La cena è cominciata con un prete che benediceva la tavola ed è finita con Nigel Farage che guidava i presenti in un chiassoso coro sulle note di Ymca, l’inno gay immancabile nei raduni di Donald Trump. Durante la serata sono state stappate a ripetizione jéroboam di borgogna e magnum di claret (bottiglie da tre e 1,5 litri). “Si respirava ottimismo”, ricorda Lady Victoria Hervey, esponente dell’alta società presente all’evento. “L’atmosfera era molto allegra”.

Oswald’s, uno dei club privati più esclusivi del quartiere londinese di Mayfair, non è estraneo a queste manifestazioni di sfarzo, ma nel corso dell’evento per la raccolta fondi a favore di Reform Uk – il partito populista e xenofobo in testa ai sondaggi nel Regno Unito – perfino i dipendenti sono rimasti sbalorditi dagli eccessi dei presenti. Sotto i sontuosi lampadari del club, una band di cinque elementi dedicava intermezzi musicali a ogni tavolo, alternandosi con un suonatore di cornamusa e una cantante d’opera. Celebrità, politici e finanzieri si sono rimpinzati di spigola, roast beef e mousse al cioccolato, mentre volavano i tappi di champagne Dom Pérignon. I biglietti per la serata, che si è svolta a gennaio del 2025, costavano fino a 25mila sterline a persona.

Mentre da Oswald’s si festeggiava, in un semplice edificio di mattoni rossi di due piani a Blackpool, una città costiera in declino nel nordovest dell’Inghilterra, si teneva un altro evento. Al pub The Talbot bastano sei sterline per due pinte di sidro Strongbow, mentre un piatto di stufato di manzo costa ancora meno. Qui le serate dedicate al quiz attirano sempre un bel po’ di gente. Quella sera di gennaio non ha fatto eccezione. “Vengo qui da trent’anni”, ci ha detto Margaret Murphy, barista in pensione. “Ci sono il bingo e il biliardo. Tutti sono i benvenuti, è come stare nel salotto di casa”.

Oswald’s e il Talbot hanno clientele molto diverse. Eppure, nel corso dell’ultimo anno, i due locali sono stati accomunati dai colori di Reform, a cui il Talbot è ufficialmente affiliato.

Il partito di Farage, nato in seguito alla sua trionfale campagna referendaria per la Brexit, era considerato una formazione insignificante e piuttosto ridicola al momento della fondazione, nel 2018. Oggi è più popolare del Partito conservatore, che ha governato il Regno Unito per gran parte del novecento, e anche dei laburisti, al governo dal 2024 con il primo ministro Keir Starmer. Alle elezioni locali del 7 maggio 2026 Reform ha conquistato quasi la metà dei seggi disponibili. Se alle prossime legislative gli elettori affideranno a Farage la poltrona di primo ministro, il paese si troverà in una condizione senza precedenti, con leader inesperti, parlamentari indisciplinati e l’attività politica piegata agli interessi di pochi individui.

Ma le contraddizioni interne di Reform potrebbero ancora ostacolare la sua ascesa. La più lampante di queste contraddizioni è il divario tra chi finanzia il partito – persone che si riuniscono in locali come Oswald’s chiedendo sgravi fiscali e liberalizzazioni – e la base elettorale, composta dalla classe operaia, che si ritrova in pub come il Talbot e protesta contro la mancanza di investimenti nei servizi pubblici.

Le coalizioni tra élite finanziarie e classe popolare non sono una novità nel Regno Unito. Spesso il Partito conservatore è stato definito come un’alleanza “tra la City e la plebe”. Tuttavia pochi politici prima di Farage avevano corteggiato così sfacciatamente i due estremi della scala sociale. Il leader di Reform sa che sarà difficile conciliare le promesse fatte a tutti, ma sa anche che a mobilitare gli elettori, più che i programmi politici, sono le emozioni. E nonostante l’enorme divario sociale, i sostenitori di Reform che vivono a Black­pool e quelli che frequentano Mayfair condividono un sentimento che Farage tenta di alimentare in ogni modo: la rabbia verso lo stato e le élite liberal che lo amministrano, accompagnata da una pura e semplice voglia di “fare baldoria”. Tra tutti gli aspetti che influiscono sulla politica britannica, quest’ultimo è di certo tra i meno analizzati, pur avendo un impatto determinante: è quello che Farage chiama “la voglia di farsi una bella bevuta”.

Una città in declino

Il Talbot è nato negli anni venti come circolo del Partito conservatore. Nel Regno Unito locali simili erano molto in voga tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, quando l’allargamento del diritto di voto creò una massa di elettori della classe operaia che i partiti cercavano di conquistare offrendogli luoghi dove riunirsi e bere a prezzi accessibili. All’epoca, d’estate Blackpool attirava milioni di vacanzieri dai centri industriali dell’Inghilterra del nord. La stazione ferroviaria locale era la più affollata del pianeta.

Oggi è difficile anche solo immaginarlo. Negli ultimi decenni la città ha vissuto un netto declino: la chiusura delle fabbriche e delle miniere nel nord del paese ha strangolato l’industria del turismo. Mentre i piccoli alberghi chiudevano uno dopo l’altro, gli imprenditori immobiliari li trasformavano in appartamenti e in stanze in affitto per accogliere i cittadini poveri e vulnerabili provenienti da tutto il Regno Unito. Alcuni erano inviati da istituzioni lontane che cercavano di risparmiare sulle spese, mentre altri arrivavano di propria iniziativa, spesso spinti dal ricordo sbiadito dei loro viaggi d’infanzia. Oggi l’area urbana di Blackpool è la più povera del Regno Unito. La percentuale di residenti in età da lavoro che dipendono dal sussidio di disoccupazione supera di gran lunga la media nazionale, mentre l’aspettativa di vita per gli uomini è la più bassa del paese. Il tracollo della città è evidente nelle strade attorno al Talbot, dove le vetrine sbarrate dei negozi sono sovrastate dai cartelloni che un tempo pubblicizzavano i bar e i locali notturni e che oggi cadono a pezzi spazzati dal vento.

Con la crisi è arrivata anche la frustrazione, accompagnata da un graduale mutamento degli equilibri politici. Storicamente Blackpool era uno storico feudo laburista, ma gli ultimi sondaggi indicano che, se si votasse domani, Reform conquisterebbe facilmente i due seggi locali al parlamento nazionale. “Qui la gente non ha più paura di dire che voterà Reform”, spiega Mark Butcher, imprenditore attivo nel sostegno alle persone senza tetto e iscritto al partito di Farage. “Al contrario, sono tutti entusiasti. Sentono che sta arrivando un grande cambiamento”.

Ho incontrato Butcher per la prima volta davanti al Talbot, dove era appoggiato al muro a fumare. Alto e snello, ha più di cinquant’anni, e mi ha raccontato di quando da ragazzo frequentava il circolo insieme al padre, un ingegnere del vicino stabilimento della British Aerospace. “A Natale il Talbot organizzava una festa e una lotteria con in palio una provvista di carne. Vincere era importante, significava mettere da mangiare in dispensa”. In alcuni pub britannici le riffe alimentari sono una tradizione che risale ai tempi del razionamento, durante la guerra. Il Talbot le organizza ancora oggi, oltre a passeggiate di gruppo, eventi per la festa del papà, tornei di freccette e serate musicali dedicate ai Take That. Tutto si svolge in uno spazio tappezzato di manifesti di Reform.

Il Talbot si è trasformato nel ritrovo di un partito antimmigrazione per decisione dei suoi precedenti proprietari, Peter Flynn e Nick Lowe. Ex giocatore di rugby, Flynn mi ha raccontato che il vecchio circolo era in grande difficoltà quando lo ha comprato insieme a Lowe, nel 2009: “Era pieno di debiti. Molti vecchi frequentatori erano morti e i giovani non ci mettevano piede” (a dicembre del 2025 Flynn e Lowe hanno venduto a nuovi investitori).

Inizialmente i due imprenditori non erano affiliati a nessun partito, ma i loro locali avevano la fama di attirare un tipo di clientela specifica. Uno in particolare, il Tangerine tavern, ospitava gli incontri della formazione fascista British national party già all’inizio del decennio scorso, alla presenza del leader Nick Griffin e del pedofilo neonazista Jack Renshaw, successivamente condannato per aver cercato di uccidere un deputato. Sotto la direzione di Flynn e Lowe, il Talbot è stato accusato di aver ingaggiato gruppi musicali legati alla scena punk neonazista (Flynn sostiene di aver semplicemente affittato la sala senza avere legami con gli organizzatori degli eventi). All’inizio del 2025 i due imprenditori sono entrati in Reform. Poco dopo la sezione locale del partito ha prenotato una sala del pub per una cerimonia. È andata così bene che Flynn e Lowe hanno trasformato il locale in un pub ufficiale di Reform. Quando ho chiesto a Flynn in cosa consista concretamente il rapporto con il partito di Farage, mi ha citato il codice del colore del logo di Reform in cui è dipinto il locale (una sfumatura di ottanio) e mi ha spiegato che il Talbot riceve materiale promozionale e poco più. Tuttavia l’affiliazione ha portato nuovi clienti e, ovviamente, nuove responsabilità. Oggi gli eventi del Talbot sono sottoposti a controlli molto più stringenti che in passato.

Il passato immaginario

Qualche domenica fa ho assistito alla gara settimanale di bingo, condotta dall’animatore del locale, tale Alan Howard. Nella sala principale erano ammassate circa cinquanta persone, concentrate sulle loro cartelle, mentre Howard estraeva i numeri, giocando con le rime: Dancing queen, 17; Winnie the Pooh, 42; ora del tè, 83. I tavoli erano coperti di sigarette elettroniche, piatti, pennarelli e sottobicchieri con il simbolo di Reform.

Dopo la fine del bingo, Howard (al Talbot lo chiamano tutti Dj Alan) mi ha invitato a fare due chiacchiere. Ha superato da poco i sessant’anni ed è cresciuto nel mondo dei circoli di Blackpool. “Il cabaret, gli spettacoli: erano tutti modi per stare insieme”, mi ha spiegato. “Qualche birra, qualche risata e poi tutti a casa di qualcuno per la cena. Stiamo cercando di mantenere vivo quello spirito”.

Nel frattempo era cominciata la riffa della carne. “È tutto truccato!”, ha gridato qualcuno. Poi una donna di nome Pauline si è presentata per ricevere il premio. “Oddio, ho vinto! Non mi era mai successo!”, ha esclamato. “Non c’interessano i dettagli della tua vita”, ha ironizzato Chris Carpenter, uno dei nuovi proprietari del Talbot, consegnandole la carne avvolta nel cellofan.

Quando sono andato a congratularmi, Pauline mi ha presentato le sue amiche, che conosce da decenni. “Posti come questo sono in via di estinzione”, mi ha detto una di loro, sottolineando che un tempo c’erano molti più locali in città: Blackpool ha uno dei più alti tassi di chiusura dei pub in tutto il paese. “Veniamo qui tutte le domeniche. I mariti non osano interferire con le nostre riunioni. Se non avessimo il Talbot non so come faremmo a tenere viva la nostra amicizia”.

Brian Mumm, un cliente del Talbot (Christopher Nunn (The Economist), 2)

Le amiche di Pauline non sembravano particolarmente interessate a Reform, a Farage o alle elezioni, ma mi hanno parlato a lungo di quanto fosse dura la vita per le persone come loro e della rabbia che provano per l’indifferenza dei grandi partiti. Una di loro lavora come infermiera e mi ha rivelato che alcuni colleghi sono costretti a fare anche gli autisti Uber per pagare il mutuo. Un’altra mi ha parlato della figlia, che fa l’insegnante e deve ripagare decine di migliaia di sterline di debiti studenteschi. “Ci sono politici che fanno qualcosa di concreto e altri che parlano e basta”, ha detto Pauline. “Keir Starmer parla a vuoto”.

Secondo Luke Tryl, direttore della società di sondaggi More in Common, il segmento sociale in cui la popolarità di Reform è più alta non è quello più povero (come pensano alcuni) ma quello rappresentato da persone come Pauline e le sue amiche, che “riescono a stento a far quadrare i conti”. “Uno dei principali indicatori del sostegno a Reform è la percezione di una minaccia, un tratto diffuso tra gli elettori convinti di aver fatto tutto quello che era giusto fare ma anche di essere ancora esposti al rischio di un tracollo economico”, spiega Tryl. L’insicurezza si accompagna a una profonda infelicità. “Queste persone ricordano che i genitori avevano un tetto, da mangiare e un dopolavoro dove andare a divertirsi”, spiega Chris Webb, parlamentare laburista eletto nel collegio di Blackpool South. “Oggi si chiedono: ‘Perché sto peggio di loro? Lavoro un sacco e mi sono sempre comportato bene. Pago le tasse ma non posso permettermi di uscire il venerdì o il sabato a farmi una birra o di andare al ristorante’”.

È qui che il messaggio di Reform fa presa, nel punto d’incontro tra l’insicurezza economica e un confuso sentimento in cui si mescolano la nostalgia, un certo rancore e la percezione di aver perso qualcosa. Al contrario delle soluzioni tecnocratiche e poco convincenti proposte dai partiti tradizionali, Reform ha dato voce alla rabbia della popolazione con grande schiettezza. I clienti del Talbot “vogliono solo che questa merda finisca”, mi ha spiegato Butcher. “L’aumento dei prezzi, le bugie dei politici, le ingiustizie. Hanno perso fiducia in tutto”.

Il malcontento per la situazione del paese è abbastanza eterogeneo, ma Reform ha saputo indirizzarlo verso un unico bersaglio: gli immigrati. Anche se nel Regno Unito il saldo migratorio è calato drasticamente negli ultimi due anni, decine di migliaia di persone continuano ad attraversare la Manica per chiedere asilo. I sondaggi indicano che la preoccupazione per l’arrivo dei “barconi” è molto diffusa. In buona parte è alimentata da Farage.

“Non sono razzista, anche se i giornali ci dipingono tutti così. La verità è che qui non ho mai incontrato un razzista”, assicura Margaret Murphy. “Detto questo, sono convinta che dobbiamo fermare i barconi per salvare il nostro paese”.

il suo ex proprietario, Peter Flynn. Blackpool, aprile 2026

Nata alla periferia di Dublino, Murphy è a sua volta un’immigrata. Insieme al marito è arrivata nel Regno Unito trent’anni fa, e al Talbot si è subito sentita a casa: il marito giocava a biliardo nello scantinato mentre Dj Alan intratteneva i figli vestito da clown. Fino a poco fa Murphy votava per i laburisti, ma oggi sostiene Reform.

Quando le chiedo per quale motivo il paese abbia bisogno di essere salvato dai barconi, alterna timori comprensibili a idee poco definite. “Le persone che hanno vissuto qui tutta la vita non vengono aiutate dallo stato”, risponde. Poi mi racconta che sua figlia vive in una sistemazione d’emergenza, in attesa dell’assegnazione di una casa popolare. “Per avere un appuntamento del medico devo aspettare settimane. Non ci sono case. I politici si sono dimenticati di noi”. Affetta da artrite e da una malattia cronica ai polmoni, Murphy ha ragione quando sostiene che gli abitanti di Blackpool devono aspettare troppo per ricevere le cure di cui hanno bisogno: il servizio sanitario cittadino, travolto da diversi scandali, è uno dei peggiori del paese. E non sbaglia nemmeno quando punta il dito contro i governi, laburisti e conservatori, che hanno assistito al declino della città e di tanti altri centri del paese senza muovere un dito.

Ma è altrettanto vero che oggi a Blackpool ci sono solo 600 richiedenti asilo, lo 0,4 per cento della popolazione. Sono numeri che non incidono sulla qualità dei servizi sanitari. La città non è mai stata travolta da ondate migratorie: i residenti nati all’estero sono il 7,9 per cento del totale, meno della metà della media nazionale. I migranti e i rifugiati non sono la causa dei problemi di Murphy: le sono semplicemente stati offerti come capro espiatorio.

Murphy è arrabbiata perché crede che un gruppo di persone con cui sente di non avere alcun legame abbia “infranto le regole” e “saltato la fila” in una battaglia per accedere a servizi sempre più carenti. Inoltre non sopporta il politicamente corretto e i progetti per la diversità, ha un profondo risentimento verso chi è convinto che la retorica di Reform stia alimentando l’ostilità nei confronti dei migranti, e pensa che siano le élite a strumentalizzare il razzismo per poter ignorare le legittime rivendicazioni della gente comune.

Nel Regno Unito le idee di Murphy sono molto diffuse. Nell’estate 2024 a Blackpool un gruppo di persone ha preso d’assalto l’albergo Metropol, una vera icona della città. Molti ricordano ancora quando ospitava colonie estive e serate danzanti. In seguito è diventato un hotel a buon mercato, e dal 2021 accoglie i richiedenti asilo. “La gente mi chiede sempre perché per strada ci sono tanti senza tetto mentre chi non ha versato una sterlina nel sistema previdenziale se la spassa negli alberghi di lusso”, spiega Butcher.

La serata bingo al pub The Talbot, Blackpool, febbraio 2026 (Christopher Nunn, The Economist)

Oggi il Metropol non ha assolutamente nulla di lussuoso. La struttura è danneggiata dalla muffa e da perdite delle condutture e i suoi residenti vivono “in condizioni pietose, nell’incuria più totale”, racconta una persona che ci lavora.

Farage sa bene che quello degli asylum hotels è un tema sensibile. Poco dopo l’affiliazione del Talbot a Reform in un discorso pubblico ha promesso di fermare “i giovani maschi senza documenti” che attraversano la Manica per essere ospitati in “alberghi a cinque stelle”. Farage ha dichiarato che Reform cancellerà i tagli al welfare imposti dai laburisti e ha sfidato Starmer a partecipare a un dibattito in un circolo per lavoratori, per “bere qualche birra con i ragazzi”. “Il primo ministro non ha nessun legame con i lavoratori”, ha detto. “E neanche con quelle che un tempo erano chiamate comunità operaie”.

A cena con le celebrità

A Londra Albemarle street parte da Piccadilly, a pochi passi dall’hotel Ritz. Alla fine della strada c’è una porta blu sormontata da una semplice tenda rossa. È l’ingresso di Oswald’s, il club dove a gennaio del 2025 è stata organizzata la serata di raccolta fondi per Reform. A parte un gruppo ristretto di giornalisti selezionati, la stampa non è potuta entrare. Scattare fotografie all’interno del club è assolutamente vietato. Ogni tanto, però, qualche immagine riesce a passare la censura. Per esempio sappiamo che il piano terra è ispirato alla sala degli specchi di Versailles. Il salone al piano superiore, invece, ha ospitato la festa per l’incoronazione di Carlo III, a cui hanno partecipato i regnanti di Norvegia, Grecia, Giappone e Marocco.

Nonostante questo passato prestigioso, oggi Oswald’s è considerato una specie di “intruso” nel panorama dei club londinesi. A differenza dei più blasonati club di Pall Mall, di proprietà dei soci, è un locale privato. I tradizionalisti considerano posti del genere piuttosto volgari, anche se poi ci vanno.

“Oswald’s è frequentato da persone molto ricche”, spiega Seth Alexander Thévoz, esperto di club londinesi. “Ci trovi amministratori di fondi speculativi e finanzieri, mescolati con un po’ di ‘vecchi patrimoni’, cioè nobili e aristocratici”.

L’ultima versione di Oswald’s ha aperto nel 2018, ma la storia del locale nasce all’inizio degli anni sessanta, quando John Aspinall, proprietario di zoo e casinò, fondò il Clermont Club, un circolo dove si giocava d’azzardo e che attirava gli esponenti più appariscenti delle classi dirigenti. Tra loro c’erano aristocratici come Lord Lucan (poi scomparso dopo essere stato accusato di aver ucciso la bambinaia dei figli), scrittori come Ian Fleming e imprenditori ambiziosi che volevano scrollarsi di dosso le catene dell’austero dopoguerra britannico.

Le dimensioni del successo di Farage sono emerse nelle elezioni del 7 maggio

Quando calava la sera i frequentatori del Clermont si spostavano nello scantinato, dove Mark Birley, amico di Aspinall, aveva allestito un ristorante e night club chiamato Annabel’s. Oltre a una fede incrollabile nel capitalismo d’assalto, i clienti di Birley e Aspinall condividevano un’ostilità feroce verso la Comunità economica europea, antenata dell’Unione europea. Per loro il progetto europeo era burocratico e deprimente, l’esatto contrario dell’immagine che avevano di sé.

Il nuovo Oswald’s è stato fondato dal figlio di Birley, Robin, che ha ereditato l’orientamento politico del padre e la sua abilità nell’intrattenere i ricchi. Il club è arredato in uno stile rurale classico che a tratti scivola nell’estetica dei drammi in costume. Sopra la reception è appeso un vistoso ritratto del nonno di Birley, sir Oswald.

Chi riuscisse ad avventurarsi al piano superiore, oltre alle fotografie dei frequentatori del vecchio Clermont, incontrerebbe con ogni probabilità un eclettico spaccato dell’élite britannica. Qui vengono a mangiare Boris e Carrie Johnson, ma anche i coniugi Blair. La principessa Eugenie ha celebrato qui il suo anniversario di matrimonio, mentre Ben Elliot, nipote della regina Camilla ed ex presidente del Partito conservatore, è un frequentatore abituale, come anche David e Victoria Beckham.

Il club di Birley è un punto di riferimento per i grandi finanziatori di Reform, divisi in cinque fazioni in lotta per conquistare peso e influenza. Il primo gruppo è composto da vecchi sostenitori del Partito conservatore che hanno cambiato schieramento. “Voglio vedere risultati per i soldi che spendo”, dice uno di loro, Charlie Mullins, fondatore della più grande azienda londinese d’impianti idraulici e residente a Marbella, in Spagna. “In passato ho sostenuto i tory, ma hanno perso smalto. Dargli soldi non mi conveniva più”.

Poi c’è la fazione di chi avrebbe evidenti vantaggi economici da un governo Reform, come il finanziere Roger Nagioff e Jeremy Hosking, imprenditore nel campo dei combustibili fossili. Il terzo gruppo è costituito da ideologi di destra e grandi editori e imprenditori, tra cui Paul Marshall (proprietario dello Spectator). Molti sono profondamente religiosi.

Nella quarta fazione ci sono le celebrità anti-woke, come Ant Middleton, un soldato che si è riciclato come personaggio televisivo, e il pugile Derek Chisora. Entrambi hanno partecipato alla cena di gala del gennaio 2025. L’ultimo gruppo, infine, è composto dagli aristocratici, tra cui Fiona Cottrell (ex compagna di re Carlo) e Victoria Hervey, figlia del sesto marchese di Bristol ed ex partner dell’uomo che un tempo era conosciuto come principe Andrea (l’ex principe ha perso i titoli nobiliari in seguito allo scandalo Epstein).

Tasse e welfare

Le celebrità che sostengono Reform, oltre che dalla luce dei riflettori, sembrano attratte dal teatrino politico messo in scena dal partito. Molti hanno cercato di entrare anche nella cerchia di Trump. “Mar-a-Lago è l’epicentro del mondo che conta”, ha detto Hervey a Vanity Fair. “Hai l’impressione di essere in un universo parallelo”.

Le attività di Reform, anche quelle puramente amministrative, vanno sempre a braccetto con l’allegria dei brindisi alcolici. “Una volta mi hanno mandato a comprare qualche bottiglia di gin e dei bicchieri. A quanto pare Reform non può avere un ufficio senza gin nel frigo”, racconta Gawain Towler, ex addetto stampa del partito.

Bassim Haidar, imprenditore delle telecomunicazioni e della finanza digitale, si lascia trasportare dall’emozione quando parla del cameratismo che caratterizza gli eventi di raccolta fondi del partito, a cominciare dalla cena da Oswald’s. “Non ho mai partecipato a niente di più esaltante”, confessa. Haidar ha appena comprato un appartamento da 42 milioni di sterline nel complesso residenziale di lusso One Hyde Park, costruito nei pressi di Harrods dal tesoriere di Reform, Nick Candy. Ho chiesto a Candy, un imprenditore moderno e spregiudicato, perché si sia lasciato sedurre da un partito che predica il ritorno ai valori tradizionali dei vecchi tempi. “Qualcuno deve affrontare certi problemi. E oggi lo stanno facendo loro”, mi ha risposto. In un certo senso il suo tono mi ha ricordato quello di molti residenti di Blackpool: un misto di audacia e compiacimento legato all’idea che oggi si possa finalmente dire a voce alta cose che un tempo andavano taciute.

Al Talbot il tabù infranto riguardava soprattutto gli immigrati, ma Haidar si riferiva chiaramente all’elusione fiscale. Di recente il governo laburista ha abolito il regime fiscale dei non dom, che consentiva di avere la residenza nel Regno Unito ma non il domicilio fiscale, permettendo alle persone più ricche di non pagare le tasse sui redditi esteri. Haidar, un miliardario libanese-nigeriano con cittadinanza irlandese, si è opposto vigorosamente all’abolizione. “Non sono contrario all’idea di pagare più tasse”, ha insistito. “Ma non mi sta bene che le attività che ho costruito in tutto il mondo siano sottoposte a tassazioni punitive. Questo è il motivo per cui gli investitori stanno lasciando il Regno Unito”.

Il club Oswald’s è un punto di riferimento per i grandi finanziatori di Reform

Spostarsi dal mondo dei finanziatori di Reform a quello della sua base operaia è abbastanza sconvolgente: i primi sono impegnati a demolire lo stato sociale, gli altri protestano contro il suo smantellamento. Invece di lasciarsi frenare da questa contraddizione, Farage l’ha sfruttata, adottando una critica vaga ma radicale dello stato contemporaneo che convince entrambe le fazioni. “I politici hanno dimenticato che la loro ideologia ha effetti concreti sulla nostra vita quotidiana”, ha scritto sul tabloid The Sun, in riferimento a una legge approvata per contrastare il fumo e aumentare le tasse sulle aziende di scommesse. “Le persone vogliono solo divertirsi senza dover ascoltare la lezioncina dei fanatici della salute pubblica. Cosa ci può essere di più invadente che impedire alla gente di divertirsi?”.

Con queste poche parole Farage è riuscito a criticare le autorità (ingraziandosi i clienti dell’Oswalds), a manifestare disprezzo per la tecnocrazia liberale (che irrita quelli del Talbot) e a evocare un passato immaginario e glorioso in cui i britannici se la spassavano senza problemi. Ma gli attacchi alla sobrietà di stato non riescono sempre a mettere d’accordo tutti. Inevitabilmente, prima o poi bisogna affrontare le questioni concrete. La spesa pubblica, per fare un esempio. I grandi finanziatori di Reform vorrebbero una riduzione del peso del governo nella vita dei cittadini, e molti di loro hanno un rapporto conflittuale con l’agenzia delle entrate. Tra il 2019 e il 2024 quasi tre quarti dei 22 milioni di sterline ricevuti da Reform in donazioni provenivano da appena nove soggetti tra individui o società, tutti con sede all’estero.

I finanziatori di Reform provano inoltre una profonda avversione per la spesa pubblica e l’assistenza sociale. Mullins, per esempio, si è spesso scagliato contro “i parassiti del sussidio”. La base elettorale, invece, pensa che il governo dovrebbe essere più attivo in campo economico e sociale. Secondo un sondaggio del 2025 due terzi dei sostenitori di Reform sono favorevoli alla nazionalizzazione di industrie cruciali, mentre il 68 per cento pensa che le grandi aziende dovrebbero pagare più tasse.

La lezione di Grange park

Negli ultimi mesi Farage è stato spesso costretto a fare imbarazzanti cambi di rotta. All’Institute of economic affairs, un centro studi liberista, ha detto che un suo eventuale governo porterebbe avanti le liberalizzazioni, ma in altre occasioni ha chiesto la nazionalizzazione delle acciaierie rimaste nel paese. L’anno scorso, mentre il governo laburista cancellava i sussidi familiari per i figli oltre il secondo, Reform ha promesso di garantirli per tutti. Ora che il governo ha cambiato idea, Farage ha fatto dietrofront e ha dichiarato che in caso di vittoria ripristinerà la vecchia norma.

Reform non è l’unico movimento populista capace di gestire la tensione tra i suoi sostenitori favorevoli al libero mercato e quelli che vorrebbero uno stato più forte. In questo senso Farage potrebbe essersi ispirato a Trump, che negli Stati Uniti è riuscito a tenere insieme i libertari più radicali e gli industriali protezionisti.

Una tattica tipica del movimento Maga è alimentare le culture wars, puntando il dito contro i presunti nemici nascosti all’interno dello stato liberale. Farage critica da tempo le “élite politiche”, ma negli ultimi mesi ha attaccato anche i sindacati degli insegnanti e quella che ha definito “ideologia trans”. L’influenza della destra statunitense potrebbe spiegare anche la crescente ossessione di Reform per l’aumento della natalità.

I progressi di Farage
L’orientamento di voto degli elettori nel Regno Unito, 2024-2026 (politico.eu)

È interessante notare che è stato proprio in occasione di un evento Maga (Make America great again) organizzato a Washington che i proprietari di Oswald’s e del Talbot si sono ritrovati per la prima volta nella stessa sala. Quando Farage è volato negli Stati Uniti per celebrare la cerimonia di insediamento del secondo mandato di Trump, nel gennaio 2025, ha portato con sé Butcher. L’imprenditore di Blackpool ha alle spalle una storia di riscatto che piacerebbe agli statunitensi e che invece è totalmente estranea a Farage. Quando gli ho chiesto di quel viaggio, era entusiasta. “Trump è l’unico leader internazionale che difende il Regno Unito”, mi ha detto.

Tuttavia esistono dei limiti al fascino che l’ideologia Maga esercita nel Regno Unito, tanto che Butcher è piuttosto cauto quando si tratta di mostrare in pubblico la sua stima per Trump. In un’intervista alla Blackpool Gazette dopo la visita a Wash­ington è stato molto attento a non dichiararsi sulla stessa linea del presidente americano. E nessuno degli elettori di Reform con cui ho parlato a Blackpool aveva simpatie per Trump. “È un peccato che quel proiettile gli abbia solo sfiorato l’orecchio”, ha detto un cliente del Talbot.

Butcher mi ha anche portato a visitare Grange park, il quartiere popolare in cui è cresciuto. “Quando abitavamo lì non avevamo molto”, mi ha raccontato indicando la piccola casa in cui viveva con i suoi tre fratelli. Da bambini prendevano in prestito denaro dai vicini per attivare il contatore dell’elettricità e si nascondevano dietro il divano quando arrivavano gli esattori del fisco.

Nonostante queste avversità, Butcher riconosce l’importanza di alcuni aspetti della sua infanzia, a cominciare dall’esempio rappresentato dalla madre, animata da un’instancabile etica del lavoro e da una indomabile allegria. “Il suo carattere ha avuto un ruolo fondamentale nel farmi diventare quello che sono”, mi ha confidato. “È così che funzionava a Grange park. Era una comunità di persone che erano tutte sulla stessa barca e facevano del loro meglio per sopravvivere. È ancora così. Grange park è l’ultima roccaforte dello spirito di quei tempi”.

Comunque sia, Butcher è scappato dal quartiere appena ha potuto. Come primo lavoro ha fatto il portantino alla stazione di Blackpool. Poi ha venduto occhiali da sole e fasce per capelli sulla spiaggia, prima di accettare un impiego nel fast food Kfc. A 25 anni aveva accumulato abbastanza soldi per andarsene di casa e farsi una famiglia. Per sua stessa ammissione oggi Grange park è più sicuro e vivibile di quarant’anni fa. Nonostante le nostre lunghe conversazioni non sono riuscito a capire cosa pensi davvero dei ragazzi che vivono nel suo vecchio quartiere: sono dei viziati che non hanno idea di quanto siano fortunati o vittime del declino nazionale?

Su suo suggerimento, abbiamo bussato a diverse porte. Tutti quelli che ci hanno risposto hanno detto che alle prossime elezioni voteranno Reform. Quando gli ho chiesto come mai sostengano un partito profondamente legato alle classi più ricche, mi hanno risposto con un’alzata di spalle, come se la mia domanda fosse assurda e mal posta. “Se Farage è disposto ad aiutare la classe operaia, per me non fa differenza”, mi ha detto Murphy. “I conservatori non lo hanno fatto e sicuramente non lo farà Starmer”.

Le reali dimensioni del successo di Reform sono emerse chiaramente nelle elezioni che si sono tenute il 7 maggio in 134 delle 317 amministrazioni locali del Regno Unito. A Blackpool, però, non si voterà prima del 2027. Butcher sta passando in rassegna i possibili candidati di Reform. Per il momento la popolarità del partito sembra in crescita su entrambi gli estremi dello spettro politico. I proprietari del Talbot hanno ricevuto diverse telefonate da altri pub che vorrebbero associarsi a Reform. Candy, il tesoriere del partito, nel frattempo ha promesso di portare la campagna per la raccolta fondi nel principato di Monaco e negli Emirati Arabi.

Nuove iniziative sono in corso anche a Blackpool. Butcher sta cercando di creare una squadra di calcio di Reform. “Il partito è attivo sul territorio, a stretto contatto con la gente”, mi ha detto con grande soddisfazione quando abbiamo finito di bere la nostra ultima pinta di birra al Talbot. “È qui che si fa la vera politica. È qui che si fa sul serio”. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 54. Compra questo numero | Abbonati