Medici senza frontiere (Msf) non chiede finanziamenti pubblici. I tagli agli aiuti umanitari decisi l’anno scorso dagli Stati Uniti non avrebbero dovuto penalizzare quest’ong. Ma l’hanno fatto. “Ora dobbiamo destinare ai trasporti e alla logistica fondi che prima sarebbero stati spesi per curare i pazienti”, dice Andrew Mews, direttore operativo di Msf Ubuntu.
Mews spiega che Msf e altre ong si affidano al servizio aereo umanitario delle Nazioni Unite per trasportare operatori e forniture nelle località più remote. Tradizionalmente il servizio era finanziato in gran parte da Unione europea, Regno Unito e Stati Uniti, ma tutti e tre hanno ridotto i loro stanziamenti.
“Questo fa aumentare il costo di alcuni progetti, per esempio nel nord della Nigeria, di circa centomila euro al mese e solo per fare lo stesso lavoro di un anno fa”, dice Mews.
Msf incontra questo tipo di difficoltà in tutto il continente. Nell’ultimo anno l’Africa ha perso quasi un quarto dell’assistenza internazionale ai progetti sanitari. Più di ottanta ong hanno chiuso le attività o almeno una delle loro sedi. Msf ha risposto dando fondo alle sue riserve, ma all’inizio del 2026 ha fatto sapere che “non può continuare a sostituire le autorità sanitarie o i partner umanitari e di sviluppo che si stanno progressivamente ritirando”. L’avvertimento di Msf è arrivato dopo che la Banca mondiale ha interrotto il sostegno a un progetto di nutrizione rivolto a madri e neonati in cinquecento strutture sanitarie del Sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo.
Altre ong si stanno orientando verso il mercato. Amref health Africa si è concentrata di più sulle attività commerciali. L’organizzazione con sede a Nairobi gestisce un’università privata e Amref flying doctors, un servizio di trasporto sanitario lanciato decenni fa che operava gratuitamente. Oggi è stato ristrutturato diventando un’attività commerciale, i cui ricavi sono reinvestiti in attività non profit, afferma Boniface Mbuthia, uno dei responsabili.
L’organizzazione non profit Pathfinder international si è mossa in una direzione simile. Nel 2025 ha lanciato l’iniziativa Women&co per investire in imprese sanitarie e fornitori di servizi locali amministrati da donne. Femvive, la sua prima impresa, è attiva in Kenya, e altre dovrebbero nascere in Nigeria, Egitto e Pakistan.
In balìa degli eventi
Già in passato Pathfinder aveva subìto la volatilità della politica interna statunitense e si era orientata al cambiamento, passando “dall’essere uno strumento per realizzare le priorità dei donatori a un’infrastruttura capace di sostenere il cambiamento guidato da soggetti locali”, afferma Amina Dorayi, direttrice delle attività in Africa occidentale e centrale. Per decenni, a causa di una legge statunitense contro l’aborto nota come global gag rule, (norma globale sul silenzio), le organizzazioni che si occupano di salute riproduttiva come Pathfinder hanno perso i finanziamenti ogni volta che un presidente repubblicano è entrato alla Casa Bianca. Pathfinder ha perso così sei programmi finanziati dagli Stati Uniti in Burkina Faso, Egitto, Mozambico e Uganda. Le decisioni dell’amministrazione Trump del 2025 “hanno accelerato una transizione che avevamo già avviato”, nota Dorayi. Oggi Pathfinder si concentra “non su come sostituire quello che è andato perduto, ma su come costruire qualcosa che non dovrà essere sostituito”.
Il cambiamento non riguarda solo le grandi ong. Secondo la Oak foundation, che lavora con più di venti organizzazioni della società civile africana in quattordici paesi, l’89 per cento dei suoi partner ha creato fonti di entrate diversificate, tra cui l’erogazione di servizi a pagamento e imprese sociali. Questo però ha dei limiti. Fornire un servizio a pagamento, per quanto la richiesta sia modesta, di solito esclude le persone più povere. In Kenya l’adesione a un programma di trattamento dei vermi intestinali nei bambini è crollata dell’80 per cento quando è stato chiesto l’equivalente di 30 centesimi di dollaro, invece di offrire il servizio gratis. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati