Sotto la tettoia del parcheggio, circa dieci bambini assonnati e avvolti in maglioni, giacche e berretti si avvicinano ai banchi di metallo, disposti in modo ordinato sull’asfalto macchiato di benzina. Sulle pareti beige sono attaccate con lo scotch illustrazioni dell’alfabeto e del sistema solare. “Come state oggi?”, chiede un volontario a due bambini mentre si siedono al loro posto. “Siete stanchi?”. Il più piccolo annuisce mentre si sistema sul viso una mascherina blu decorata con disegni di cani dalmata. Una bambina di quattro anni che indossa calze, ciabatte e un cappotto rosa di Minnie si lascia cadere sulla sua sedia.

Sono tutti bambini senza fissa dimora. La loro giornata scolastica sta per cominciare. Con la pandemia il governo li ha trasferiti insieme alle loro famiglie al motel Hyland di Van Nuys, un quartiere dell’area metropolitana di Los Angeles. Ogni lunedì e martedì, da metà agosto, gli alunni (da cinque a dodici, a seconda dei giorni) si riuniscono nel parcheggio, dove i volontari li aiutano a seguire le lunghe lezioni a distanza. Nel distretto scolastico di Los Angeles ci sono circa undicimila bambini senzatetto. Per loro la chiusura delle scuole ha avuto conseguenze che vanno oltre l’apprendimento: hanno perso un luogo sicuro e la garanzia di poter mangiare un pasto caldo ogni giorno. Di recente il distretto ha raddoppiato gli sforzi per aiutare più studenti possibile, offrendo assistenza sanitaria e cercando di rintracciare quelli che non frequentano le lezioni.

Per Gerch era difficile immaginare che uno studente delle medie non sapesse leggere

“Molti di quei bambini non avevano mai partecipato alle lezioni a distanza prima di venire qui”, racconta Emma Gerch, coordinatrice dell’associazione non profit School on wheels, di cui fanno parte i volontari che lavorano nel parcheggio coperto del motel.

All’Hayland hanno preso esempio dalle famiglie benestanti della zona, che dopo la chiusura delle scuole hanno assunto insegnanti e tutor privati e allestito aule ben attrezzate nei cortili di casa per gestire le lezioni a distanza. Lo sforzo dei volontari fa parte di Kids first, un programma sperimentale – pensato dalla consigliera comunale Nury Martinez – e finanziato dal comune con 770mila dollari. Il progetto è partito ad agosto e ha permesso alle famiglie senza fissa dimora di avere un alloggio permanente e di accedere all’assistenza sanitaria, oltre che alle lezioni per i bambini. “Quando è cominciata l’epidemia, a marzo, sapevamo che queste famiglie si sarebbero trovate in una situazione molto difficile”, racconta Martinez.

Videocamera spenta

Gerch è una dei quattro volontari che, nel parcheggio del motel, aiutano i bambini a usare i computer e i tablet messi a disposizione dal distretto scolastico. Alle nove del mattino gli studenti si collegano per seguire le lezioni organizzate dalle scuole che frequentavano prima dell’emergenza sanitaria. Ma hanno fame.

“Posso avere una merendina?”, chiede un bambino dell’asilo. È seduto davanti a un tavolino perché i banchi sono troppo alti per lui. “Ancora non è il momento della merendina”, risponde Gerch. “Ma se stai seduto e ascolti la maestra per i prossimi dieci minuti, te ne porterò una”.

Subito dopo una bambina si avvicina a Gerch e le chiede la stessa cosa. “Dammi dieci minuti, ok?”, risponde lei con un sorriso.

I bambini ricevono uno spuntino la mattina (oggi sono barrette ai cereali) e più tardi i cestini per il pranzo. Il comune ha allestito sessanta centri “prendi e porta a casa” per garantire due pasti al giorno agli studenti e alle loro famiglie, ma i genitori spesso non hanno accesso al sistema dei trasporti e non possono raggiungere i centri di distribuzione, racconta Gerch.

Alcuni insegnanti si sono lamentati con i volontari di School on wheels, sostenendo che gli alunni non dovrebbero mangiare mentre seguono le lezioni. “Per noi è molto difficile”, spiega Gerch. “Questi bambini hanno fame. A volte non riusciamo a farli stare seduti se non gli diamo qualcosa da mangiare”. Per questo motivo hanno deciso di spegnere le video­camere dei computer quando i bambini ricevono la merenda.

I più piccoli sono quelli che fanno più fatica a concentrarsi, così i volontari si siedono con loro durante le lezioni, che finiscono a mezzogiorno. Gli studenti più grandi che vivono nel motel, invece, sono indipendenti e seguono le lezioni in un cortile vicino al parcheggio o nelle loro camere. Vengono nel parcheggio coperto solo per prendere il pranzo.

Nelle ultime file di banchi Ian Chan, un altro volontario, sta seguendo un bambino dell’asilo con i capelli ricci. Il bambino è agitato. L’insegnante, a distanza, gli ha chiesto di mostrargli il foglio con gli esercizi di fonetica, ma lui è impegnato a colorare. Chan, con estrema gentilezza, lo convince a concentrarsi sull’esercizio. “Cosa viene dopo la h?”, gli chiede. Il bambino disegna una piccola i sul foglio, e poi alza lo sguardo verso di lui in attesa di approvazione. “Bravissimo!”, esclama Chan.

Per ogni studente, School on wheels registra il nome dell’insegnante, gli orari delle lezioni e qualsiasi tipo di supporto previsto. L’associazione sta ancora cercando di avere dalle scuole i voti passati dei bambini e delle bambine, in modo da conoscere la loro storia scolastica. “Molti sono indietro rispetto all’età che hanno, e ora che è ancora più difficile accedere e seguire le lezioni il ritardo formativo rischia di peggiorare”, sottolinea Gerch.

Ma i volontari hanno visto dei progressi. All’inizio dell’anno scolastico, ad agosto, i bambini più piccoli non riuscivano a stare seduti e correvano in giro per il parcheggio. Ora hanno trovato un ritmo di studio insieme e s’impegnano a stare attenti il più a lungo possibile.

Il numero di studenti che seguono le lezioni nel parcheggio varia continuamente. A volte i bambini vengono presi in carico da un genitore, o restano nel motel perché non si sentono bene.

Erica Richardson, una madre single, dice che il progetto ha dato un senso di stabilità ai suoi figli di nove e dodici anni. All’Hyland la connessione internet funziona a singhiozzo, e a volte salta per tutto il giorno. Ma almeno Richardson sa che i bambini verranno aiutati ogni lunedì e martedì.

Richardson si è trasferita nel motel più di un anno fa, dopo aver perso il lavoro da addetta alle pulizie in un centro di accoglienza per senzatetto. La pandemia e il fatto di non avere un compagno le hanno impedito di trovare un altro impiego, e non vuole lasciare i figli da soli nel motel.

Visto che vedono i bambini e le bambine solo due volte alla settimana, i volontari devono approfittare del poco tempo a disposizione concentrandosi sugli aspetti più urgenti. Come i paramedici del pronto soccorso, offrono aiuto senza conoscere il passato degli studenti.

Blu e giallo

All’inizio dell’anno scolastico Gerch è venuta a sapere che un ragazzo che frequentava la seconda media aveva problemi nella lettura. All’appuntamento successivo si è seduta con lui mentre la classe leggeva alcuni passaggi da un libro di storia. “Come ti sembra? Facile? Difficile?”, gli ha chiesto Gerch. “Non ho mai imparato a leggere”, ha risposto il bambino.

Per Gerch era difficile immaginare che uno studente delle medie non sapesse leggere. Ha chiesto a un altro volontario di leggere i passaggi ad alta voce, così il ragazzo sarebbe stato in grado di rispondere alle domande insieme ai suoi compagni di classe. La volta dopo Gerch gli ha portato alcuni esercizi di terza elementare. All’inizio lui sembrava convinto di poterli completare, ma anche quelli si sono rivelati troppo difficili.

Nikki Perez, responsabile del progetto Kids first, cammina con una bambina di quattro anni nel parcheggio, tra confezioni di cibo e pennarelli. Chiede alla bambina di quale colore sono le stelle attaccate alle pareti. “Este?” domanda indicandone una. “Blu”, risponde la bambina. “Este?”, continua Perez puntando con il dito un’altra stella. “Amarillo!” (giallo in spagnolo), risponde la bambina con entusiasmo.

Alla fine delle lezioni i volontari aiutano i bambini a recuperare le loro cose e a lavarsi le mani prima di pranzo. “È ora di andare!”, urla un bambino. Una bambina mostra agli altri il suo monopattino rosa. Gli alunni si attardano, parlando tra di loro e con i volontari. D’altronde il tragitto fino alle loro camere nel motel è piuttosto breve. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1388 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati