Ci sono diversi motivi per celebrare la fine dell’estate: il caldo torrido, gli incendi devastanti, tutto quel parlare di _Temptation Island _da parte di persone che ritenevi amiche. Ma la fine dell’estate è piacevole anche perché finalmente chiudiamo le finestre e diminuisce un po’ il rumore notturno. Gli schiamazzi, il traffico, il ronzio molesto dell’ennesima zanzara: tutto quello che rende impossibile dormire in pace in città.

Anche se un buon sonno notturno non deve per forza durare otto ore e svegliarsi di tanto in tanto è del tutto normale, essere svegliati da rumori improvvisi è molto fastidioso.

Fin dall’antichità gli esseri umani hanno sempre cercato dei modi per eliminare il rumore. Ulisse mise della cera d’api nelle orecchie del suo equipaggio, affinché gli uomini non sentissero il canto delle tentatrici e sanguinarie sirene; i romani e gli abitanti del villaggio di Asterix tentavano di proteggersi con il prezzemolo dall’atroce canto del bardo Assurancetourix.

È stato solo all’inizio del ventesimo secolo, però, che è nata una vera e propria industria dei tappi per le orecchie. Era la risposta commerciale a una nuova esigenza, quella del silenzio notturno, diventato sempre più raro a partire dall’ottocento a causa dell’industrializzazione.

Nel 1904 il poeta olandese Carel Steven Adama van Scheltema, in una lettera al matematico Bertus Brouwer, scrisse di aver letto sul giornale che “si può far diventare sorde le proprie orecchie con delle palline di cera gialla fusa”. Il poeta racconta di aver sciolto da solo la cera, usando una tazza di acqua bollente.

Nel 1907 il farmacista tedesco Maximilian Negwer fondò una fabbrica di tappi per le orecchie alla quale diede il nome di Ohropax. Ohr significa orecchio, pax è pace in latino. Anche il celebre scrittore francese Marcel Proust (1871-1922) provava un vero e proprio odio verso i rumori e fece rivestire in sughero le pareti della sua camera da letto parigina affacciata su boulevard Haussmann, dove scrisse il suo Alla ricerca del tempo perduto di notte, a letto. Le fotografie e i frammenti video danno un’idea dell’intensità del traffico ai tempi in cui Proust viveva lì, scrive la ricercatrice Ieme van der Poel nel libro De tijdmachine van Marcel Proust (La macchina del tempo di Marcel Proust): c’erano venditori ambulanti con i loro carretti, carrozze trainate da cavalli, oltre a “una bella quantità di automobili” e tutti gridavano, sbattevano, suonavano e strombazzavano senza sosta.

Su consiglio di un’amica, Proust si infilò nelle orecchie anche dei tappi per le orecchie Boules quies, la risposta francese agli Ohropax tedeschi (quies vuol dire quiete in latino), solo che poi non riusciva più a tirarli fuori.

Entrambe le marche esistono tuttora. Però i tappi per le orecchie non bloccano il rumore, come sa chiunque abbia tentato di dormire accanto a qualcuno che russa come un dannato. Al massimo ne riducono l’intensità.

Un falso aiuto

Una ricerca dell’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) ha dimostrato che quando l’inquinamento acustico disturba il sonno non è solo il livello del suono a incidere, ma anche le sue caratteristiche. Come spiega lo studioso del sonno Merijn van de Laar, “i cambiamenti improvvisi hanno una maggiore probabilità di provocare un risveglio rispetto a un suono costante”.

Questo non significa che ci si debba rifugiare nel popolare rumore bianco, un insieme confuso di suoni composto da tutte le frequenze udibili da un orecchio umano; o nei suoni della natura riprodotti dalle app, tanto decantati per il loro effetto rilassante.

“Sto preparando uno spettacolo teatrale sul sonno in cui, tra le altre cose, metto in guardia le persone sui rischi del rumore bianco”, racconta Van de Laar. “Le prove per cui questo suono dovrebbe migliorare il sonno non sono così convincenti come si dice. O almeno, secondo noi studiosi, non lo sono abbastanza da consigliarlo per dormire meglio. E non è nemmeno del tutto innocuo: come succede con ogni suono continuo, un’esposizione prolungata al rumore bianco a un volume troppo alto può mettere a dura prova l’udito”.

Probabilmente, anche nelle caverne dove si dormiva tutti insieme c’era sempre qualcuno che russava e qualche zanzara che ronzava. Van de Laar, autore del libro Slapen als een oermens (Dormi come un uomo delle caverne, 2025) spiega che “non si sa molto dei suoni nella preistoria, ma probabilmente nelle città moderne siamo esposti più spesso a rumori ambientali meccanici e di lunga durata”.

E le zanzare? “Alcuni ritrovamenti archeologici fanno pensare che i nostri antenati usassero delle piante come repellente”.

**Proteggere la fase rem **

Per dormire bene non è necessario che regni un silenzio assoluto, afferma Van de Laar. “Durante il sonno il cervello continua a elaborare i suoni. I cosiddetti complessi K e i fusi del sonno, visibili su un elettroencefalogramma, riflettono un tipo di attività cerebrale che sembra contribuire a stabilizzarlo, in modo da non svegliarsi con qualsiasi suono”.

Il livello di rumore che una persona può sopportare dipende anche dalla fase del sonno. “All’inizio della notte è relativamente più pesante, e le persone mediamente ci mettono di più a svegliarsi da un sonno pesante che da uno leggero”.

Nella fase rem la sensibilità varia molto. Soprattutto possono disturbarci i suoni forti, imprevedibili e di cui si comprende il significato, secondo Van de Laar: un bambino che scoppia a piangere, il rumore del traffico, delle urla per strada.

“Anche un partner che russa forte è un problema, ma lo si può risolvere dormendo separati. Contro gli altri rumori, purtroppo, non c’è molto da fare se non tentare di attutirli”. Con i soliti, vecchi tappi? “Sì. Anche in questo ambito viene inventato di tutto, ma non ci sono molte ricerche comparative che dimostrino che i tappi moderni o intelligenti proteggono meglio rispetto a dei tappi convenzionali della misura giusta”. In alternativa, ci si può sempre trasferire in campagna. ◆ oa

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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 123. Compra questo numero | Abbonati