L’11 dicembre Visa e Mastercard hanno annunciato che non permetteranno più ai titolari delle loro carte di credito di fare transazioni su Pornhub, la piattaforma di video porno che consente agli utenti di caricare i propri contenuti e che è anche uno dei siti più visitati del mondo. La decisione delle due aziende è arrivata pochi giorni dopo che il New York Times ha pubblicato una lunga inchiesta su Porn­hub. L’articolo, scritto da Nicholas Kristof, ha denunciato la diffusione sulla piattaforma di moltissimi video che mostravano stupri, molestie e maltrattamenti di minori, abusi sessuali e altri rapporti non consensuali.

Come altre piattaforme basate sulla condivisione (compresa YouTube), Porn­hub ha sempre permesso ai suoi utenti di caricare sul sito qualsiasi video. Ma, a differenza delle altre piattaforme, ha anche consentito agli utenti di scaricare i filmati per poi pubblicarli su altri siti. Secondo l’inchiesta del New York Times, Pornhub dedica poche risorse al controllo dei contenuti pubblicati, ha agito con ritardo quando bisognava rimuovere i filmati illegali e non è riuscita a impedire che i video fossero caricati di nuovo sulla piattaforma o su altri siti. Questa combinazione di fattori ha trasformato Porn­hub in un contenitore di scene di stupro e abusi sessuali sui minori, revenge porn e video registrati senza consenso, oltre che in una fonte di diffusione nel resto della rete.

Poco dopo la pubblicazione dell’inchiesta, la MindGeek, l’azienda con sede a Montréal che controlla Pornhub, ha annunciato alcune modifiche alla piattaforma. In futuro sarà verificata l’identità degli utenti che vogliono caricare un video, in modo che debbano rispondere di come i filmati sono stati ottenuti e prodotti. Inoltre è stata rimossa la funzione download, nel tentativo di impedire che i video di stupri o molestie sessuali siano facilmente condivisi.

La speranza è che questi cambiamenti riducano i danni provocati dalle immagini di abusi e violenze che inevitabilmente continueranno a essere pubblicate sul sito. Di sicuro le modifiche renderanno più difficile caricare e diffondere materiale illegale. Ma, per le donne intervistate da Kristof, la decisione arriva tardi. Tra loro c’è Serena Fleites, che quando aveva 14 anni ha mandato un video di sé nuda a un ragazzo più grande per cui aveva una cotta. Il ragazzo l’ha girato ai suoi amici, e poi il video è finito su Pornhub. Fleites ha chiesto all’azienda di rimuoverlo, ma ogni volta il filmato veniva pubblicato di nuovo. Una versione del video è stata vista più di 400mila volte. Gli effetti a catena delle molestie e del trauma derivati da quell’episodio hanno portato Fleites a lasciare la scuola e ad abusare di metanfetamine e oppioidi. Oggi sta meglio, ma non ha una casa e vive in macchina.

Danni permanenti

Un’altra ragazza, che nell’articolo è chiamata Taylor, è stata ripresa di nascosto dal suo ragazzo durante un rapporto sessuale quando aveva 14 anni. Anche in quel caso il filmato ha circolato prima tra gli amici del ragazzo e poi è finito su Porn­hub. Oggi Taylor ha 18 anni, e nei quattro anni trascorsi da quell’episodio ha provato a suicidarsi due volte.

Nicole, un’adolescente britannica, ha raccontato che quando aveva 15 anni è stata ricattata da un ragazzo che l’ha obbligata a inviargli filmati intimi. I video sono stati pubblicati più volte su Porn­hub. Oggi Nicole ha diciannove anni e ha tentato il suicidio molte volte. Come altre persone reduci da abusi, è intrappolata nel circolo vizioso di Pornhub: segnala all’azienda i video da rimuovere, che vengono cancellati e poco dopo sono caricati di nuovo. Nel frattempo Pornhub continua a guadagnare sul dolore e sull’umiliazione di queste donne, costrette a convivere con la consapevolezza che le immagini degli abusi sono forme d’intrattenimento per degli estranei, gente che gode sapendo di guardare video con minori o girati senza consenso.

Le politiche di Pornhub rispetto ai download gratuiti e ai caricamenti da fonti non verificate hanno danneggiato anche donne che avevano dato il loro consenso per girare il filmato. In questo caso il problema è meno urgente dal punto di vista morale e giuridico, perché non si tratta di persone sottoposte ad abusi, ma anche le attrici professioniste potranno trarre benefici dai cambiamenti annunciati da Pornhub. Le funzioni per il download gratuito e il caricamento di filmati senza verificare l’identità dell’utente hanno infatti incentivato il furto di materiale coperto da copyright, e questo ha impedito a molte donne di controllare la propria immagine e di guadagnare il dovuto. Come ha confermato a Rolling Stone la performer Dee Siren, grazie a questi cambiamenti “i contenuti piratati saranno bloccati e gli utenti dovranno pagare per scaricare i contenuti pubblicati dalle attrici. Chiediamo queste modifiche da dieci anni”.

Pornhub era perfettamente consapevole di queste preoccupazioni. Sia le persone che hanno subìto abusi sia i lavoratori del sesso chiedevano da tempo di eliminare la funzione download e di verificare l’identità di chi carica un video. Tuttavia, fino a dicembre del 2020 l’azienda si era rifiutata di introdurre dei cambiamenti. Perché Pornhub ha aspettato tanto per risolvere questioni conosciute da anni? Forse perché prima della pubblicazione dell’inchiesta di Kristof le persone che non erano colpite dagli abusi non avevano mai fatto pressione su Porn­hub.

Da anni la pornografia è un tema spinoso per le persone di sinistra, anche perché riguarda varie questioni legate al diritto del lavoro e alla parità di genere. I lavoratori del sesso sono molto attivi nel difendere la categoria, ma gli attivisti per i diritti dei lavoratori e le femministe hanno esitato a criticare l’industria del porno. Questo è successo in parte perché il porno mette in imbarazzo molte persone, ma anche perché spesso gli uomini tendono a difendere l’industria pornografica e mantengono un atteggiamento ostile nei confronti di chi la critica.

Dal canto loro, le femministe spesso preferiscono non criticare il settore per paura di essere considerate puritane o reazionarie. Poi c’è una questione più delicata e privata: le persone di ogni orientamento sessuale sono sulla difensiva quando si parla di questioni legate alla vita sessuale che secondo loro sono stigmatizzate in modo pesante e ingiusto. Il risultato di tutto questo è un mosaico di sfruttamento dei lavoratori e discriminazioni sessuali largamente ignorato da una sinistra troppo timida per affrontarlo.

Amici e familiari

La destra, libera da questi dubbi, ha monopolizzato il dibattito pubblico sulla necessità di regolare e riformare l’industria pornografica, proponendo teorie varie e irrealistiche sullo sfruttamento sessuale, il traffico di esseri umani e il degrado morale. Negli Stati Uniti alcuni parlamentari repubblicani, come l’ultraconservatore Josh Hawley, sono stati i primi a chiedere un’indagine su Pornhub. I repubblicani si sono schierati dalla parte delle organizzazioni che combattono lo sfruttamento sessuale, e che descrivono i video pornografici e i traffici sessuali come violazioni commesse da criminali ignoti. In realtà, come dimostra l’inchiesta di Kristof, si tratta di una violenza molto più intima, inflitta non da estranei ma da amici, compagni e familiari, persone (solitamente uomini) da cui chi ha subìto abusi non si aspettava un trattamento così crudele.

Senza l’impegno dei progressisti nel chiedere all’industria pornografica di proteggere chi subisce violazioni e favorire i lavoratori del settore, il vuoto è stato riempito dalla destra con proposte che sono solitamente sbagliate, spesso ciniche e quasi mai vantaggiose per la dignità e il benessere delle donne.

Le reazioni all’articolo di Kristof sono state immediate e drastiche: Pornhub ha introdotto i cambiamenti a cui si opponeva da tempo e le aziende che gestiscono le carte di credito hanno improvvisamente preso sul serio un problema che in passato avevano volutamente ignorato. Ma non possiamo dimenticare che queste modifiche sono state suggerite per anni dalle persone che hanno subìto abusi. Perché Pornhub, Visa e Mastercard hanno accettato così rapidamente le richieste di un rispettabile opinionista di una testata prestigiosa dopo aver trascurato per anni le stesse rivendicazioni presentate dalle dirette interessate? A quanto pare la risposta dipende da chi fa la domanda. ◆ as

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1393 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati