C’è una stanza, in Giappone, dove la tv trattiene il respiro. Si trova in Silent library, un segmento nato dentro il varietà Downtown no gaki no tsukai ya arahende!! (Nippon Tv), una piccola perla dell’intrattenimento. Il meccanismo è semplice e crudele: un gruppo di concorrenti siede in una biblioteca. A turno, uno pesca una carta e riceve una punizione: una scossa elettrica, un colpo improvviso, l’irruzione di un oggetto. Il corpo è provocato, la voce deve restare immobile. Se qualcuno rompe il silenzio, il gruppo perde denaro. Silent library _è un programma sull’erosione progressiva del controllo. Ogni segmento è una tragedia compressa: la risata sale come un riflesso involontario e viene inghiottita, trasformata in tremore, in lacrima, in contorsione. Come in _Lol, il pubblico ride non tanto per quello che accade, ma per quello che non può accadere. È una comicità che procede per sottrazione. La versione americana, prodotta da Mtv, ha trasformato il dispositivo in qualcosa di più esplicito, più rumoroso, più prossimo allo show. Il dolore è esibito, laddove nella versione originale è represso e nascosto, costruendo una tensione narrativa intorno alla risata come liberazione. Il valore aggiunto è dato dal set: la biblioteca, custode di storie e parole, con la sua aura di disciplina trasformata in un teatro morale dove la voce è impedita. Ogni risata trattenuta è una vittoria provvisoria della norma sul corpo. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati