Entro il prossimo giugno la Tesla interromperà la produzione dei suoi modelli S e X. L’ha annunciato il 28 gennaio Elon Musk, fondatore e amministratore delegato del famoso marchio di auto elettriche. “Se qualcuno vuole ancora comprare una Model S, questo è un buon momento per ordinarla”, ha detto Musk. In compenso, la Tesla investirà due miliardi di dollari nell’azienda d’intelligenza artificiale (ia) dell’imprenditore di origini sudafricane, la xAi (il 2 febbraio è stata annunciata la sua fusione con la SpaceX, l’azienda aerospaziale di Musk). In futuro gli stabilimenti californiani della Tesla saranno dedicati alla costruzione di robot umanoidi.
La notizia arriva dopo che l’azienda ha registrato un calo del fatturato annuo. E ora molti si chiedono se l’abbandono dei due modelli sia solo il primo passo di un cambiamento strategico. Musk ha nuove prospettive o agisce per necessità? La seconda ipotesi può avere varie spiegazioni. All’assemblea annuale degli azionisti, al momento di annunciare il blocco della produzione, Musk ha deglutito e ha ricominciato più volte la frase. “Non è davvero una cattiva notizia, ma è, be’, è arrivato il momento di interrompere la fabbricazione dei modelli S e X”, ha detto. È un po’ triste, ma è la decisione giusta perché rappresenta un passo in avanti nel percorso della Tesla verso un futuro autonomo. All’orizzonte c’è un anno di spese molto alte, tra l’altro per le batterie, e con “grandi investimenti” anche nei processori per l’ia. Forse è proprio per rassicurare gli azionisti che Musk è tornato più volte sulla sua idea di una “grande prosperità”, in cui le persone si muoveranno in città a bordo dei robotaxi, mentre i robot umanoidi lavoreranno al loro posto.
Il 2025 è stato un anno difficile per la Tesla: le vendite di auto sono calate dell’8,5 per cento rispetto all’anno precedente, con il numero totale delle consegne sceso a 1,6 milioni di veicoli. Per la prima volta il fatturato è diminuito: nel 2025 i ricavi sono scesi del 3 per cento, attestandosi a 94,8 miliardi di dollari, mentre l’utile è crollato del 46 per cento, a circa 3,8 miliardi di dollari.
Ed ecco allora l’uscita di scena delle Model S e Model X, tra le prime serie lanciate dalla Tesla sul mercato: la Model S è in vendita dal 2012 e ha contribuito a consolidare la reputazione dell’azienda come produttore di auto elettriche; la Model X è arrivata nel 2015. Negli ultimi anni, però, le richieste sono diminuite: nel 2025 quasi il 97 per cento delle vendite ha riguardato i modelli più recenti, Model 3 e Y.
La Tesla è da tempo alle prese con vari problemi. Sul piano tecnologico l’ex pioniera della mobilità elettrica è stata raggiunta dai concorrenti. Il Cybertruck, il pickup in acciaio inossidabile, si è rivelato un flop, mentre il marchio cinese Byd aumenta le vendite. Inoltre, Washington ha abolito gli incentivi che favorivano le auto elettriche e ha reso meno redditizio per la Tesla il commercio dei crediti di emissione. A questo va aggiunta una perdita di reputazione: se dieci anni fa le Tesla erano considerate fantastiche, dopo il controverso ingresso di Elon Musk nella politica statunitense per molti sono diventate perfino imbarazzanti. Alcuni automobilisti hanno attaccato sul retro della loro Tesla l’adesivo con la scritta: “L’ho comprata prima che Elon impazzisse”.
Pannelli nello spazio
Musk è sotto pressione, ma non sembra troppo impegnato a riportare in carreggiata un marchio colpito dal calo delle vendite. Cerca di mantenere il ruolo di innovatore: ancora una volta punta su una prospettiva emozionante e a tratti inquietante come quella delle flotte di auto autonome, i robotaxi, e dei robot che puliscono la cucina o assistono i genitori anziani. E dal momento che le auto e i robot consumano molta energia, Musk vuole produrla con il Sole. Non solo sulla Terra: pensa di lanciare dei pannelli solari nello spazio con i razzi della sua SpaceX.
Come molti, Musk crede nel potenziale dell’ia per la sua attività. Vuole avvicinare la Tesla e la sua azienda di ia, xAi, trasformando il marchio automobilistico in una società di “ia incarnata”, espressione per indicare robot e robotaxi autonomi che apprendono grazie all’intelligenza artificiale. Almeno su questo fronte, se si tralasciano le funzioni decisamente discutibili del suo chatbot Grok, la xAi è riuscita in breve tempo a tenere il passo con i modelli leader della OpenAi o di Google, avvicinandoli nelle classifiche. E grazie a questi progressi Musk potrebbe portare avanti lo sviluppo delle auto a guida autonoma e dei robot. Stando alle sue previsioni, entro la fine del 2026 in un quarto o addirittura in metà degli Stati Uniti circoleranno auto Tesla a guida autonoma, almeno in decine di grandi città. Il nuovo modello del robot autonomo Optimus dovrebbe invece essere presentato tra qualche mese.
Difficile dire quanto siano affidabili queste previsioni. Già nell’estate 2024 Musk aveva dichiarato che nell’anno successivo almeno mille robot avrebbero lavorato negli stabilimenti della Tesla e che le sue aziende avrebbero costruito e messo in funzione diverse migliaia di robot Optimus. Il 28 gennaio è stato costretto a deludere le aspettative: l’Optimus è ancora in fase di sviluppo e al momento i robot non sono impiegati in misura significativa nelle fabbriche.
In generale robot e robotaxi hanno davanti più ostacoli. Negli Stati Uniti la Waymo, una controllata della Alphabet (la casa madre di Google), è nettamente avanti rispetto alla Tesla sui veicoli autonomi. In varie città statunitensi circolano più di 2.500 veicoli senza conducente della Waymo. La Tesla, invece, ha solo alcuni robotaxi senza conducente a Austin, in Texas. L’azienda di Musk vuole farli funzionare esclusivamente con le telecamere, mentre concorrenti come la Waymo usano anche sensori lidar e radar, considerati più sicuri. Non sappiamo se la Tesla riuscirà a costruire robotaxi sicuri e affidabili. Per la produzione degli Optimus, invece, dovrà ricostruire completamente le catene di approvvigionamento. Lo stesso Musk ha dichiarato che, non potendo usare le linee produttive esistenti, ci vorrà del tempo per aumentare la produzione. “Se ci sono migliaia di procedure che devono funzionare correttamente, basta che una sola sia in ritardo per rallentare tutto”.
Per i numerosi fan di Musk, il cambio di strategia annunciato il 28 gennaio è un’altra mossa visionaria. Per i suoi detrattori, invece, pare il tentativo di smarcarsi dalle decisioni imprenditoriali sbagliate degli ultimi anni. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati