Il 17 settembre il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha fatto un gesto di apertura verso i cittadini più poveri, che sono anche i suoi elettori più fedeli. Per la prima volta in quattro anni ha aumentato del 15 per cento la somma che quasi venti milioni di brasiliani ricevono ogni mese con la Bolsa família, il programma sociale fiore all’occhiello dei governi del Partito dei lavoratori dal 2003. Le famiglie più povere ricevono aiuto in cambio di impegni concreti da parte loro, in particolare provvedere alla scolarizzazione dei figli e alle vaccinazioni. Il contributo passerà da 600 a 691 real (cioè da 100 a 118 euro circa) e sarà erogato a partire dal 19 ottobre, pochi giorni prima del secondo turno delle elezioni presidenziali previsto per il 25.
“Si tratta di un programma che ha cambiato le vite di milioni di brasiliani”, ha scritto il leader brasiliano sui social media, aggiungendo che la decisione di incrementarlo serve a mitigare l’impatto dell’inflazione, che dal 2023 è cresciuta. Secondo alcuni analisti, oltre a essere una mossa pre-elettorale – gli ultimi sondaggi danno un sostanziale pareggio tra Lula e il candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro – la decisione di aumentare la somma elargita con la Bolsa família è soprattutto un tentativo del governo di distogliere l’attenzione dallo scandalo che ha colpito la corte suprema, e che rischia di danneggiare la corsa di Lula verso il suo quarto mandato.
Da alcuni mesi il tribunale è al centro di uno scandalo di corruzione che continua a espandersi e che coinvolge anche Alexandre de Moraes, il giudice dal pugno di ferro che ha guidato il procedimento contro l’ex presidente Jair Bolsonaro (2019-2022) incriminandolo per tentativo di colpo di stato. La posizione di de Moraes – considerato uno degli uomini più potenti del Brasile e criticato spesso per usare metodi autoritari pur di difendere la democrazia dall’estremismo di destra – è molto delicata.
Alcuni elementi infatti dimostrerebbero il suo coinvolgimento nel caso più ampio del Banco Master, un istituto bancario costretto a chiudere nel novembre 2025 per aver fatto fortuna con metodi poco trasparenti e per traffico di influenze. A capo della banca c’era Daniel Vorcaro, un truffatore che invitava politici a feste sfarzose con prostitute e faceva regali e favori a varie persone della corte suprema, tra cui lo stesso de Moraes.
Collegamenti preoccupanti
L’Economist scrive che “dal crollo della banca, gli investigatori hanno scoperto collegamenti preoccupanti tra de Moraes e Vorcaro. La moglie di de Moraes, che è avvocata, era stata assunta da Vorcaro per rappresentare la banca con un contratto insolitamente vago e costoso. Il 1 settembre la polizia federale ha pubblicato un rapporto che ha rivelato una seconda bozza di contratto con cui si conferiva allo studio legale della moglie di de Moraes il diritto di usare un jet privato e un elicottero di proprietà del banchiere. A quanto pare, il giudice forniva anche consulenza a Vorcaro tramite una funzione di WhatsApp in cui i messaggi scompaiono dopo essere stati letti. La frequenza di questi messaggi è aumentata poco prima che il banchiere fosse arrestato lo scorso novembre mentre cercava di fuggire dal paese, alimentando i timori su quale tipo di consulenza il giudice gli stesse dando. De Moraes nega qualsiasi illecito”.
Secondo il settimanale britannico, è deludente che un giudice della corte abbia legami con il più grande truffatore della storia del Brasile, ma ancora più preoccupante è la reazione di de Moraes. Quando il presidente del tribunale supremo Edson Fachin ha proposto l’adozione di un codice etico che chiedesse ai giudici di rendere conto dei propri guadagni esterni, de Moraes giudice ha deriso l’idea.
Poi il 3 settembre ha chiesto che il suo collega, il giudice André Mendonça, che sta conducendo il caso del Banco Master, fosse perseguito penalmente nell’ambito di un’altra inchiesta, quella sulle fake news. Lo ha accusato di aver abusato della sua autorità pubblicando messaggi tra lui e Vorcaro, e ha affermato che il giudice, nominato da Bolsonaro, fosse motivato da ragioni politiche e agisse in modo deliberatamente selettivo.
Il risultato è che tutte queste tensioni all’interno della magistratura stanno rafforzando gli alleati di Flávio Bolsonaro in parlamento, che da tempo si scagliano contro la corte suprema e chiedono la grazia per l’ex presidente, condannato a 27 anni di carcere per tentato colpo di stato. La vera perdente, conclude l’Economist, rischia di essere la democrazia brasiliana.
Parlando all’assemblea generale dell’Onu a New York il 22 settembre, Lula ha detto senza giri di parole che la democrazia del paese è di nuovo in pericolo e ha messo in guardia dalle ingerenze esterne in America Latina e dalle aspirazioni egemoniche della più grande potenza del mondo, riferendosi agli Stati Uniti. Il leader della sinistra brasiliana ha anche avvertito del rischio di ingerenze alle elezioni del 4 ottobre, che metteranno gli elettori davanti a una scelta netta: “democrazia o negazionismo, un futuro con maggiori opportunità o un passato di esclusione”.
Questo articolo è tratto dalla newsletter Sudamericana.
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