Anovembre il dipartimento della salute del cantone di Zurigo ha diffuso su Twitter una notizia interessante: dalla fine di ottobre 26 assistenti di volo della compagnia aerea Swiss International Airlines lavorano per il tracciamento dei contatti di chi ha il covid-19. Tra loro c’è Larissa Jerz, 28 anni, assistente di volo da cinque anni. “Ho fatto subito domanda”, dice. “Come la maggior parte dei miei colleghi avevo turni ridotti e sentivo la mancanza del mio lavoro, così non mi sono lasciata sfuggire la possibilità di tornare ad avere uno stipendio intero”.
La Swiss ha messo in congedo gli assistenti di volo per alcuni mesi. Ora queste persone lavorano per la Jdmt, un’azienda che si occupa di rintracciare chi ha avuto contatti con le persone contagiate dal covid-19 a Zurigo. I nuovi dipendenti hanno ricevuto una rapida formazione di base, a cui è seguita una fase di “apprendimento sul campo” sotto la guida di colleghi più esperti. Tutti potranno tornare senza problemi alla Swiss se il carico di lavoro alla Jdmt dovesse diminuire. Secondo il dipartimento della salute, comunque, servirà personale extra per il tracciamento “almeno fino alla fine di marzo”.
Per Jerz è stata una manna dal cielo. Prima di formarsi come assistente di volo, aveva studiato medicina, completando il corso fino alla laurea. Inoltre, come tutti i suoi colleghi, Jerz ha un’abilitazione agli interventi di primo soccorso. Così, già dopo poche settimane, è diventata supervisore. “Imparo ogni giorno qualcosa di nuovo, sia dal punto di vista medico sia da quello umano”, dice.
Gli assistenti di volo sono molto motivati e il loro impegno nel tracciamento dei contatti è di grande aiuto per tutti, afferma Beat Lauper, del dipartimento della salute. L’iniziativa è partita dalla Jdmt, che ha presentato l’idea al sindacato e ai dipendenti della Swiss. Per il progetto sono state contattate anche altre attività con lavoratori in esubero, come quelle legate ai club notturni. Alcuni colleghi di Jerz ora lavorano anche come infermieri o in uno studio medico.
Il tracciamento dei contatti è legato a una situazione straordinaria. La richiesta di personale dipende direttamente dalla gestione della pandemia e quindi si tratta in gran parte di offerte a breve termine. Ma la questione è più generale: a una carenza di lavoratori in alcuni settori corrisponde una grande eccedenza in altri. Anche se nel complesso sono molte di più le persone in cerca di un impiego, questi squilibri possono essere attenuati da trasferimenti, nuovi percorsi di formazione o cambi di settore?
Una strada percorribile
Per ora gli spostamenti da un lavoro all’altro, soprattutto nel caso degli impieghi temporanei, sembrano una buona strada. All’agenzia di lavoro digitale Coople, per esempio, raccontano che negli ultimi mesi i cambiamenti hanno coinvolto interi settori. In primavera, durante la prima ondata di covid-19, molte persone che lavoravano nella ristorazione e nella ricezione alberghiera sono passate all’agricoltura. In questa seconda ondata, invece, chi lavora nel settore degli eventi sta passando alla logistica in aziende che hanno negozi online. “Ci sono anche chef qualificati che aiutano come macellai nei supermercati”, racconta Yves Schneuwly, amministratore delegato della Coople Svizzera. Un altro esempio è quello dei dipendenti del settore dei viaggi che sono assunti dalle aziende del commercio online o dalle compagnie di assicurazione per fare assistenza ai clienti. Secondo l’agenzia, in Svizzera non c’è solo carenza di lavoratori qualificati come ingegneri e informatici. Sono richiesti anche macellai, falegnami, meccanici, addetti alla logistica e operatori bilingue o trilingue per il servizio clienti. In compenso, ci sono molti lavoratori in esubero nel settore commerciale.
Il fattore decisivo è saper prendere le distanze dal lavoro precedente, afferma Schneuwly. Bisogna concentrarsi sulle capacità richieste dalla nuova occupazione. Tuttavia, c’è una certa sovrapposizione tra i requisiti di alcune professioni, come nel caso di cuoco e macellaio o di agente di viaggio e addetto al servizio clienti.
Inoltre il passaggio da un settore all’altro potrebbe essere un fenomeno a breve termine dovuto alla pandemia. E gli esempi della Coople non valgono per tutti i lavoratori: quelli interinali sono un gruppo molto flessibile e giovane. Oppure, il trasferimento di competenze verso settori professionali “nuovi” o “correlati” può rivelarsi una tendenza più a lungo termine. In futuro il mercato del lavoro cercherà sempre più spesso persone in grado di fornire le competenze giuste al momento giusto.
Diventano quindi essenziali le iniziative per aumentare la mobilità tra professioni. Come la Mem Passerelle 4.0, un progetto dei sindacati dell’industria meccanica, elettrica e metallurgica che offre ai dipendenti dei tre settori con mansioni tecniche l’opportunità di svolgere un secondo “apprendistato”, più rapido. Alla fine del nuovo percorso formativo si ottiene una qualifica professionale riconosciuta in tutta la Svizzera.
All’origine del progetto ci sono sia i cambiamenti legati alla crescente digitalizzazione del lavoro sia la nascita di nuove professioni. L’automazione dei processi industriali da un lato fa sparire numerosi posti di lavoro, ma dall’altro fa crescere la domanda di personale qualificato in settori come la manutenzione, l’assemblaggio e la messa in opera dei sistemi. Le prime esperienze con la Mem Passerelle 4.0 sono positive, anche se il progetto è partito con un corso di formazione pilota destinato solo a nove persone. Può sembrare una goccia nel mare, ma nel tempo progetti come questo potrebbero contribuire a ridurre i licenziamenti e la disoccupazione.
Un argine necessario, anche perché la “trasformazione della forza lavoro” è in pieno corso. La pandemia di covid-19 le ha dato un’ulteriore accelerata, accentuando il divario tra la carenza di manodopera e la disoccupazione. Ora, per stare al passo con cambiamenti così profondi, sia le aziende sia soprattutto le persone in cerca di lavoro hanno bisogno di mettersi in discussione.
Più facile a dirsi che a farsi. Chi vorrebbe mai cambiare il proprio lavoro dei sogni? Di sicuro non Jerz: “Adoro volare e dopo quest’esperienza entusiasmante alla Jdmt non vedo l’ora di tornare alla mia azienda. Ma se le cose dovessero andare male, potrei anche fare l’infermiera”. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati