni seguenti e causano in tutto nove morti nei paesi del Golfo. Le vittime statunitensi sono sei.
1 marzo Un attacco iraniano in Israele causa la morte di nove persone.
2 marzo Israele bombarda il Libano in risposta al lancio di razzi da parte di Hezbollah e avvia un’operazione di terra. Le vittime in Libano sono più di settanta. Un drone iraniano colpisce la base britannica di Akrotiri, a Cipro, causando danni limitati.
3 marzo Due droni iraniani colpiscono l’ambasciata degli Stati Uniti a Riyadh, con effetti contenuti. Bombardamenti israeliani e statunitensi colpiscono l’edificio di Qom che ospita il consiglio degli esperti, l’organismo incaricato di nominare la nuova guida suprema.
4 marzo Teheran rivendica il “controllo totale” dello stretto di Hormuz. Un sottomarino statunitense affonda una nave da guerra iraniana al largo delle coste dello Sri Lanka. Circa 150 persone risultano disperse. Le difese aeree della Nato abbattono un missile iraniano diretto verso lo spazio aereo turco.
Questo testo è tratto dalla newsletter Mediorientale.
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