Un ricco investitore in bitcoin vuole costruire una comunità libertaria con un proprio sistema giudiziario in uno stato insulare dei Caraibi. È un’iniziativa del cosiddetto movimento degli “stati di rete” (comunità online che aspirano a diventare stati indipendenti), sostenuto dai guru dell’alta tecnologia statunitense e delle criptovalute. L’azienda di Olivier Janssens, la South Nevis, sta comprando terreni sul piccolo stato federale (facente parte del Commonwealth) formato dalle isole di Saint Kitts e Nevis. L’operazione si concentra a Nevis e si chiama Destiny. Il progetto è stato reso possibile da una legge approvata di recente.
Destiny, che secondo il governo locale disporrà di un investimento di vari miliardi di dollari, dovrebbe comportare una profonda trasformazione della costa meridionale dell’isola, con la realizzazione di ville e cliniche mediche. In una videochiamata con un gruppo di abitanti di Nevis, alla fine di novembre, Janssens ha criticato il sistema giudiziario locale, sostenendo che è inefficiente e aggiungendo che “se ci limitiamo a copiarlo, la gente non sarà attirata da questo posto”. Destiny potrebbe invece “usare un nostro sistema giudiziario più efficiente”, anche se “continuerà a rispettare” il sistema nazionale.
Il progetto, composto da una serie di verdi terrazze lussureggianti e piscine, è stato ideato dallo studio Skidmore, Owings and Merrill, gli architetti che hanno creato il 7 World trade center di New York e la Broadgate tower di Londra. Janssens ha rifiutato di commentare i costi dell’operazione.
Alcuni progetti legati al movimento degli “stati di rete” hanno raccolto centinaia di milioni di dollari da fondi sostenuti da grandi investitori dell’alta tecnologia come Peter Thiel e Marc Andreessen, dal fondatore della OpenAi Sam Altman e da Brian Armstrong, amministratore delegato della borsa di criptovalute Coinbase. Il fondatore di Próspera, una comunità aperta su un’isola honduregna e gestita da un’azienda con sede nel Delaware, negli Stati Uniti, sostiene di aver creato più di quattromila posti di lavoro e di aver attirato più di 150 milioni di dollari di investimenti stranieri. Il governo dell’Honduras ha cercato di bloccare il progetto, ma Próspera ha deciso di fargli causa chiedendo undici miliardi di dollari come risarcimento dei mancati profitti futuri.
Complessi immobiliari
Nell’estate 2025 il governo di Saint Kitts and Nevis ha approvato lo Special sustainability zones authorisation act, una legge che permette allo stato di stipulare accordi per complessi immobiliari. Janssens è in trattativa con il governo e ha dichiarato che, se il progetto dovesse andare in porto, investirà cinquanta milioni di dollari nelle infrastrutture di Nevis.
In particolare la legge contiene una clausola che permette alle aziende di istituire propri “servizi e meccanismi di risoluzione delle controversie”. Questa previsione preoccupa gli abitanti dell’isola, molti dei quali temono che Destiny possa trasformarsi in “uno stato nello stato”.
Kelvin Daly, esponente del partito d’opposizione Nevis reformation party (Nrp), ha dichiarato che “la legge sulle ‘zone a sostenibilità speciale’ è stata approvata senza alcuna consultazione pubblica. Questo genera una forte ansia tra la popolazione”. E ha aggiunto: “Sono stati molto attenti a usare la parola ‘sostenibile’ perché rievoca qualcosa di positivo e moralmente irreprensibile. È solo un modo altisonante per dire zona economica con qualche beneficio in più”.
Janssens ha respinto la definizione di “stato nello stato”, affermando che Destiny sarà aperto a tutti gli abitanti dell’isola e che, in ultima istanza, sarà soggetto alla giurisdizione del governo locale. L’investitore sostiene di volere una comunità libertaria perché “non mi fido dei politici. La nostra posizione è semplice: ‘Lasciateci in pace e fateci fare le nostre cose’”. Janssens ha definito Nevis una “nazione ospitante”.
Mac Kee France, direttore generale dell’hotel Palm Garden di Nevis che ha ospitato un incontro con Janssens, ha raccontato che quando il progetto è stato annunciato si era interrogato sulle dimensioni di Destiny e sui benefici che avrebbe potuto portare agli abitanti dell’isola. Ha però aggiunto che chi ha partecipato all’incontro, compreso lui, era stato rassicurato dalle risposte di Janssens: “Le persone sono andate via soddisfatte. Hanno avuto la sensazione che le loro preoccupazioni fossero state ascoltate”.
La legge ha suscitato polemiche sull’isola perché stabilisce parametri molto ampi per i potenziali sviluppi, senza mettere dei limiti. Gli abitanti temono che il progetto possa assorbire le risorse idriche ed energetiche locali, affermano che stia già costringendo alcuni residenti a lasciare le loro abitazioni e che finirà per essere uno spazio separato dal resto dell’isola.
Durante il dibattito pubblico Janssens ha sostenuto che la nuova legge definisce princìpi e regolamenti in materia di energia, uso dell’acqua e sostenibilità, come l’obbligo che almeno il 70 per cento dell’energia dei nuovi edifici provenga da fonti rinnovabili. Alcuni politici locali hanno criticato il fatto che l’agente immobiliare che sta assistendo Janssens nell’acquisto dei terreni sia Sharon Brantley, moglie del primo ministro di Nevis, Mark Brantley. Patricia Bartlette, esponente dell’Nrp, ha dichiarato in un’intervista radiofonica di voler “approfondire la vicenda per capire se è stata avviata in modo corretto”. Né Mark Brantley né Sharon Brantley hanno risposto alle richieste di commento.
Janssens ha sia la cittadinanza belga sia quella nevisiana, ottenuta grazie al programma che assicura il passaporto a chi investe a Nevis almeno 250mila dollari o compra un condominio di almeno 325mila dollari. Janssens ha affermato che rinuncerebbe al passaporto belga se trovasse un’alternativa che gli garantisca un visto europeo, e ha aggiunto di provare “quasi repulsione per il Belgio”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati