Quando il principale leader dell’opposizione cambogiana è stato arrestato in un raid a sorpresa la mattina del 3 settembre, uno degli ultimi mezzi d’informazione indipendenti del paese ha inviato i suoi giornalisti a occuparsi della vicenda, come aveva sempre fatto da quasi venticinque anni a questa parte. La differenza è che questa volta a fare notizia è stato lo stesso lavoro giornalistico del Cambodia Daily: il resoconto dell’arresto di Kem Sokha, accusato dal governo di tradimento, è stato infatti l’ultimo articolo pubblicato dal quotidiano. Il 4 settembre il giornale che ha contribuito alla nascita della stampa libera in Cambogia e che dal 1993, l’anno della sua fondazione, ha formato una generazione di reporter è apparso in edicola per l’ultima volta.

Il Cambodia Daily è l’ultima vittima della strategia del governo guidato da Hun Sen, che ha deciso di mettere a tacere le critiche in vista delle elezioni del 2018. I proprietari del quotidiano hanno detto di essere stati costretti a chiudere a causa di “minacce extralegali da parte dell’esecutivo”: il riferimento è ai 6,3 milioni di euro in tasse che le autorità pretendono dal giornale.

La redazione del Cambodia Daily, il 3 settembre 2017 (Samrang Pring, Reuters/Contrasto)

In quasi venticinque anni di attività, il Cambodia Daily, scritto in lingua inglese, è stato un modello per i giovani giornalisti locali, e le sue storie hanno aperto una finestra su una nazione in crescita, che sta emergendo da decenni di conflitto e da un genocidio. Circa la metà dei trenta reporter della redazione erano cambogiani, gli altri erano stranieri arrivati da tutto il mondo. Il quotidiano, che aveva anche una sezione in lingua khmer, si era conquistato una solida reputazione per le sue inchieste, un tipo di giornalismo piuttosto raro in Cambogia. Ed era anche una spina nel fianco del primo ministro Hun Sen.

Se la democrazia muore

Molti si chiedono in che direzione stia andando la Cambogia. La chiusura del Cambodia Daily rientra in una più ampia strategia, particolarmente intensa nelle ultime settimane, che punta a reprimere ogni tipo di critica. Inoltre si inserisce in un piano per ridurre l’influenza statunitense, che negli ultimi anni si è indebolita via via che la Cambogia si avvicinava alla Cina. Ad agosto le autorità di Phnom Penh hanno ordinato la chiusura di almeno una decina di radio, accusate di aver violato gli accordi sulle trasmissioni. In realtà le emittenti sembrano essere state scelte perché avevano concesso spazio ai politici dell’opposizione e ai servizi di Voice of America e Radio Free Asia, finanziate da Washington e accusate di evasione fiscale. Queste radio erano tra le poche nel paese a essere considerate indipendenti, e la loro chiusura impedirà di fatto alla popolazione rurale (che nel paese è in maggioranza) di ascoltare voci critiche verso l’operato del governo.

L’opinione
Concorrenza e indipendenza

◆ “Dopo 24 anni di un giornalismo fieramente indipendente, il Cambodia Daily ha pubblicato il suo ultimo numero il 4 settembre 2017. È stato costretto a chiudere quando il governo ha preteso l’esorbitante cifra di 6,3 milioni di dollari in tasse arretrate. Il giro di vite dell’esecutivo, che ha colpito altri mezzi d’informazione indipendenti come Radio Free Asia, Voice of America e Voice of Democracy, ha coinciso con l’arresto del leader dell’opposizione Kem Sokha”, scrive un altro quotidiano cambogiano in lingua inglese, il Phnom Penh Post. “Per anni il Cambodia Daily ha avuto un ruolo essenziale nell’offrire un’informazione libera ai cambogiani, e la sua importanza non è passata inosservata neanche nella nostra redazione, dove ogni mattina si faceva la fila per accaparrarsi una copia del quotidiano. Il rituale di scorrere il giornale per trovare scoop e notizie non era un atto di autoflagellazione, ma un gesto dettato dalla consapevolezza che la concorrenza tra giornali liberi rafforzava l’indipendenza di tutto il giornalismo cambogiano”.


Anche se la Cambogia è formalmente uno stato democratico, le sue istituzioni sono molto fragili e lo stato di diritto è sempre più debole. Hun Sen guida il paese dal 1985. Per quanto contestate, le elezioni degli ultimi anni hanno però evidenziato un lento progresso delle opposizioni.

Oggi, tuttavia, la direttrice del Cambodia Daily, la statunitense Jodie DeJonge, sostiene che gli attacchi al giornale hanno motivazioni puramente politiche. “La democrazia cambogiana sta morendo nel buio”, dice. “E non sappiamo se arriverà qualcuno ad accendere una luce”. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1221 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati