Sto facendo un giro in bici nel quartiere di Knightsbridge, a Londra, insieme a Michael van Erp, soprannominato Cycling Mikey. A un certo punto un uomo si affaccia dal finestrino del suo suv argentato per urlargli contro: “Mikey, brutto stronzo!”. Erp, in sella alla sua bici, ridacchia, ma è a caccia di un altro genere di preda. E la trova: un automobilista fermo nel traffico del tardo pomeriggio con lo smartphone in mano. Erp pedala verso la Range Rover verde e si avvicina al finestrino, tirandosi su in punta di piedi per assicurarsi che la fotocamera montata sulla sua testa riprenda l’incontro. Il guidatore, con gli occhi sgranati, abbassa il finestrino: “Sei tu?”.
Nell’arco di qualche settimana, una volta che Erp avrà inviato il video alle autorità e l’avrà caricato su YouTube a beneficio dei 120mila iscritti al suo canale, l’automobilista riceverà una notifica dalla polizia di Londra: gli toglieranno sei punti dalla patente e gli faranno una multa di almeno duecento sterline. Fare appello servirebbe a poco. Erp comparirebbe in tribunale per testimoniare con il suo sorriso e l’abito elegante.
Questo è quello che fa Michael van Erp. Dal 2019 il paladino solitario della sicurezza stradale ha denunciato più di 2.400 automobilisti alla polizia della capitale britannica. Ha pizzicato celebrità come Guy Ritchie e Frank Lampard mentre usavano il telefono al volante. Un incrocio di Hyde Park è stato ribattezzato “l’angolo di Gandalf” per la sua abitudine a mettersi in mezzo alla strada a bloccare le auto che vanno contromano, un po’ come il mago Gandalf bloccava la creatura Balrog nel film del Signore degli anelli. Le sue denunce hanno portato ad almeno 2.721 punti di penalità, a 168.568 sterline di multe e, come scrive orgogliosamente nella sua biografia su X, a “36 patenti ritirate”.
Queste gesta l’hanno fatto diventare abbastanza famoso. Il quotidiano Daily Mail l’aveva nominato tra i dodici cattivi del 2024 (insieme agli Oasis e ai pasti scolastici), etichettandolo come “il flagello delle strade di Londra per le sue trovate da bacchettone”.
Nel 2025, però, la violenza nei suoi video sembra essersi intensificata. Ad agosto ha spopolato uno in cui il guidatore di una Fiat 500 si fiondava volutamente contro Erp, facendo volare sulla strada la sua bici elettrica. In un altro filmato di dicembre il ciclista era preso a pugni e calci da un tecnico del gas che lui aveva ripreso mentre scriveva messaggi al volante.
Sono vent’anni che Erp pattuglia le strade di Londra. Quasi ogni giorno riceve minacce, una cosa di cui in realtà sembra compiacersi. Anzi, oggi è più prolifico che mai. Volevo capire qualcosa di più dell’uomo che si nasconde dietro il personaggio di Cycling Mikey. Cosa porta una persona a diventare così? E perché il suo acerrimo nemico è un avvocato soprannominato dalla stampa britannica Mr. Loophole, mister Cavillo?
Incidente mortale
Dopo averlo visto in azione sulla bici, vado con Erp al bar del Victoria and Albert museum per parlare di come tutto è cominciato. Nelle sue interviste ai giornali nazionali, la tragedia della morte del padre è descritta come l’evento che l’ha scatenato. Erp, oggi cinquantenne, all’epoca aveva diciannove anni e viveva a Harare, nello Zimbabwe. Un negoziante della zona lo chiamò al telefono per dirgli che un automobilista ubriaco aveva investito suo padre, che viaggiava su una moto.
Quando arrivò sul posto era troppo tardi. Trovò il corpo coperto da un lenzuolo. “L’ho superato da molto tempo”, dice nel suo pesante accento zimbabwese, mentre sorseggia un tè. “Ma sento che se posso risparmiare a qualcun altro un’esperienza di quel tipo sto facendo una cosa buona”.
I familiari di Erp (ha due figli ed è divorziato) lo supplicano di smetterla. Lo stesso fanno i suoi datori di lavoro
Oggi parla in tono pacato e affabile. È calvo e i suoi tratti mostrano leggeri segni del tempo. Ci tiene a sottolineare che a spingerlo a filmare gli automobilisti indisciplinati è stata semplicemente l’esperienza di andare in bici per le strade di Londra.
Erano i primi anni duemila e dopo essersi trasferito nella capitale britannica per lavoro (prima nel settore informatico, poi come istruttore di pattinaggio a rotelle) ha cominciato a sentirsi molto a disagio quando usciva in sella alla sua bici reclinata. “Ricordo che a volte dopo un lungo tragitto avevo quasi la sensazione di aver sviluppato un disturbo da stress post-traumatico”, dice. Quando avanzo l’ipotesi che la scelta del mezzo potrebbe aver contribuito alla sua sensazione di malessere (le reclinate di solito sono molto più basse di una bici normale) m’interrompe: “È un pregiudizio che hanno molte persone”, risponde leggermente infastidito. “In realtà sei più visibile agli automobilisti e li fai cagare sotto, perché ti vedono e pensano: ‘Cos’è quella?’”. È una classica risposta alla Erp: non ha problemi a correre un rischio se pensa di avere ragione.
Ha cominciato a filmarsi per proteggersi nel 2006, appena sono arrivate sul mercato le fotocamere per biciclette. Mentre accumulava un piccolo seguito su YouTube, occasionalmente copiava su dvd i filmati di autisti pericolosi e portava le prove alla stazione di polizia. Ma le autorità intervenivano raramente.
Nel 2018 questi piccoli atti di testimonianza hanno cominciato a trasformarsi in azioni penali quando Andy Cox, allora capo dell’unità stradale della polizia metropolitana, ha annunciato che le forze dell’ordine avrebbero perseguito gli automobilisti a partire dai video registrati dalle dash cam delle persone comuni. “La polizia non può essere dappertutto, i cittadini sì”, ha commentato Cox. Così è nata una star.
Quando la prospettiva dei procedimenti penali è diventata una possibilità reale, invece di accontentarsi di piccole denunce e condanne Erp ha sviluppato ambizioni più grandi. Costruendosi una visibilità pubblica, ha capito che poteva diventare uno spauracchio per gli automobilisti. “Per i londinesi al volante sono come un demone sulla spalla”, dice.
La sua cattiva nomea tra gli automobilisti della città cresceva insieme alla fama tra i ciclisti di Londra.
È stato allora che il presentatore del canale Itv Jeremy Vine, seguace di Erp e a sua volta ciclista videoamatore, l’ha contattato. Poco dopo i due hanno cominciato a produrre insieme dei video. Tra questi ce n’era uno in cui un tassista ripreso mentre usa il telefono alla guida dice a Erp che se il video finirà nelle mani della polizia si ucciderà. “Per me quelle erano solo lacrime di coccodrillo”, commenta seccamente Erp. “Non sono un poliziotto, e non voglio esserlo. Ma credo di essermi creato quell’immagine. Sono molto cinico”.
Dopo aver caricato il filmato di quell’incontro sul portale delle denunce della polizia, l’ha inviato a Vine, che l’ha montato e sottotitolato. Il video ha raccolto milioni di visualizzazioni e ha dato ulteriore slancio al profilo di Cycling Mikey. Vine sostiene che il suo lavoro meriterebbe una pensione da poliziotto. “Ha fatto tantissimo per la sicurezza stradale”, mi dice il presentatore. “Senza dubbio ci sono persone che oggi sono vive grazie a Mikey”.
Il messaggio
Non tutti gli sono così grati. Man mano che la celebrità di Cycling Mikey cresceva, è aumentato anche l’odio nei suoi confronti. La critica più comune è quella di chi lo definisce una spia che farebbe bene a pensare agli affari suoi. Basta scorrere un po’ Instagram o X per toccare l’intensità di questi sentimenti: un recente post su X con 16mila “mi piace” commenta così un video in cui Erp viene colpito in una rotonda: “Cycling Mikey, noto infame del Regno Unito investito da un’auto sulla sua bici”. Erp dice che l’odio non lo turba. Anzi, parla dei contenuti negativi come di un’opportunità. “Li ricondivido con un commento del tipo: ‘Chiunque può denunciare i reati stradali, grazie per avermi aiutato a diffondere il messaggio’”, spiega, piegandosi in avanti verso il tavolino per enfatizzare la sua frase.
Ma c’è una persona che gli dà sui nervi: Nick Freeman. Avvocato dalla parlantina sciolta, Freeman è specializzato nel difendere persone famose accusate di reati stradali e tra i suoi clienti c’erano automobilisti filmati da Erp. Il più famoso era Frank Lampard. Nonostante il ciclista avesse immortalato l’allenatore ed ex calciatore del Chelsea al volante con il telefono in una mano e un caffè nell’altra, Freeman è riuscito a farlo assolvere sostenendo che non si poteva verificare se lo smartphone del calciatore era acceso.
Queste sue gesta hanno fatto guadagnare all’avvocato l’appellativo di Mister Cavillo, un nomignolo che, sottolinea, non ha scelto. Secondo lui, i “giustizieri in bicicletta” rendono le strade più pericolose. “Capisco che suo padre è stato ucciso da un automobilista ubriaco, e che questa è la sua motivazione”, sostiene. “Ma allora avrebbe dovuto fare il poliziotto”. In realtà, aggiunge, per rendere le strade più sicure anche le bici dovrebbero avere la targa.
I ciclisti sono responsabili solo di una minima parte delle morti su strada, pertanto questa sua osservazione appare un po’ strana. Ma quando glielo faccio presente, tergiversa: “Non sono molte le persone che muoiono di cannibalismo ogni anno, giusto? Eppure vogliamo dire che siccome sono poche non dobbiamo adottare leggi che lo vietano?”.
È il genere di attacchi ai ciclisti che motiva Erp a non mollare. “I ciclisti sono vittima di un astio eccezionale”, dice tristemente. La copertura mediatica che riceve sui giornali scandalistici sembra confermarlo: il Daily Mail lo etichetta allegramente come una “piaga a pedali”. Quando gira in bici è costretto ad agganciare la fotocamera a un moschettone sulla fibbia della cintura per impedire alle persone di strappargliela di dosso.
Tuttavia, per quanto giusta possa essere la causa, Erp racconta la sua situazione con argomentazioni un po’ irritanti. A un certo punto durante l’intervista afferma che i ciclisti sono “probabilmente l’ultima minoranza che è ancora lecito odiare”. È improbabile che questa definizione possa conquistargli le simpatie degli scettici.
◆ 1972 Nasce nei Paesi Bassi e cresce in Zimbabwe.
◆ 1991 Suo padre muore in un incidente stradale causato da un guidatore ubriaco.
◆ 1998 Si trasferisce nel Regno Unito per lavorare nel settore informatico.
◆ 2019 Con il nome Cycling Mikey comincia a pubblicare su YouTube i video in cui riprende automobilisti londinesi che commettono infrazioni, segnalando i casi alla polizia.
◆ 2024 Pubblica un video in cui ammette di aver commesso lui stesso un’infrazione.stradale a Londra
Quando parla dei video spesso lo fa con tono un po’ moralista. Nel 2003 ha detto al New York Times: “Non è il mio hobby. Non è una cosa che mi piace fare. È uno spiacevole dovere civico”.
Come fa, gli chiedo, a conciliare finalità così poco arroganti con la sua eccentrica abitudine di sfoderare come un arbitro un cartellino rosso stampato in 3d (con tanto di logo del suo profilo YouTube Cycling Mikey) agli automobilisti? “Non lo so. È un po’ imbarazzante, a dire il vero”, ammette. “Lo uso solo se sono davvero scontrosi nei miei confronti”.
Michael van Erp ha tolto dalle strade molti automobilisti pericolosi, ma il suo modo di comportarsi a volte è indisponente. Però è questo che intriga le persone. Pochi guardano Cycling Mikey per la sicurezza stradale. Quello che interessa al pubblico sono le reazioni degli automobilisti.
Niente mezze misure
Erp ci tiene a dire che i suoi contenuti non sono mai finti o pensati per attirare l’attenzione. “Quello che vedi nei video generalmente è proprio il mio carattere”, sostiene. Ogni giorno carica i suoi filmati su internet. Nella maggior parte dei casi si tratta d’interazioni senza incidenti con automobilisti non famosi. Le liti violente sono rare. “Mi piace quando qualcuno decide di portarla su quel livello”, mi dice, “ma non è quella la mia motivazione”. Freeman però non ne è convinto: “È un provocatore e non è autorizzato a fare quello che fa”.
Sembra una di quelle persone che semplicemente non hanno mezze misure. Quando mi racconta che si è costruito un pc per giocare ai videogiochi con raffreddamento a liquido gli faccio notare che evidentemente ci passa molto tempo. “Neanche tanto”, risponde ridendo. In realtà si definisce un “accanito pilota di aeromodelli”. Attualmente si sta allenando per i campionati europei di volo a vela che si terranno ad Abbeville, in Francia, dove rappresenterà i Paesi Bassi.
Con tutto questo rancore nelle strade, i familiari di Erp (ha due figli ed è divorziato) lo supplicano di smetterla. Lo stesso fanno i suoi datori di lavoro. Fa l’accompagnatore di un giovane con la sindrome di Down e qualche volta è arrivato a lavoro grondante di sangue dopo essere stato aggredito. “Vorrebbero che non lo facessi, ma sanno che continuo perché è giusto e perché sono fatto così”, dice.
Molti avrebbero preso l’esperienza quasi mortale dell’anno scorso, quando il conducente della Fiat 500 l’ha investito in pieno, come un’occasione per rivedere alcune scelte di vita. Non è stato così. Quando gli chiedo cos’ha fatto quel giorno dopo l’incidente, mi guarda con aria perplessa. “Sono andato a ‘gandalfizzare’ un altro po’ di gente”.
Gli domando di nuovo da dove nasce questo suo atteggiamento mentale. Da ragazzo frequentò una rigida scuola gesuita, racconta, dove tentarono d’inculcargli un ferreo senso di quello che è giusto e sbagliato. “Alcune buone maniere che ci hanno trasmesso a forza di botte hanno lasciato il segno”, replica, ironico fino a un certo punto.
A scuola veniva picchiato regolarmente, ma dice che l’esperienza complessiva – l’enfasi sulla disciplina e sul miglioramento personale – ebbero l’effetto più duraturo. “Cercavano di ridurre al minimo gli aspetti negativi e promuovere l’esperienza di apprendimento”. È un’etica che Erp ha riversato nel suo lavoro quotidiano. È necessario intervenire davanti ai comportamenti sbagliati, dice, “così che le persone possano trarne insegnamento e non ripeterli in futuro”. Questo è anche il motivo per cui se le persone fanno ricorso lui si presenta in tribunale. “Vorrei poterle educare senza farle punire, ma la realtà è che la maggior parte degli automobilisti imparano la lezione quando sono processati”.
Autodenuncia
L’attenzione alle regole vale anche per lui. Erp è molto autocritico ed è difficile accusarlo d’ipocrisia: nel 2024 ha pubblicato un video in cui per sbaglio passava con il rosso a un incrocio. Ha deciso di condividerlo per usare gli stessi parametri con cui giudica le altre persone. Il video ha generato un’ondata di insulti sui social media.
Nonostante le trovate estreme e le liti, le migliaia di video e le implacabili azioni alla Gandalf, in fondo Erp è semplicemente una persona che si spende con estremo impegno per la sicurezza stradale. Non si fermerà presto, e non gli importa cosa pensano gli altri di lui. Se lo odi, meglio per lui: lo aiuterai a diffondere il verbo. ◆ fdl
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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati