Per la seconda volta quest’anno i politici europei si stanno preparando ad allentare le misure per contenere il covid-19. L’obiettivo è “salvare il Natale” e consentire le riunioni familiari a cinquecento milioni di persone in tutto il continente. Solo che questa volta evitano di chiamarle riaperture. Le restrizioni introdotte a fine ottobre nel continente cominciano a dare risultati: nella maggior parte dei paesi i nuovi contagi stanno diminuendo. Questo fatto ha incoraggiato i commercianti a chiedere che i negozi considerati non essenziali possano riaprire a dicembre, il mese più redditizio dell’anno. Nel Regno Unito, in Francia e in Irlanda le restrizioni sono state riviste. Ma a differenza di quest’estate, i governi non le hanno cancellate del tutto. La prima ondata ha insegnato ai paesi dell’Unione il costo di una revoca “troppo affrettata” del distanziamento sociale, ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Questa volta le aspettative dei cittadini devono essere gestite meglio”, ha spiegato, aggiungendo che la commissione definirà un “metodo graduale e coordinato” così da scongiurare il “rischio di un’altra ondata”. I ministri francesi hanno evitato di usare il termine déconfinement, o riapertura, per il loro piano in tre fasi. I negozi non essenziali hanno riaperto con rigorosi protocolli sanitari il 28 novembre. Poi, se la situazione sanitaria continuerà a migliorare, ci saranno aperture graduali il 15 dicembre e in seguito dal 20 gennaio, solo se l’evoluzione dei contagi e dei ricoveri lo permetterà. Lo ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron in un discorso alla nazione il 24 novembre.
Anche il primo ministro britannico Boris Johnson ha illustrato il suo piano per i giorni successivi al 2 dicembre, termine del lockdown più stretto. Il paese è stato diviso in tre livelli di restrizioni, tiers in inglese, a seconda del numero dei contagi. I test a tappeto svolgeranno un ruolo importante per evitare una recrudescenza della pandemia. Un membro del comitato di consulenza scientifica del governo britannico per le emergenze ha dichiarato che, sulla base dei modelli matematici, un ritorno a contatti sociali completamente incontrollati durante le feste porterebbe il valore Rt – che misura il numero medio di infezioni prodotte da una persona infetta – dall’attuale 1 a un livello tra 2 e 3. Questo significherebbe un aumento esponenziale dei contagi. Il premier italiano Giuseppe Conte ha raccomandato di limitare il numero di persone che si riuniscono in famiglia. La sottosegretaria alla salute Sandra Zampa ha suggerito che dovrebbero incontrarsi solo i “familiari di primo grado”.
Cautela
In Germania, che si è distinta per aver risposto con prontezza alla prima ondata, i casi di covid-19 rimangono relativamente alti nonostante il lockdown leggero imposto all’inizio di novembre. Il presidente della Baviera, Markus Söder, intervistato dal quotidiano Bild am Sonntag ipotizzava a novembre di estendere le restrizioni ancora per due o tre settimane: “Per poter passare un bel Natale, dobbiamo prolungare il blocco e perfino rafforzarlo”. Anche se la chiusura ha portato a una stabilizzazione dei nuovi contagi, i reparti di terapia intensiva tedeschi si stanno riempiendo e il numero di decessi per covid-19 sta aumentando. I festeggiamenti insomma dovranno essere drasticamente ridimensionati. Söder ha vietato il consumo di alcolici e i fuochi d’artificio nei luoghi pubblici per capodanno, e ha sconsigliato di andare in vacanza sulla neve. Il 25 novembre il governo federale ha raggiunto un accordo con i vari land, prolungando il lockdown fino al 20 dicembre. Poi dal 23 al 1 gennaio ci saranno regole meno severe.
“Sappiamo che, se non saremo abbastanza cauti, avremo una terza ondata”, ha detto Martin Blachier, un epidemiologo della Public health expertise, una società di consulenza con sede a Parigi. “Un ritorno della pandemia è inaccettabile, quindi le restrizioni saranno revocate molto lentamente”.
I paesi europei hanno adottato strategie diverse in tempi diversi e non sono stati toccati dal nuovo coronavirus allo stesso modo: in Lussemburgo, il più colpito del continente, il tasso di contagio è attualmente 22 volte quello della Finlandia, il paese che ha sofferto meno per il covid-19. In ogni caso pochi paesi sono usciti indenni dalla crisi sanitaria. La Svezia, che è stata l’unica nell’Unione a non imporre un lockdown ufficiale durante la prima ondata, di recente ha introdotto quelle che il primo ministro Stefan Löfven ha definito le misure più drastiche dei tempi moderni. Secondo l’Oxford covid-19 government response tracker, che raccoglie informazioni su quali governi hanno preso misure specifiche e quando, oggi la Svezia è il paese nordico con le misure più restrittive.
Anche se i test antigenici che danno il risultato in 15 minuti aiuteranno a tenere sotto controllo la pandemia nei prossimi mesi, fino a quando non sarà introdotto e distribuito il vaccino è probabile che i cittadini europei dovranno sopportare ancora altre limitazioni sociali. I test sono uno dei motivi che hanno portato alla recente svolta della Spagna e al conseguente allentamento della pressione sui suoi ospedali. Secondo William Dab, che insegna igiene e sicurezza presso l’Istituto nazionale francese di scienza, tecnologia e gestione, i test antigenici rapidi potrebbero aiutare a evitare “un terzo lockdown, che sarebbe una vera catastrofe”. Ma, aggiunge, servono se sono accompagnati da una strategia ben congegnata e da previsioni prudenti. “La gestione di un’epidemia come questa dipende dall’isolamento delle persone contagiate”. ◆ bt
Con la collaborazione di Arthur Beesley a Dublino, Miles Johnson a Roma, Guy Chazan a Berlino, Richard Milne a Oslo, Daniel Dombey a Madride Leila Abboud a Parigi.
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Questo articolo è uscito sul numero 1387 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati