È successo quello che era previsto: avremo un parlamento ancora più predatorio di quello attuale. Ed è successo un imprevisto: Flávio Bolsonaro è arrivato in testa al primo turno delle presidenziali con più di due milioni di voti di vantaggio su Luiz Inácio Lula da Silva.

Il significato è questo: buona parte dei brasiliani ha votato per una cricca che ha cercato di fare un colpo di stato; che ha tramato per assassinare il presidente eletto, il vicepresidente e il giudice della corte suprema Alexandre de Moraes; e che è sostenuta da chi voleva piazzare una bomba in un aeroporto e occupare le caserme perché non gli piacevano i risultati elettorali.

Buona parte dei brasiliani ha votato per una cricca il cui leader – oggi agli arresti domiciliari, ma con la speranza che il figlio vinca e lo liberi – afferma pubblicamente che il suo eroe è il colonnello Carlos Alberto Brilhante Ustra, il quale durante la dittatura torturava non solo gli oppositori adulti, ma anche i bambini figli di prigionieri politici.

Buona parte dei brasiliani ha votato per una banda che durante la più grave pandemia dai tempi del medioevoha ritardato deliberatamente la somministrazione dei vaccini e boicottato le misure di prevenzione, facendo in modo che all’apice del covid-19 il Brasile, con meno del 3 per cento della popolazione mondiale, avesse il 30 per cento dei morti.

Buona parte dell’elettorato ha votato per una banda che vuole distruggere la più grande foresta tropicale del pianeta, da cui dipende la nostra capacità di contrastare il riscaldamento globale, che provoca già eventi climatici estremi in Brasile e in tutto il mondo. Buona parte dell’elettorato ha votato contro se stessa.

La maggioranza dei brasiliani ha votato per un uomo legato alle milizie di Rio de Janeiro e accusato di corruzione, dalle rachadinhas (l’appropriazione indebita di una parte degli stipendi dei collaboratori) ai milioni del banchiere truffatore Daniel Vorcaro, ex capo del Banco Master. Hanno votato per un uomo che si è detto disponibile a prendere ordini da Donald Trump e dagli Stati Uniti, e il cui fratello Eduardo si è schierato contro il suo stesso paese chiedendo l’imposizione di dazi sui prodotti brasiliani. Hanno votato per un brasiliano senza carattere.

Il risultato non è del tutto sorprendente solo perché nell’era dei social media sappiamo come la pensano i nostri vicini e i nostri colleghi di lavoro, cose che prima restavano confinate tra quattro pareti. Ma è difficile capire come sia possibile votare contro se stessi. E non è del tutto sorprendente perché nel 2018 il Brasile aveva eletto Jair Bolsonaro nonostante fosse dichiaratamente omofobo, transfobico, misogino, razzista e sostenitore della tortura e dell’assassinio degli oppositori.

Un passato mai esistito

Le possibili spiegazioni sono tante, ma sempre incomplete. Mi concentrerò su una in particolare, quella secondo cui l’estrema destra, non avendo un futuro da offrire, propone il ritorno a un passato che non è mai esistito. Si tratta di una menzogna irrealizzabile, come tutto quello che viene concepito da questi estremisti. Di quale passato parlano?

Sicuramente di un passato in cui un genere (quello maschile) e un colore della pelle (quello bianco) dominavano su tutti gli altri, e questo è un fatto reale, ma anche di un passato in cui le donne, i neri e gli indigeni accettavano l’oppressione, e questo non è mai successo.

Non bisogna mai sottovalutare la forza dei privilegi, dai più grandi che favoriscono la minoranza dei miliardari ai più piccoli, come poteva essere quello di un nero, in posizione subordinata sul lavoro, che dava ordini alla moglie e ora non può più farlo. Più le persone si sentono insicure più si aggrappano ai loro piccoli privilegi votando chi gli promette un po’ di potere in più. Le bugie trovano terreno fertile.

Quelle dell’estrema destra sono evidenti, ma per chi si sente mancare il terreno sotto i piedi – a volte letteralmente, come durante le alluvioni – credere a una bugia può sembrare una scelta migliore rispetto ad affrontare una verità difficile. Soprattutto se questa costringe a modificare il proprio stile di vita, l’unica speranza di evitare il collasso climatico e l’estinzione della nostra specie. Poche persone sembrano disposte a rinunciare a qualcosa per contribuire alla sopravvivenza dell’umanità.

La sinistra, che oggi in Brasile si confonde con il centro, poteva rispondere alle bugie solo con la dura verità. Ora la sfida più urgente è mobilitare la popolazione per un futuro di resistenza che favorisca la vita, convincerla a tornare a immaginare e sognare, perché è così che nascono i cambiamenti, anche i più difficili. Finora la sinistra non è riuscita a farlo, e non solo in Brasile.

