La geografia fisica non gode di grande fortuna nella scuola italiana. Spesso è considerata un capitolo obbligatorio da sbrigare in fretta prima di passare alla geografia umana, che studia le società e i loro cambiamenti nello spazio. Questo libro appassionante, scritto da un professore di comunicazione scientifica britannico, dimostra al contrario quanto nello studio del nostro pianeta dimensione fisica e umana siano strettamente collegate. Lo fa assumendo una prospettiva di lungo periodo: comincia dalla tettonica delle placche, che provocando la formazione di montagne, fiumi, pianure fertili determina la distribuzione delle civiltà; continua con l’influenza del clima sulle prime migrazioni degli ominidi; e tratta quindi la forma dei paesaggi e delle coste e il loro rapporto con la produzione e lo scambio di prodotti umani. Passando per la storia degli scontri tra popolazioni delle steppe e imperi agricoli, Dartnell prosegue con l’influenza dei venti sulle scoperte geografiche, e con l’estrazione dei metalli e delle risorse energetiche che ci hanno condotto al punto in cui ci troviamo oggi. Il libro riesce a non essere rigido pur mantenendo un’impostazione basata sul determinismo geografico. Mettendo insieme ricerche vecchie e nuove, sposta l’attenzione dagli uomini colonizzatori alla Terra colonizzata, mettendo in ombra l’onnipotenza dei primi e in luce le costrizioni imposte dalla seconda. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1394 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati