Questo è il terzo articolo della serie “Il turista”, quattro reportage su alcuni dei luoghi simbolo del turismo in Italia.

L’indicazione per il mare arriva già in autostrada. La freccia gialla è ben visibile, e ingigantisce l’aspettativa. Ma il mare non arriva mai. Bisogna proprio andarselo a cercare. E alla fine eccolo: se ne stava nascosto dietro gli alberghi che si inseguono per una decina di chilometri, formando una muraglia nella quale spiccano anche molti grattacieli che fanno del lido di Jesolo una sorta di mare verticale.

Quella muraglia pare l’applicazione alla spiaggia della propensione veneta al lavoro. Si deve far girare ciò che si ha. Altrove c’è il capannone. Qui ci sono gli alberghi. E sono senz’altro loro i veri padroni di questa capitale della vacanza hotel-ombrellone tutto incluso, archetipo della villeggiatura all’italiana, dove però per una parte dell’anno si parla soprattutto tedesco. E allora la prima impressione, quando si arriva, è che non ci sia altro, neanche il mare. Soltanto alberghi e tedeschi. Che sono tantissimi.

Per le strade la loro presenza è molto evidente. Sui tavoli di bar e ristoranti già a metà mattina si inseguono grandi boccali di birra, complice anche un cielo che mostra qualche incertezza. Sono invece insolitamente pochi i telefoni. Si chiacchiera, piuttosto. Si passeggia. E qualcosa vorrà pur dire.

Una signora cerca di farsi tradurre il “Buongiorno un cazzo” che ha appena letto su una maglietta appesa fuori da un negozio. Un paio di ragazzi tentano una spiegazione. La signora sorride, rispondendo alla cortesia tanto diffusa tra i veneti da sembrare un’abitudine scontata. E in fondo nulla sembra davvero turbare l’ordinata serenità di questo luogo, neppure l’allarme su quelli che anche da queste parti chiamano “maranza”. Ma forse è solo l’estate che regala alle cose tinte più accese. Poi comunque esce il sole. E finalmente si può correre in spiaggia.

Di questo allora si vorrebbe raccontare: delle vacanze che qui migliaia di persone ogni anno trascorrono felicemente, dei giochi che in spiaggia spazzano via le tristezze e della spensieratezza alla quale finalmente ci si può abbandonare. Si vorrebbe raccontare dei sorrisi, appunto, e dei corpi esausti messi felicemente in mostra dopo mesi di lavoro. Si vorrebbe insomma dire dell’estate. Ma le migliaia di ombrelloni che riempiono la spiaggia con puntiglio militaresco – addirittura 45mila, scrivono i giornali locali – sono una visione talmente ipnotica da prendersi la scena sopra ogni altra cosa. Salvo, appunto, gli alberghi, dei quali peraltro sono la prosecuzione sul mare.

Una delle strade che portano al mare da via Bafile. Jesolo, giugno 2026 (Alessandro Calvi)

Non a caso, tradizionalmente sono affittati insieme alle camere, con una gestione che qui coltiva una logica industriale dell’economia vacanziera. L’altro capo della filiera sono i parcheggi collocati un po’ ovunque alle spalle degli alberghi. I quali, considerato il numero – sono circa 350 – e la centralità che hanno in ogni aspetto della vita cittadina, restano senz’altro i dominatori assoluti di questa fettuccia di terra stretta tra la laguna di Venezia e il mare Adriatico.

Sfogliando la brochure dell’ufficio del turismo – che ha le dimensioni di un volumetto – a colpire sono soprattutto i nomi: città, animali, parole che evocano località esotiche o che ricordano forse la moglie o forse un fratello, chi lo sa. A leggerli tutti si resta senza fiato, convinti d’aver esaurito ogni riserva di fantasia. Non pervenuti invece i bed & breakfast, fenomeno che nel mondo sta rivoluzionando le abitudini dei turisti, ma non qui. Nel solito depliant ne sono segnalati soltanto cinque.

Tra Dubai e Gabicce

Nel libro Jesolo (Gaspari editore 2021) Giuseppe Artesi ricorda come già nel 1898 il farmacista Ugo Joppi annotasse in un suo testo la presenza di “uno stabilimento balneare che dà prova ogni anno di maggior incremento, perché piantato su una spiaggia che a detta di quanti forestieri la provarono, è migliore di tutti gli altri lidi dell’estuario”.

“Eravamo un territorio agricolo, povero. Il turismo per noi è stata fonte di riscatto”, racconta il sindaco Christofer De Zotti, eletto con Fratelli d’Italia, battendo il candidato appoggiato da Lega e Forza Italia. Negli anni quaranta del novecento le strutture ricettive erano già una ventina. Dieci anni dopo più del doppio. Negli anni settanta gli alberghi avevano superato di molto il numero di cinquecento. Era arrivato il momento di mettere ordine.

“Jesolo”, dice il sindaco, “era cresciuta in modo un po’ disordinato”. “Il cambio di rotta”, ricorda De Zotti, “c’è stato a metà degli anni novanta quando si pensò di riorganizzare la città in altezza”. A occuparsene fu chiamato Kenzo Tange, architetto tra i più noti del novecento. I tanti grattacieli che oggi si susseguono sul lungomare, alcuni dei quali progettati anche da Richard Meier, sono il lascito di quella stagione. “Poi i vari piani casa della regione hanno consentito un nuovo incremento edilizio e un’ulteriore accentuazione del carattere verticale del lido. Ma su questo”, dice il sindaco, “il comune non ha avuto voce in capitolo”.

Ne è venuto fuori un paesaggio a metà tra Dubai e Gabicce, su cui il comune sta nuovamente intervenendo. “Sono stato eletto anche per questo”, afferma De Zotti. “Le grandi verticalità in costruzione sono le ultime”, assicura, poiché in futuro “non si potranno superare i 35 metri d’altezza. E chi costruirà dovrà occuparsi anche di riqualificare ciò che già esiste, come agli accessi al mare”.

La torre, in costruzione, progettata da Richard Meier. Jesolo, giugno 2026 (Alessandro Calvi)

Oggi infatti tutta questa imponente massa edilizia si dispone proprio lungo il mare. E via Bafile, che al mare corre parallela, ne segna il lunghissimo confine. D’estate la sera è chiusa al traffico. Con i suoi quasi dieci chilometri, è rivendicata con un certo vanto come la zona pedonale più lunga d’Europa. Percorrerla tutta può però diventare un’impresa. Non tanto fisica, quanto psicologica.

Ci sono un paio di grandi librerie, belle, ben fornite e aperte tutto l’anno, ma il mare non si vede mai. E dopo un po’ che si va avanti si ha la sensazione che ogni cosa ricominci da capo. Ecco i bar, ecco altri bar, i ristoranti, i negozi per i turisti, gli alberghi con vista sui parcheggi, i bar con vista sui ristoranti, gli alberghi con vista sugli alberghi. E così via, per chilometri. L’impressione è di essere in un posto qualsiasi nel mondo, non necessariamente in Italia. Si cerca allora qualcosa che ce la ricordi: un monumento, una piazza che non sia solo uno spazio commerciale ma anche di relazioni tra le persone.

Tuttavia, neppure piazza Mazzini, la piazza principale, risarcisce questa mancanza. Al centro, tra la grande insegna di un disco-topless-bar montata in cima a un grattacielo e un grande hotel di lusso che la fronteggia, sta una giostrina. Fa il possibile per restituire al paesaggio una dimensione meno alienante. Ma è troppo sola, e sembra assediata da un’immensa nostalgia.

È allora che proprio non si può più evitare la domanda delle domande sul senso profondo che hanno tutto questo cemento e le luci che di notte l’accendono con tale entusiasmo da renderlo a tratti un paesaggio lisergico. E ci si chiede cosa vengano a cercare le migliaia di persone che felicemente arrivano e che felicemente torneranno ogni estate: se è il mare che cercano, o se invece è altro. Se quella di Jesolo sia insomma una villeggiatura o una questione esistenziale.

Lio Piccolo, giugno 2026 (Alessandro Calvi)

“Jesolo è polarizzante”, taglia corto il sindaco, “ha un’offerta molto chiara, e il 60 per cento circa delle persone che trascorrono qui la villeggiatura è fatta da stranieri che cercano proprio questo tipo di vacanza. Chi la ama la ama, chi invece ha un’idea diversa di vacanza semplicemente non viene”.

I numeri – 5,6 milioni di presenze e 1,3 milioni di arrivi ogni anno – danno ragione al sindaco, che gongola: “Siamo la terza spiaggia in Italia per presenze e al secondo posto per gli arrivi”. E aggiunge: “La ricchezza generata dal turismo è trasformata in servizi e permette a Jesolo di essere un luogo in cui si vive bene. Non a caso siamo in crescita demografica”.

Poco lontano da qui c’è Lio Piccolo, minuscola frazione del comune di Cavallino-Treporti, al confine sud di Jesolo. A differenza di quest’ultima, Lio Piccolo non è sul mare ma sta nel mezzo della laguna veneta. Si raggiunge con una stretta strada che sinuosamente s’incunea nell’acqua per diversi chilometri, diramandosi dalla provinciale che da Jesolo raggiunge la frazione di Punta Sabbioni, dove la terraferma improvvisamente s’interrompe, spalancandosi su mare e laguna.

Proprio di fronte c’è il lido di Venezia, e poi la stessa Venezia, che da qui è raggiungibile in vaporetto. E molte imbarcazioni turistiche da e per Venezia sono ormeggiate proprio da queste parti, come i due galeoni dei pirati che, quando accompagnano i turisti, si vedono spesso nei pressi dei giardini della Biennale.

Ciascuno di questi luoghi costituisce uno spazio liminale sospeso tra le due grandi aree turistiche rappresentate da Venezia e Jesolo. E tuttavia qui ogni cosa conserva una propria misura. Qui si avverte di nuovo la presenza della laguna. E quando infine si arriva a Lio Piccolo le cose del mondo paiono diradarsi definitivamente per riconquistare una certa compostezza.

Ecco, allora, che sembra davvero il posto ideale per tornare a chiedersi il senso di tutto quel cemento. Ma la risposta continua a sfuggire come un’illusione che si infrange sulla realtà. E la realtà è che nel territorio di Cavallino-Treporti la massa edilizia a servizio del turismo di Jesolo è semplicemente sostituita da una altrettanto massiccia presenza di campeggi, solo più discreta.

La stessa sindaca di centrodestra Roberta Nesto, pur chiedendo strumenti per gestire meglio i flussi turistici, ha tolto ogni dubbio sulla direzione di marcia: “A volte sembra non esserci la consapevolezza che il turismo balneare è uno degli elementi trainanti del pil”. Invitando poi tutti “a guardare i numeri”.

Allora eccoli i numeri, d’altra parte sono la prima cosa che si legge quando si apre il sito del comune: “Cavallino-Treporti, per le sue peculiarità, è la prima spiaggia del Veneto, prima d’Italia e quinta località turistica per presenze”. Pare quasi un derby con Jesolo. Ma intanto Lio Piccolo nel fine settimana deve trasformarsi in una zona a traffico limitato per frenare almeno un po’ l’enorme pressione che si scarica anche su aree fragili come questa. L’industria pesante del turismo balneare non fa prigionieri. E forse in nome del pil ha smesso anche di farsi domande.

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