Lula, che da tempo ha smesso di capire il paese sui cui ha governato per tre mandati, ha venduto promesse che avevano senso nel Brasile di vent’anni fa, totalmente diverso da quello di oggi. I discorsi sulla povertà mobilitavano i genitori e i nonni, ma non fanno presa sui giovani che studiano nelle università (grazie alle politiche pubbliche dei primi mandati di Lula) e neanche sulle famiglie che hanno beneficiato di un’ascesa sociale incentrata sui consumi. Questo è stato uno dei grandi errori del Partito dei lavoratori.

Le nuove generazioni non vogliono essere povere e non vogliono identificarsi con i bisogni collettivi. Vogliono “fare impresa”, un’altra grande illusione venduta con successo dall’estrema destra. Una parte significativa della popolazione brasiliana non vuole l’uguaglianza ma essere più ricca degli altri. È questo che Lula e una parte della sinistra non hanno capito.

Bisogna anche tenere a mente che la vita della maggior parte dei brasiliani non è facile. Flávio Bolsonaro promette un cambiamento, mentre Lula offre continuità.

Ma c’è ancora una possibilità, il secondo turno. Come si fa a convincere una popolazione a sognare e a scegliere la verità in appena ventuno giorni? Bisognerà trovare un modo.

Per il parlamento, invece, non c’è un secondo turno. Il “congresso nemico del popolo” di cui si è tanto parlato è diventato realtà. I brasiliani hanno eletto un congresso che è l’incarnazione della violenza contro la natura, contro le minoranze e contro i diritti.

Come abbiamo già spiegato su Sumaúma, il congresso non ha mai avuto tanto potere dal ritorno della democrazia in Brasile. L’abbiamo visto durante l’attuale presidenza Lula, quando i meccanismi per la protezione dell’ambiente sono stati smantellati (solo uno tra tanti orrori) perché il governo non aveva la maggioranza.

Negli ultimi quattro anni la corte suprema ha bloccato una parte dei provvedimenti incostituzionali del congresso. Ma bersagliata da accuse di corruzione, divisa e demoralizzata, difficilmente potrà fare lo stesso nei prossimi quattro anni. Se Flávio Bolsonaro vincerà il ballottaggio, potrà nominare tre o quattro giudici della corte. Contando i due già in carica (Kassio Nunes Marques e André Mendonça), sei su undici potrebbero essere stati nominati dalla famiglia Bolsonaro. Come se non bastasse, i giudici che cercheranno di difendere la costituzione potranno essere destituiti da un senato in mano all’estrema destra.

Meno resistenza

Abbiamo perso il congresso, ed era previsto, ma non pensavamo che la sconfitta sarebbe stata così catastrofica. A perdere non è stato solo il campo progressista, ma tutti. Il problema è che tanti non l’hanno ancora capito. Prima o poi lo capiranno e a quel punto, probabilmente, dimenticheranno per chi hanno votato, come fanno sempre. Si limiteranno a dire che “tutti i politici fanno schifo”.

Resta la lotta per la presidenza, che sarà la più difficile mai affrontata. Non stiamo parlando di normali elezioni. Nei prossimi ventuno giorni in gioco ci sarà la possibilità che il Brasile rimanga una democrazia e possa votare di nuovo tra quattro anni. Perché se dovessero tornare al potere i Bolsonaro, a partire dal primo giorno ricomincerebbero a minare la democrazia dall’interno, ma con molta più forza rispetto al passato. E stavolta incontrerebbero meno resistenza.

Flávio Bolsonaro è arrivato in testa in otto dei dieci comuni dell’Amazzonia con i maggiori tassi di deforestazione. Se vincerà il ballottaggio, con questo congresso e una corte suprema indebolita, l’Amazzonia arriverà al punto di non ritorno, e di conseguenza anche noi. Sta già accadendo in varie zone del bioma amazzonico. In questo momento, per garantire un futuro ai nostri figli, dovremmo agire con urgenza per ripristinare la foresta. E invece stiamo votando per un uomo che vuole completare la sua trasformazione in pascoli per il bestiame e terreni dedicati alla monocoltura della soia per alimentare polli e maiali in Cina.

Stiamo lottando per la foresta e contro l’estinzione, per un futuro vivibile e per la continuità della democrazia. Alcuni di noi stanno lottando anche per poter continuare a vivere in questo paese, senza essere minacciati o uccisi.

Piangete, se ne avete bisogno. Ma subito dopo rialzatevi e continuate a lottare (e ballate, desiderate e amate, perché è quello che l’estrema destra teme di più).

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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