Nelle serie tv i leader politici vengono fatti cadere da complotti elaborati, eseguiti con impeccabile precisione. Il declino di Keir Starmer segue un canovaccio diverso. Nei giorni scorsi il premier laburista si è trovato a fronteggiare una serie di richieste di dimissioni in seguito al tracollo del suo partito alle elezioni locali del 7 maggio. Ma nessuno dei suoi colleghi di governo, e pochi deputati al di là dei suoi critici abituali, hanno agito concretamente per un cambio di leadership.
Molti hanno dato l’impressione di voler temporeggiare, aspettando che uno dei possibili candidati alla successione facesse la prima mossa, oppure che da Downing street arrivasse una risposta ai catastrofici risultati elettorali. La risposta è arrivata la mattina dell’11 maggio: un discorso fiacco, in cui Starmer ha detto che “il cambiamento graduale non basta”, senza però annunciare grandi novità. Nelle ore successive il rivolo di deputati che chiedevano le sue dimissioni si è trasformato in un fiume in piena. Alle 22 più di 70 deputati avevano chiesto che si facesse da parte. Il 12 maggio erano diventati 80.
Un esito inevitabile
La sera dell’11 maggio, inoltre, Starmer aveva ricevuto le visite di alcuni colleghi di governo, concordi nel sostenere che era arrivato il momento di pianificare un’“uscita ordinata”. La mattina dopo perfino il segretario capo del primo ministro, Darren Jones, ha rifiutato di affermare che Starmer sarà ancora primo ministro tra un anno. Miatta Fahnbulleh, responsabile per la devolution, la fede e le comunità, è stata la prima ministra a dimettersi. Anche se la cerchia di Starmer continua a negarlo, sono le scene tipiche di un governo arrivato al capolinea. L’11 maggio lo stesso Starmer aveva detto: “Mi assumo la responsabilità dei risultati elettorali e m’impegno a realizzare il cambiamento che avevamo promesso. Ma il partito ha una procedura per cambiare leader, e questa procedura non è stata attivata. Il paese si aspetta che continuiamo a governare. Ed è quello che faremo”.
Il problema è che tutti gli altri considerano inevitabile la fine di questo governo. Il modo in cui avverrà, tuttavia, sarà decisivo per determinare chi prenderà il comando. Secondo il regolamento interno del Labour il 20 per cento dei deputati deve sostenere una candidatura alternativa alla leadership, non basta affermare che il primo ministro deve dimettersi.
Un volta messo in moto il processo, gli altri deputati possono nominare i propri candidati. Il leader in carica è candidato automaticamente, il che significa che, se volesse, Starmer potrebbe battersi per rimanere alla guida del Labour e quindi primo ministro. Anche se più del 20 per cento dei deputati laburisti ha chiesto le sue dimissioni, metterli d’accordo per far scattare ufficialmente la sfida al premier è un compito più complicato.
La presenza di Andy Burnham rende tutto più difficile. Da mesi è noto che il sindaco di Manchester vuole candidarsi a guidare il Labour, pur non essendo deputato. I suoi sostenitori lo presentano come il leader perfetto per garantire l’unità del partito, e sottolineano i suoi ottimi indici di gradimento, considerando il suo ritorno in parlamento una pura formalità. Nella realtà le cose sono più complesse, soprattutto sotto il profilo della procedura. Evidentemente alcuni deputati non conoscono il regolamento del proprio partito.
Probabilmente i deputati laburisti si sono convinti che il caos provocato dal tentativo di far fuori Starmer sia necessario e utile. Il risultato, però, è che il gruppo parlamentare del Labour è in piena confusione. Non c’è l’ipotesi di una successione chiara e una larga parte dei deputati che vogliono sbarazzarsi di Starmer non ha intenzione di ricorrere alla procedura prevista dal regolamento per rimuoverlo. Da parte sua, per adesso il premier non sembra avere alcuna intenzione di partecipare al suo omicidio politico.
La mancanza di pianificazione e lungimiranza è stata la causa del declino del governo Starmer. È un difetto che sembrano avere anche i suoi rivali interni. Oggi, tuttavia, il punto non è più capire se Starmer cadrà, ma semplicemente come e quando. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati