Con il ritiro delle forze armene dal distretto di Lachin, l’Azerbaigian ha assunto il controllo di tutti i territori riconquistati al momento del cessate il fuoco firmato il 9 novembre grazie alla mediazione della Russia. L’esercito azero è entrato nel distretto di Lachin alla mezzanotte del 1 dicembre. Il ministero della difesa ha pubblicato un video, girato durante la notte, in cui un gruppo di soldati posa davanti a un edificio amministrativo su cui sventola una bandiera dell’Azerbaigian.
In base all’accordo, il Lachin è stato l’ultimo territorio a essere consegnato agli azeri. Prima c’erano state le cessioni dei distretti di Aghdam, il 20 novembre, e di Kalbajar, il 25 novembre. Nel corso del conflitto armato l’Azerbaigian aveva già ripreso il controllo degli altri quattro territori occupati dalle forze armene – Fuzuli, Jabrayil, Zangilan e Gubadli – oltre che di alcune aree del Nagorno Karabakh.
Tra i territori che Erevan aveva conquistato nella guerra degli anni novanta, il Lachin è quello in cui si era stabilita la comunità armena più numerosa. Il territorio comprende il cosiddetto “corridoio di Lachin”, l’unica strada che collega l’Armenia alle aree del Nagorno Karabakh ancora sotto il suo controllo. L’accordo del 10 novembre garantisce la presenza di un corridoio largo cinque chilometri sorvegliato dalle forze di pace russe. Ma la mancanza di chiarezza sui confini e sulla sovranità del corridoio ha creato molta confusione in vista del passaggio di consegne nel distretto. I residenti armeni hanno ricevuto informazioni contrastanti sulla possibilità che le loro case fossero cedute agli azeri.
Il 26 novembre le autorità locali armene hanno comunicato ai residenti della cittadina di Lachin, da cui passa la strada, che avrebbero dovuto abbandonare la zona entro il 1 dicembre. Il giorno successivo sono arrivate istruzioni opposte. Alla fine sembra che la stragrande maggioranza dei residenti abbia lasciato la zona, ma alcuni armeni sono rimasti a Lachin (che gli armeni chiamano Berdzor) e in altri due villaggi, Sus e Aghavno. “Questi tre centri abitati sono controllati dalle forze d’interposizione russe, ma il corridoio si trova comunque nel Kashatagh (nome armeno del Lachin), che è stato consegnato agli azeri”, ha dichiarato il capo dell’amministrazione del distretto, Mushegh Alaverdyan. “Non so come interpretare il tutto. Posso solo dire che allo stato attuale io sono il capo dell’amministrazione del distretto e che i soldati russi controllano il corridoio”.
◆Il cessate il fuoco firmato da Armenia e Azerbaigian il 9 novembre grazie alla mediazione russa ha messo fine al conflitto per la regione contesa del Nagorno Karabakh cominciato il 27 settembre 2020. L’accordo sancisce la vittoria militare azera e ridisegna gli equilibri e i confini che erano stati definiti nella guerra del 1992-1994, vinta dall’Armenia.
Il 1 dicembre il sindaco armeno di Lachin, Narek Aleksanyan, ha dichiarato ai mezzi d’informazione locali di aver ricevuto istruzioni dalle forze di pace russe di evitare la presenza di bandiere in città. È per questo motivo che le autorità locali già in precedenza avevano rimosso la bandiera della Repubblica del Nagorno Karakabh. Aleksanyan ha inoltre dichiarato che sul posto non c’erano truppe azere, e ha poi aggiunto che circa duecento residenti armeni avevano deciso di restare in città. Se a Lachin la situazione al momento è molto confusa, il futuro sembra perfino più imprevedibile. In un discorso pronunciato il 1 dicembre, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha infatti manifestato l’intenzione di costruire una nuova strada lontano dall’abitato di Lachin, quindi sotto la sovranità di Baku. L’obiettivo è usarla per permettere il ritorno dei vecchi residenti azeri. “L’abitato di Lachin è al centro dell’attuale corridoio”, ha precisato Aliyev. “Nelle mie conversazioni con la Russia ho fatto presente che anche la cittadina dovrebbe esserci restituita. Per questo proponiamo la progettazione e la costruzione di un nuovo corridoio per collegare l’Armenia con il Nagorno Karabakh. Quando i dettagli del percorso saranno definiti, Lachin tornerà sotto la nostra sovranità”.
◆ La sconfitta militare nel conflitto con l’Azerbaigian ha innescato una grave crisi politica in Armenia. Dalla tregua del 9 novembre 2020, a Erevan si susseguono le proteste contro il premier Nikol Pashynian, accusato di aver accettato un accordo ingiusto e di aver tradito gli interessi dell’Armenia e del Nagorno Karabakh. L’8 dicembre le forze politiche riunite sotto la sigla Movimento per la salvezza della patria hanno lanciato una campagna di disobbedienza civile per costringere il premier alle dimissioni. Pashynian era arrivato al governo nel maggio 2018, sull’onda della grande mobilitazione popolare, durata tre mesi, che aveva travolto il regime del presidente Serzh Sargsyan. Armen Press
Aliyev ha ricordato che all’inizio degli anni novanta, quando fu conquistata dagli armeni, la regione aveva una popolazione di circa cinquantamila abitanti, quasi esclusivamente azeri. “Ora nel distretto di Lachin vivono ottantamila persone”, ha poi aggiunto. In gran parte armeni. “Ovviamente uno dei nostri principali obiettivi è riportare nel Lachin le persone originarie del Lachin”.
Stando a una stima fatta da organizzazioni internazionali, nei territori tornati sotto il controllo dell’Azerbaigian vivevano 34mila armeni. Secondo il garante per i diritti umani della Repubblica del Nagorno Karabakh, Artak Beglaryan, circa quarantamila persone hanno perso la casa a causa della guerra. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1388 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati