Le primarie democratiche per scegliere il candidato alle elezioni presidenziali sono arrivate a una svolta: a meno di sviluppi imprevedibili, sarà Joe Biden a sfidare Donald Trump il 3 novembre. Il 10 marzo Biden ha ottenuto una serie di vittorie sul senatore del Vermont Bernie Sanders, rafforzando il vantaggio ottenuto nel supermartedì del 3 marzo. Come previsto, l’ex vicepresidente ha trionfato in Mississippi. Ma ha conquistato facilmente anche il Missouri, dove nelle primarie del 2016 Sanders era arrivato a un passo dalla vittoria, e il Michigan, uno stato che potrebbe essere decisivo nelle elezioni presidenziali. Il vantaggio di Biden è destinato ad allargarsi ulteriormente nelle prossime due settimane, quando voteranno Arizona, Florida, Illinois, Ohio e Georgia, cinque stati dove Sanders ha perso nel 2016. I risultati del 10 marzo presentano nuove sfide per entrambi i candidati. Sanders deve chiedersi se sia il caso di continuare la campagna elettorale considerando che per gli elettori democratici la priorità assoluta è sconfiggere il presidente Trump. Biden invece deve trasformare la sua campagna in una marcia verso le elezioni presidenziali, cercando di unificare il partito.

Quattro anni fa Sanders si era rifiutato di ritirarsi quando la vittoria di Hillary Clinton era ormai sicura. A quel punto i due schieramenti avevano avviato una difficile trattativa e la convention di Filadelfia si era aperta nel segno dei contrasti. Quest’anno molti democratici pensano che il partito non si possa permettere di vivere un’esperienza simile. La decisione di Sanders avrà un effetto cruciale sui tentativi di compattare il partito prima di arrivare alla convention.

Terreno da recuperare

Ma l’unità della sinistra dipende anche da quello che farà Biden. C’è un motivo se Sanders ha un grande seguito tra i giovani: il senatore del Vermont ha saputo individuare le storture di un sistema economico disuguale e le pesanti conseguenze che hanno per le persone. L’ex vicepresidente, invece, ha ottenuto risultati deludenti tra i giovani, anche perché il suo programma e il suo approccio sono molto meno coinvolgenti rispetto a quelli dell’avversario. Biden e i suoi collaboratori hanno ancora molto lavoro da fare per conquistare quegli elettori, e il tempo è meno di quanto sembri. Finora l’ex vicepresidente ha vinto in stati dove non aveva praticamente speso nulla e perfino in alcuni dove non era mai andato. Questo perché due terzi degli elettori democratici vogliono un candidato più moderato rispetto a Sanders, e Biden è l’ultimo rimasto. Ora tutti i democratici vicini a Biden sottolineano la necessità di superare i limiti organizzativi che hanno contribuito alla sua sconfitta in Iowa.

Biden lancerà la sua campagna per le elezioni presidenziali con mesi di ritardo rispetto a quella di Trump, soprattutto nello sforzo di identificare gli elettori che saranno decisivi a novembre e di capire come coinvolgerli. In vista delle presidenziali Biden dovrà migliorare la macchina organizzativa e trovare un messaggio che funziona per conquistare gli elettori che nel 2016 sono passati dalla parte di Trump e quelli che sono rimasti ai margini della politica.

Da sapere
Numero di delegati ottenuti dai candidati, dati aggiornati all’11 marzo 2020. Per vincere ne servono 1.990. (Fonte: Associated Press)

◆ Il candidato democratico alle presidenziali del 3 novembre 2020 viene selezionato con
il sistema dei delegati, che daranno materialmente il loro voto durante la convention che si terrà a Milwaukee a metà luglio. In proporzione al numero di abitanti, ogni stato invia un certo numero di delegati, che sono assegnati ai candidati in base ai voti ottenuti alle urne. In totale i delegati sono 3.979. Ottiene la nomination il candidato che conquista la metà più uno dei delegati, cioè 1.990. The New York Times


Trump resta il principale unificatore dei democratici, ma ora Sanders e Biden devono fare di più per compattare il partito e prepararlo a quello che molti elettori – di entrambi gli schieramenti – considerano il voto più importante della loro vita. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1349 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati