Il governo bosniaco ha deciso di installare nuove tende nell’accampamento di Lipa, andato a fuoco il 23 dicembre, dove i migranti potranno rimanere finché non saranno terminati i lavori di rifacimento delle vecchie strutture. La decisione è arrivata dopo le proteste degli abitanti di Bihać contro l’ipotesi di spostare gli ospiti nel centro di accoglienza di Bira, all’interno della cittadina.
Molti migranti, tuttavia, hanno protestato, anche rifiutando i pasti offerti dalla Croce rossa, perché non vogliono tornare a Lipa. Durante una visita di alcuni funzionari del governo bosniaco, hanno chiesto la libertà di muoversi e di proseguire il viaggio verso l’Unione europea. Fino alla fine di dicembre il campo di Lipa era un centro di accoglienza temporaneo per migranti diretti in Europa. Ad aprile il governo bosniaco aveva promesso di adattare la struttura in vista dell’inverno, ma i lavori non sono mai cominciati. Così è intervenuta l’Organizzazione mondiale per le migrazioni, che si occupava dell’accoglienza delle persone ospitate. Ritenuto inadatto per le necessità dell’inverno, il campo è stato chiuso. Subito dopo un gruppo di migranti ha appiccato il fuoco alle tende. La struttura è stata distrutta, e novecento persone sono rimaste senza un posto dove stare. Nonostante il freddo e le difficili condizioni ambientali, alcuni hanno cercato di costruirsi dei ripari di fortuna.
Il 3 gennaio il ministro della sicurezza bosniaco, Selmo Cikotić, ha promesso che il governo si occuperà presto della questione, mentre la Commissione europea ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 3,5 milioni di euro in aiuti umanitari per i migranti bloccati in Bosnia. “La situazione nel cantone di Una Sana è inaccettabile. Chiediamo alle autorità locali di non lasciare le persone al freddo, senza accesso all’assistenza sanitaria, specialmente nel mezzo di una pandemia”, ha detto Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri. Secondo le autorità bosniache e le ong attive nel paese, oggi in Bosnia ci sono almeno tremila migranti e profughi senza assistenza e costretti a vivere all’addiaccio. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati