I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana la freelance norvegese Eva-Kristin Urestad Pedersen.
Come scrittore, Niccolò Ammaniti ha varie capacità, ma ce n’è una in particolare che mi stupisce sempre: quella di portarci dentro una storia che all’inizio sembra piuttosto normale, quasi banale, per poi rivelare che invece è una scatola magica dove la formidabile immaginazione di Ammaniti è dio e creatore. Accade anche questa volta. La vita di Nilo, il protagonista di Il custode, sembra quella di un qualsiasi ragazzino che vive in un piccolo paese in Sicilia. Certo, la presenza di due indiani che parlano un siciliano perfetto e di alcuni mafiosi piuttosto particolari segnalano che la storia non seguirà sempre una logica realista. Ma alimentano la curiosità per capire dove questa storia andrà a finire. Poi Ammaniti fa la sua mossa e capisci di esserci cascata. Anche stavolta. Ci sono meno risate in questo romanzo rispetto ad altri libri dell’autore. In cambio, c’è più tenerezza, soprattutto quando indulge nei sentimenti amorosi del giovane Nilo. Anche se personalmente preferisco la sua vena grottesca ammetto che, come nei suoi romanzi precedenti, anche stavolta Ammaniti è riuscito a creare un universo letterario tutto suo dove è sempre molto piacevole stare. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati