I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Salvatore Aloïse collaboratore del canale televisivo Arte.
Marinaio fedele alla corona e pirata spericolato. Grande lettore e affabulatore bugiardo. Eroe visionario e oppressore genocida. Cristoforo Colombo, ovvero l’ammiraglio del romanzo di Giosuè Calaciura, è tutte queste cose insieme. Figura storica d’indiscussa grandezza ma anche iniziatore del colonialismo, dello schiavismo e fautore dell’affermazione del potere del più forte. Scritto dal punto di vista dei naviganti, il libro getta una nuova luce sulla cancel culture e fa apparire l’abbattimento delle statue di Colombo come un gesto non così eccessivo. Se la prima parte del romanzo si sofferma sull’elemento epico del viaggio, sulla navigazione come spinta verso l’ignoto e seducente ricerca dell’inesplorato, la seconda rivela la conquista in tutta la sua ferocia. Non manca la descrizione minuziosa delle atrocità subite dai nativi. Un genocidio di crudeltà inaudita anche per quei tempi, riconosce l’autore, sebbene consideri Colombo un personaggio chiave che ha cambiato gli equilibri del mondo, allargandone i confini. Dice Calaciura che andando avanti nella stesura si rendeva conto di quanto quella violenza si riflettesse sul mondo attuale, con i paesi forti sempre più prevaricatori e prepotenti. Il genocidio dei nativi come prototipo, un modello di sopraffazione che si ripete oggi nei confronti dei palestinesi. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati