Il fiume Tapanahoni, con le sue acque scure, si snoda per chilometri e chilometri. Lungo le rive corrono alti muri di alberi. Dopo l’ennesima ansa, il fiume si allarga e a un tratto si vedono delle case. Dei bambini giocano lasciandosi trasportare dalla corrente forte. C’è chi lavora su piccoli campi di manioca e chi pesca con delle reti attaccate a lattine di Coca-Cola che fanno da galleggianti.

Siamo ad Apetina, dove vivono circa trecento nativi wayana, un gruppo etnico che conta più di 2.500 persone sparse tra il Suriname meridionale, la Guyana Francese e il Brasile. Dieci anni fa nel villaggio si diffuse il panico: nei capelli degli abitanti c’erano quantità di mercurio molto superiori al limite di sicurezza internazionale. Il mercurio, contenuto nel pesce che ad Apetina si consuma tutti i giorni, è uno scarto dell’estrazione dell’oro.

I mezzi d’informazione riportarono la notizia con toni allarmistici e il giovane turismo ecologico locale subì un tracollo: nessuno voleva più visitare il “villaggio avvelenato”. Ancora oggi gli abitanti di Apetina non sanno quali effetti abbia l’esposizione al mercurio sulla loro salute.

“L’oro ci porta solo disgrazie. Ci ha tolto le terre che ci appartenevano e siamo avvelenati dal mercurio usato dai cercatori. L’acqua del fiume è inquinata: sembra melma”, dice Jupta ­Itoewaki. “Alcune persone, dopo essersi immerse, si riempiono di pustole sulla pelle. La guardia medica ha una pomata specifica per questo problema, ma a cosa serve se il giorno dopo bisogna tuffarsi di nuovo nella stessa acqua? Nei periodi di forte siccità dipendiamo da quell’acqua anche per bere”.

Pochi controlli

Itoewaki è originaria di Kawemhakan, un villaggio wayana lungo il tratto superiore del fiume Marowijne, che segna il confine con la Guyana Francese. Qui migliaia di piccoli cercatori d’oro, in gran parte brasiliani, si servono del mercurio per estrarre il metallo prezioso.

Suriname, la savana Sipaliwini (Milton Kam, dal libro Points of Recognition)

Anche se gli abitanti sanno che è meglio non mangiarne troppo, il pesce è una parte importante dell’alimentazione quotidiana. “Ci mettono in guardia dai pericoli del mercurio, ma in fin dei conti se tuo padre ha preso un pesce e tu hai bisogno di mangiare, cosa fai? Scegli di rimanere a stomaco vuoto? È difficile. La gente non vuole ignorare le indicazioni sanitarie, ma neanche soffrire la fame”.

In Suriname il mercurio si usa da più di un secolo per separare le particelle d’oro dal fondale. Queste particelle poi si legano formando un amalgama che viene scaldato in modo da far evaporare il mercurio e conservare solo l’oro. È un metodo semplice ed efficace. Solo che gran parte del mercurio usato si disperde nell’acqua o nell’aria. Quello che finisce sul fondale si unisce al materiale organico dando origine al metilmercurio, un composto estremamente tossico, perché si accumula con facilità negli organismi. Il mercurio “si trasmette” ai vari anelli della catena alimentare. Sono soprattutto i pesci carnivori, molto usati nella cucina locale, a essere contaminati, perché raccolgono il mercurio di tutti i pesci che hanno mangiato. Nei piranha del lago di Brokopondo, per esempio, sono stati trovati livelli di mercurio molto al di sopra del limite di sicurezza.

Uno studio condotto dall’università Anton de Kom, a Paramaribo, in collaborazione con l’ufficio per la salute pubblica del Suriname, ha registrato alti livelli in tutto il paese: nell’acqua, nei sedimenti fluviali e nel pesce. In assenza di controlli periodici, e visto che nei villaggi si fanno solo cure mediche di base, manca un quadro generale degli effetti della contaminazione da mercurio. “Nel villaggio di Kawemhakan sono nati bambini con malformazioni. Ma le conseguenze del mercurio non sempre sono visibili. A volte un bambino sembra perfettamente sano, ma ha qualcosa che non va. Alcuni, per esempio, lamentano frequenti mal di testa o dolori di pancia”, si legge nello studio.

Ad Apetina le concentrazioni di mercurio risultano in media dieci volte superiori al limite di sicurezza internazionale. Alcuni abitanti hanno problemi di coordinazione o tremori alle braccia o alle gambe. In sei casi i medici hanno diagnosticato la malattia di Minamata, una sindrome neurologica causata da un’intossicazione acuta da mercurio.

Le autorità del Suriname hanno espresso delle perplessità su come è stato condotto lo studio, ma anche tra i nativi wayana che vivono nella Guyana Francese si sono riscontrati casi di disturbi neurologici.

“È evidente che ci sono ragioni per preoccuparsi”, dice l’esperto ambientale Laurens Gomes, “ma non conosciamo la gravità della situazione, perché tra l’accumulo di mercurio nell’ambiente e la comparsa dei primi sintomi sulle persone passa molto tempo”.

La contaminazione da mercurio spaventa, ma molti preferiscono non parlarne. C’è chi vorrebbe andarsene ma non può farlo. “Gli abitanti del posto non possono trasferirsi in città perché non hanno i soldi e neanche la formazione per trovare un lavoro. Quindi si rassegnano a rimanere. Non possiamo farci nulla”, afferma.

Sostegno tecnico

Itoewaki è presidente dell’associazione indigena Mulokot, che s’impegna per favorire lo sviluppo sostenibile delle terre dei wayana. Insieme ad altri giovani leader indigeni del Suriname, ha partecipato a un programma di formazione delle Nazioni Unite. Lì ha imparato a battersi per i diritti della comunità e dare risonanza pubblica alla loro causa. Da allora fa parte di una rete globale che mette in collegamento i portavoce delle comunità native minacciate dall’inquinamento. In questo modo riceve il sostegno che nel suo paese le manca: “In Suriname siamo invisibili e nessuno ci ascolta”, dice Itoewaki.

Una volta, a un incontro sull’estrazione sostenibile dell’oro, il titolare di una licenza mineraria ha accusato i wayana di essere responsabili dell’inquinamento dei terreni. “Mi sono arrabbiata”, racconta Itoewaki. “Gli ho spiegato che noi siamo le vittime e non abbiamo nessuna responsabilità. Anche se protestiamo attraverso i social network e teniamo discorsi alle Nazioni Unite, la gente non ci fa caso. I nostri problemi non interessano a nessuno. Alla fine dell’incontro quel signore è venuto a scusarsi: mi ha ringraziata per aver illustrato il nostro punto di vista. Finalmente, mi ha detto, capiva come ci sentiamo”.

Nel 2018 il governo del Suriname ha sottoscritto la convenzione di Minamata (un trattato internazionale ratificato nel 2013 sotto la guida del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente). L’obiettivo della convenzione è ridurre l’uso del mercurio su scala mondiale e contenerne gli effetti nocivi.

Tra le altre cose il trattato cerca di favorire il passaggio a tecniche estrattive alternative, fornendo ai ­paesi il sostegno tecnico ed economico. La buona notizia è che queste alternative esistono, e secondo gli esperti potrebbero perfino essere più efficaci del metodo usato finora. Anche il Suriname vorrebbe usarle. Nei prossimi anni investirà trenta milioni di dollari, in parte stanziati dalle Nazioni Unite. L’obiettivo è creare dei centri di formazione per insegnare ai cercatori queste tecniche.

Da sapere
Impegno internazionale

◆L’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (Epa) stabilisce un limite di sicurezza di 1,1 microgrammi di mercurio per grammo di capelli. Nel villaggio di Apetina,

in Suriname, su un campione di 158 persone

si sono rilevate concentrazioni di mercurio comprese tra i 3 e i 34 microgrammi per grammo di capelli, con una media di 14 microgrammi. A Kawemhakan 106 persone hanno valori di mercurio tra i 2 e i 19 microgrammi per grammo di capelli, con una media di 9 microgrammi.

◆ La malattia di Minamata è una sindrome neurologica causata da intossicazione acuta da mercurio. Deve il nome alla città giapponese di Minamata, nella prefettura di Kumamoto, dove per anni l’azienda chimica Chisso versò nelle acque reflue metilmercurio, provocando vittime e avvelenando gli abitanti del luogo. La convenzione di Minamata è stata firmata nel 2013 da 140 paesi per ridurre l’inquinamento da mercurio e i danni per la salute e l’ambiente.


“Ma non sarà facile”, dice Gina Grif­fith, dell’istituto ambientale surinamese Nimos. La maggioranza dei cercatori d’oro non è sindacalizzata e si fida poco delle istituzioni. Inoltre, l’estrazione con il mercurio è semplice ed economica.

Più voce in capitolo

Il nuovo governo del presidente Chan Santokhi (eletto a luglio del 2020) vuole regolamentare meglio il settore. All’inizio di settembre, insieme al governo della Guyana Francese, ha deciso di non concedere nuovi permessi nella zona lungo il confine. Vorrebbero anche intensificare i controlli sul rispetto dei requisiti. La nuova commissione sul settore aurifero è incaricata di “vigilare sui rischi” legati all’inquinamento e al contesto sociale delle comunità indigene. Non è chiaro cosa significhi in concreto. La commissione è stata istituita dal vicepresidente del paese, Ronnie Brunswijk, che ha interessi nel settore minerario.

Itoewaki spera che i wayana possano avere più voce in capitolo. La discussione sui diritti fondamentali delle comunità indigene va avanti da anni. Nonostante varie pronunce della Corte interamericana dei diritti umani, con sede in Costa Rica, e le raccomandazioni dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti dei popoli indigeni, manca ancora un quadro normativo.

“Dovrebbero autorizzarci ad allontanare dalle nostre terre chi non ha un permesso”, afferma Itoewaki. “Inoltre, dopo averci consultati, dovrebbero impedire ai cercatori d’oro di lavorare vicino al nostro villaggio. So che il Suriname ha bisogno del settore aurifero, ma le esigenze delle comunità native vanno ascoltate. Se si riconoscessero alcuni diritti fondamentali risolveremmo parte dei problemi. Per esempio, sarebbe utile avere una base legale per ripartire i benefici, così anche le comunità indigene potrebbero trarre vantaggio dalle miniere”. ◆ sm

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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 52. Compra questo numero | Abbonati