L’11 agosto un tribunale siriano ha condannato a morte l’ex presidente Bashar al Assad al termine di un processo in contumacia, riconoscendolo colpevole di diversi crimini commessi durante i quasi 14 anni di guerra civile nel paese.
“È la persona che ha ordinato alle istituzioni statali di commettere questi crimini”, ha affermato il giudice leggendo la sentenza. Il tribunale l’ha riconosciuto colpevole di “omicidio premeditato e intenzionale di più persone e di minori, tortura, detenzione arbitraria e crimini contro l’umanità”. Dopo la sentenza ci sono stati festeggiamenti in tutta la Siria, in particolare nelle aree considerate delle roccaforti dei ribelli siriani e dell’attuale governo di transizione del paese. Fuori dall’aula del tribunale di Damasco una folla si è radunata per aspettare il verdetto, mostrando le foto delle vittime della repressione del regime o delle persone scomparse.
Si tratta della prima sentenza di questo tipo emessa sotto la guida del governo di transizione, che ha deposto Assad nel dicembre 2024, promettendo giustizia per i crimini commessi durante il suo regime. Anche per questo il processo ha un importante valore simbolico ed è considerato un banco di prova per il governo della nuova Siria.
Assad ha assunto la presidenza della Siria nel 2000 dopo la morte del padre Hafez, che aveva preso il potere nel 1970. Alla fine del 2024 è riuscito a fuggire in Russia mentre i ribelli prendevano il controllo di Damasco. La Russia ha concesso la protezione umanitaria alla famiglia dell’ex dittatore, rifiutando qualsiasi richiesta di estradizione.
Ad aprile la Siria aveva avviato il procedimento giudiziario contro Assad e alcuni alti funzionari del regime accusati in contumacia di atrocità commesse durante la guerra civile, scoppiata in seguito alla brutale repressione delle proteste cominciate nel 2011. In quattordici anni oltre mezzo milione di persone è stato ucciso e migliaia di persone sono state costrette ad andarsene dal paese. Molte sono scomparse e molte sono finite nel brutale sistema carcerario del paese.
La stessa corte ha condannato a morte in contumacia sei ex ufficiali militari e della sicurezza, tra cui il fratello di Assad, Maher, che comandava la quarta divisione d’élite dell’esercito ed è fuggito dal paese. Tra i condannati ci sono anche l’ex ministro della difesa Fahd al Freij e Louay al Ali, che nel 2011 era a capo dell’intelligence militare nella provincia di Daraa, nel sudest del paese. Il tribunale ha condannato gli alti funzionari per crimini di guerra e contro l’umanità. Alcuni si trovano in esilio in Libano, che potrebbe concedere l’estradizione ad alcuni di loro.
L’unico a essere presente durante il processo è stato l’ex funzionario della sicurezza Atef Najib, condannato a morte per crimini contro l’umanità commessi quando era a capo della sicurezza nella provincia di Daraa, una città storica considerata la culla delle proteste contro il regime del 2011. Mentre il giudice leggeva la sentenza Najib si trovava all’interno di una cella nell’aula di tribunale con indosso l’uniforme carceraria. L’ex funzionario della sicurezza, cugino di Assad, era inizialmente fuggito, poi è tornato nel paese ed è stato arrestato nel gennaio del 2025. È stato condannato per l’uccisione di minori di 15 anni e “tortura con conseguente morte”. Le azioni che gli sono attribuite sono “crimini contro l’umanità”, ha affermato il tribunale infliggendogli la pena di morte.
La rivoluzione siriana è cominciata a Daraa nel marzo 2011 dopo l’arresto di quindici studenti accusati di aver scritto slogan antigovernativi sui muri della città. I ragazzi sono stati torturati e questo ha scatenato proteste degli abitanti della città che ne chiedevano il rilascio, ma le forze di sicurezza hanno represso le manifestazioni con la forza e hanno sparato proiettili per disperdere i cortei in diverse zone della città.
Najib è stato destituito dopo l’operazione e spostato in un’altra zona della Siria, mentre le proteste si diffondevano in altre province. Il giudice ha affermato che Najib ha negato le accuse a suo carico e non ha mostrato “alcun rimorso”.
Sebbene il nuovo governo, guidato dal presidente Ahmad al Shara, dia priorità all’apertura diplomatica della Siria, il processo legislativo su come affrontare i crimini del passato non è ancora stato affrontato fino in fondo.
“Questo processo può servire da banco di prova per ciò che verrà dopo e portare alla luce una sorta di verità storica”, avverte su Le Monde Nadim Houry, responsabile di Human rights watch per la Siria. Ma una delle sfide per il sistema giudiziario è quella di riuscire ad analizzare i meccanismi della repressione del regime baathista senza limitarsi alle responsabilità dei singoli funzionari.
Alcune figure dell’era Assad, infatti, sono state reintegrate nella “nuova Siria”, come Fadi Saqr, un ex leader di una milizia sospettato di essere coinvolto nel massacro nel quartiere di Tadamon a Damasco. “La giustizia di transizione non può avere successo se è selettiva”, conclude l’esperta.
Per una strana coincidenza, il tribunale siriano ha emesso otto condanne a morte lo stesso giorno in cui il vicino Libano è diventato il primo paese dell’area ad abolire formalmente la pena capitale. Anche se la pena di morte rimane in vigore per casi limitati, con decine di persone ancora tecnicamente nel braccio della morte, il Libano non esegue alcuna condanna a morte dal 2004.
La Siria, che sta privilegiando la ricostruzione del paese e la ricerca di sostegno internazionale, non ha ancora approvato una riforma della giustizia di transizione per affrontare i crimini commessi durante la guerra, sebbene una bozza di queste norme sia in fase di esame.
“Le otto condanne a morte arrivano due giorni dopo un’altra decisione che mostra il cambiamento nei rapporti tra Damasco e Mosca, il cui ingresso in guerra nel 2015 al fianco di Assad si è rivelato decisivo”, spiega El País. Il 9 agosto il ministero degli esteri di Damasco ha annunciato un accordo con Mosca su una questione rimasta in sospeso dalla caduta del regime: il futuro della base aerea di Hmeimim e della base navale di Tartus, posizioni strategiche per la Russia nel Mediterraneo orientale. L’accordo pone fine al loro uso come avamposti militari di Mosca. Entro un massimo di tre mesi diventeranno “centri di addestramento congiunti in base a nuovi accordi che tutelino gli interessi di entrambe le parti”, secondo la dichiarazione del ministero degli esteri siriano.
“Assad e altri alti funzionari del regime sono stati oggetto di procedimenti giudiziari anche fuori dalla Siria”, ricorda Euronews. Un tribunale tedesco ha condannato l’ex ufficiale dell’intelligence siriana Anwar Raslan per crimini contro l’umanità nel gennaio 2022 per aver ordinato torture e omicidi in un centro di detenzione a Damasco. È stata la prima condanna per i crimini commessi dal regime di Assad.
Un tribunale di Parigi ha condannato in contumacia all’ergastolo tre alti funzionari dell’intelligence siriana nel maggio 2024 per la tortura e l’uccisione di un padre e di suo figlio a Damasco nel 2013. La Francia ha inoltre emesso un mandato di arresto nei confronti di Assad nel 2023 per gli attacchi con armi chimiche, e un secondo mandato nel 2025 per l’uccisione di un cittadino franco-siriano a Daraa nel 2017.
La Corte penale internazionale (Icc) non ha potuto incriminare Assad perché la Siria non ha firmato lo Statuto di Roma e il Consiglio di sicurezza dell’Onu non ha mai deferito il caso alla corte, nonostante la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulla Siria del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite abbia documentato crimini di guerra e crimini contro l’umanità compiuti dal regime.
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