Michelangelo era esigente nella scelta del marmo da usare per le sue sculture e per i suoi progetti architettonici. Controllava i singoli blocchi di pietra mentre venivano estratti dalle cave.
Quando nel 1518 papa Leone X gli commissionò la realizzazione della facciata della basilica di San Lorenzo, a Firenze, Michelangelo decise di non prendere il marmo da Carrara (da cui proveniva la pietra usata per alcuni dei suoi capolavori, come il David), ma lo fece arrivare da una cava che aveva contribuito ad aprire nella vicina Pietrasanta, sempre in Toscana. Osservava gli operai mentre estraevano e tagliavano gli enormi blocchi di marmo e disegnava le strade che avrebbero consentito di trasportarli dalla montagna fino alla costa.
Oggi Pietrasanta è un polo internazionale della scultura, con una ricca rete di laboratori, fonderie e artigiani che lavorano per artisti di tutto il mondo. In primavera e in estate, la città, di ventimila abitanti, diventa una meta per artisti e professionisti del settore. Per promuovere Pietrasanta e renderla un centro artistico attivo tutto l’anno, andando oltre la sua attrattiva stagionale, le autorità locali hanno creato la fondazione Centro arti visive di Pietrasanta.
“Pietrasanta rimane all’esterno del circuito internazionale dell’arte”, afferma Nicola Lattanzi, professore all’Imt scuola alti studi di Lucca, che nel 2025 ha diretto la fondazione. “Ma qui vengono tantissimi artisti famosi, ci trascorrono del tempo e fanno in modo che in una cittadina come questa si crei un ecosistema unico al mondo”.
Lattanzi spiega che il ruolo della fondazione è fare da “facilitatore” non limitandosi a supervisionare le attività culturali di Pietrasanta da maggio a settembre, ma anche creare ponti e stringere alleanze con il mondo dell’arte internazionale per il resto dell’anno, collaborando con artisti che qui realizzano ed espongono le loro opere.
Un posto incantevole
A trarre beneficio da questo ecosistema locale c’è per esempio lo scultore di origini armene Mikayel Ohanjanyan. È stato tra gli artisti che nel 2015 hanno esposto le proprie opere alla Biennale d’arte di Venezia, nel padiglione armeno che quell’anno vinse il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale.
Oggi sette sue sculture in basalto grigio sono in mostra a Pietrasanta in uno spazio espositivo all’interno di una filiale della Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana. Ohanjanyan è arrivato per la prima volta a Pietrasanta all’inizio degli anni duemila per acquistare un blocco di granito e poi è tornato qualche altra volta, ma sempre per brevi periodi.
Nel 2014 la fondazione Henraux gli ha conferito un premio per la scultura contemporanea. Henraux è un’azienda che ha la sua sede vicino a Pietrasanta e che si occupa di estrazione e lavorazione del marmo, attingendo alle cave aperte da Michelangelo.
Quando Ohanjanyan è tornato per ricevere il premio è rimasto affascinato dalla zona e ha deciso di cercare una casa e un atelier nelle vicinanze, dove poter vivere per una parte dell’anno. Lavora con bronzo, metallo, marmo e basalto e per lui Pietrasanta è una sorta di “tutto in uno” perché offre i mezzi e le competenze tecniche per realizzare le sue opere, oltre al supporto logistico e alle soluzioni di trasporto. Ma per lo scultore è anche “un posto incantevole dove puoi incontrare persone interessanti che trascorrono qui una parte dell’anno: artisti, galleristi, collezionisti, curatori e designer che arrivano da Milano, Londra, Parigi e dal resto del mondo. Dato il suo alto potenziale spero che in futuro Pietrasanta potrà ospitare anche mostre ed eventi culturali di livello internazionale”.
Gina Lollobrigida, attrice e scultrice, passava a Pietrasanta qualche mese ogni anno. Aveva studiato all’accademia di belle arti di Roma
Per ovvie ragioni il nome di Michelangelo resterà per sempre associato a questo posto, ma l’artista che dopo di lui ha contribuito maggiormente a darle visibilità alla città è stato lo scultore britannico Henry Moore, morto nel 1986.
Moore cominciò a frequentare Pietrasanta negli anni cinquanta e fu subito attratto dal marmo di eccellente qualità estratto dalle cave, oltre che dalla rete di artigiani locali straordinariamente preparati: intagliatori e fonditori di bronzo in grado di trasformare i suoi piccoli modelli in opere di grandi dimensioni. Tante delle monumentali statue in bronzo che Moore ha prodotto per parchi, giardini e piazze in giro per il mondo sono state modellate dagli artigiani pietrasantesi.
L’altro artista del novecento che ha contribuito alla fama globale di Pietrasanta è il colombiano Fernando Botero, noto per i quadri e le sculture con figure tondeggianti. Acquistò qui una casa nei primi anni ottanta e fino alla sua morte, nel 2023, ha passato i mesi da maggio ad agosto nel suo studio vicino alla piazza principale, piazza Duomo. Durante i suoi soggiorni lavorava a stretto contatto con la fonderia artistica Mariani, producendo piccoli modelli che la fonderia tramutava in grandi opere in bronzo. Ogni tanto anche lui lavorava con il marmo.
Servizi d’imballaggio
Oggi il suo rapporto con la città è testimoniato dalla statua in bronzo di un corpulento guerriero romano che si trova in piazza Matteotti e dai due grandi affreschi che dipinse per la chiesa della Misericordia. Ma è anche ricordato per il suo carattere amichevole. “Fernando era una persona meravigliosa”, dice Giovanni Gherarducci, un artigiano che per decenni ha lavorato con lui e che è molto conosciuto nella comunità artistica. “Qui tutti gli volevano bene, salutava sempre e si comportava come se fosse uno di noi”. Capitava spesso di vederlo seduto ai tavolini di uno dei caffè della piazza, ricorda Gherarducci. Ci teneva così tanto a sostenere le attività locali che ogni sera lui e la moglie andavano a cena in una trattoria diversa. Gherarducci ha imparato il mestiere dal padre, che negli anni sessanta avviò un’azienda specializzata in servizi d’imballaggio per botteghe dei marmi, fonderie e artisti. Andavano nei laboratori, prendevano le misure delle sculture e preparavano gli imballaggi in legno per il trasporto. Negli anni ha ampliato l’attività offrendo una vasta gamma di servizi per artisti e scultori: dall’acquisto di utensili e attrezzature alla realizzazione di basamenti per le opere, dal monitoraggio della spedizione e del trasporto delle opere alla supervisione e allestimento delle mostre.
Un’altra scultrice con cui ha lavorato è stata l’attrice Gina Lollobrigida, che nella parte finale della sua vita passava a Pietrasanta qualche mese ogni anno. Racconta che si fidava di lui al punto da lasciargli, quando era via, le chiavi del suo studio e del suo appartamento in città.
Lollobrigida, che aveva studiato pittura e scultura all’accademia di belle arti di Roma, “aveva una gran mano nel disegno”, ricorda Gherarducci. Le sue sculture erano “autoritratti, quasi sempre personaggi dei suoi film”, in scale diverse, alcune piccole e altre invece molto grandi. “Gina era sempre gentile”, dice. “Sapeva quello che voleva”.
Chiedo a Gherarducci se sente di aver avuto un ruolo nelle varie creazioni artistiche che ha contribuito a realizzare e se prova anche un senso di autorialità condivisa. “No, credo di aver messo a disposizione un sapere che mi è stato tramandato dalla mia famiglia, da generazioni di artigiani”, risponde. “Per me è stata una missione, la passione di una vita. Se dovessi ricominciare da capo, rifarei tutto. Credo di aver fatto bene il mio lavoro e di aver reso un servizio. Ho dato sicurezza agli artisti, che potevano realizzare quello che volevano senza problemi”. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati