I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Eva-Kristin
Urestad Pedersen, giornalista freelance norvegese.
A diciotto anni ho avuto la possibilità di sfruttare una borsa di studio e andarmene negli Stati Uniti, in un’università dell’Iowa per essere precisi. L’ho fatto senza pensarci troppo, ma dopo un anno mi mancava il vecchio continente e ho lasciato l’idillico campus per tornare indietro. Ho vagabondato per un po’ in vari paesi e in varie università d’Europa, sapendo che l’ideale per me era semplicemente pensare e scrivere quello che pensavo. Ed è più o meno quello che faccio, oltre alle traduzioni, una specie di deriva del lavoro giornalistico. Quando ho letto Cosa pensavi di fare? di Carlo Mazza Galanti, un “romanzo a bivi per umanisti sul lastrico”, un “librogioco” dove le scelte che fai determinano dove va la tua storia, mi è preso un colpo: ho rivissuto parti dalla mia vita e ho capito che le mie scelte non erano poi così originali. Non è un caso. I mestieri umanistici sono pochi, e pagano ancor meno. È colpa della società in cui viviamo? Del sistema? O è colpa di tutti noi umanisti, che abbiamo fatto delle scelte in base non alla realtà, ma sognando un’altra realtà? Non lo so, però mi piacerebbe parlarne con Mazza Galanti perché, avendo letto il suo stupendo libro, ho l’impressione che lui, forse, lo sappia.
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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati