Il Kenya è una delle destinazioni turistiche più popolari dell’Africa, con circa 2,4 milioni di visitatori nel 2024. I parchi naturali e i paesaggi sono tra le attrazioni principali. La riserva nazionale di Masai Mara, istituita nel 1961 nel sudovest del paese è una delle più famose. È molto vicina al parco nazionale del Serengeti, in Tanzania, e tanti viaggiatori ne approfittano per visitare entrambi i paesi.
Il nome della riserva deriva dal popolo masai, più di un milione di persone che abita queste terre da millenni. Sono pastori nomadi e vivono in un’area compresa tra la Tanzania e il Kenya. Attualmente lottano per non essere espulsi dalle loro terre in Tanzania, e hanno organizzato diverse proteste.
Le celebrazioni masai attirano viaggiatori che desiderano conoscere questo popolo e assistere alle loro danze tradizionali. La parola mara, invece, significa macchia, riferendosi al fatto che anche da lontano si può vedere la grande quantità di alberi, arbusti e animali che “macchiano” o “punteggiano” questo splendido paesaggio. La riserva Masai Mara non è una delle più grandi in Africa (il parco nazionale del Serengeti ha una superficie di 13mila chilometri quadrati), ma comprende un’area di più di 1.500 chilometri quadrati, nella regione della Rift valley. La maggior parte del territorio è costituito da savana, mentre dal fiume Mara ricavano sostentamento sia la popolazione sia le specie animali che la abitano, circa 95 di mammiferi e più di 570 di uccelli.
È un posto unico al mondo, da visitare se si ama la fauna selvatica. Pur essendo un’area protetta deve comunque affrontare sfide ambientali, come la deforestazione e i cambiamenti climatici che colpiscono specie animali e vegetali. Inoltre deve fare i conti con il bracconaggio e l’occupazione illegale dei terreni. Da anni nella riserva lavorano varie organizzazioni regionali con le quali si può collaborare, tra cui il Mara predator conservation program (programma di conservazione degli animali predatori), la Maasai Mara wildlife conservancies association (associazione per la conservazione della fauna selvatica), la Basecamp explorer foundation e il Mara elephant project.
Le grandi migrazioni
Il lavoro di queste organizzazioni permette di osservare alcuni esemplari degli animali più belli al mondo e le loro migrazioni, come quelle di zebre, gazzelle di Thomson e gnu da e verso il Serengeti. Di solito si verificano tra luglio e ottobre e sono considerate una delle meraviglie del mondo naturale.
La grande migrazione degli gnu è un appuntamento imperdibile nel calendario della riserva. Circa un milione e mezzo di esemplari si sposta ogni anno tra la Tanzania e il Kenya. Nell’ecosistema del Serengeti e nella riserva di Masai Mara, questo grande gruppo di animali percorre le regioni in senso orario, seguendo le piogge e la conseguente crescita dell’erba per trovare pascoli freschi e fonti d’acqua. La migrazione comincia tra la fine di novembre e dicembre nell’area di conservazione di Ngorongoro, nel sud del Serengeti, dove gli gnu si riproducono e partoriscono tra gennaio e marzo.
Con l’arrivo della stagione secca, verso maggio, le mandrie cominciano a spostarsi a ovest e poi a nord, attraversando il fiume Grumeti, in Tanzania, e infine il fiume Mara, raggiungendo il Kenya tra luglio e settembre.
L’attraversamento del fiume Mara è spesso considerato il momento più spettacolare della migrazione: migliaia di gnu tentano di guadare il fiume, spesso infestato da coccodrilli, e molti non sopravvivono a causa dei predatori e dello sfinimento. In ottobre, verso la fine della stagione secca e con l’inizio della breve stagione delle piogge, le mandrie cominciano a tornare verso il Serengeti, e il ciclo si ripete. Un viaggio epico, guidato dall’istinto degli animali.
La riserva è anche il luogo ideale per osservare i cosiddetti big five (grandi cinque): leone, elefante, bufalo, leopardo e rinoceronte. Il leone, il più socievole dei grandi felini, in Kenya è un simbolo. Di solito vive in branchi composti da tre maschi, una decina di femmine e i cuccioli. Lo si vede spesso riposare – può dormire fino a venti ore al giorno – o cacciare al tramonto. Gli elefanti invece pascolano tranquilli, fanno il bagno in branco e hanno una vita media di circa sessant’anni. Sono a rischio di estinzione, soprattutto ai confini delle aree protette, a causa dei bracconieri a caccia delle loro preziose zanne d’avorio.
Rinoceronte nero
Nei boschi e nelle zone paludose ci sono i bufali, erbivori che hanno la fama di essere tra gli animali più pericolosi della regione, e i leopardi, noti per la loro abilità e agilità nell’arrampicarsi sugli alberi e per la velocità nel catturare le prede. Li si può vedere all’alba o al tramonto, quando sono più attivi. Per finire, troviamo il rinoceronte nero, una specie a rischio di estinzione sempre a causa dei bracconieri interessati ai loro corni. Pur essendo più piccolo del rinoceronte comune è molto aggressivo. Tende a essere schivo e a vivere nascosto nella vegetazione, specialmente di giorno.
Tra le tante attività proposte nella riserva, oltre ai classici safari, notturni o diurni, ci sono i voli in mongolfiera, il birdwatching, i pernottamenti nelle tende e le visite culturali, che permettono di conoscere lo stile di vita e le tradizioni del popolo masai. ◆ sc
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Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati