Quando è stato introdotto l’euro ci si aspettava che in Europa sarebbe aumentato l’interesse per la politica interna degli altri paesi. Così è stato, e quello che sta succedendo in Italia non può certo far felice nessuno a Berlino o a Bruxelles. A differenza di altri stati europei che sono stati travolti dalla crisi finanziaria, come la Grecia o l’Irlanda, l’Italia, nonostante l’alto debito pubblico, non ha mai fatto ricorso ai pacchetti salvastati dell’Unione europea. Per questo la nota instabilità dei suoi governi era un problema che riguardava soprattutto gli italiani. Ora la situazione è diversa. I 209 miliardi di euro destinati all’Italia dal fondo di rilancio europeo possono essere usati in modo sensato solo se c’è un governo in grado di agire.

Le dimissioni del presidente del consiglio Giuseppe Conte, anche se prevedibili, rendono la situazione più difficile. Ora si aprono diverse possibilità, tra cui quella di un governo tecnico, che sarebbe discutibile dal punto di vista democratico. L’ipotesi peggiore sarebbe quella delle elezioni anticipate, che potrebbero tenere impegnata la macchina politica per mesi. Secondo i sondaggi, inoltre, il voto potrebbe avere un risultato paradossale: l’Unione europea rischierebbe di ritrovarsi a finanziare un governo guidato da Matteo Salvini, ostile all’Unione stessa. L’imminente riduzione del numero dei parlamentari, per lo meno, rende questa ipotesi meno probabile, perché molti deputati hanno paura di perdere la poltrona. ◆ mp

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Questo articolo è uscito sul numero 1394 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati