Io e la mia compagna abbiamo deciso di separarci. Abbiamo due bambini di tre e sei anni e, siccome è un momento complicato e doloroso, vorrei sapere quali sono secondo te i princìpi base da seguire in questa fase, soprattutto per i figli. –Carlo

Nel 2014 l’attrice Gwyneth Paltrow, nel comunicato stampa in cui annunciava la separazione dal cantante Chris Martin, parlò di conscious uncoupling , “disunione consapevole”, un neologismo coniato qualche anno prima dalla psicoterapeuta statunitense Katherine Woodward Thomas. L’attrice fu criticata e perfino ridicolizzata da stampa e social media perché il suo sembrava un modo patinato, pretenzioso e vagamente new age di definire la dura realtà di un divorzio. Di recente ha raccontato che all’epoca fu perfino esclusa da un progetto cinematografico per via delle polemiche. A più di dieci anni di distanza, però, è diventato chiaro a tutti che la separazione responsabile è la strada che tutti idealmente dovrebbero percorrere. Questo non significa che due ex partner devono restare amici, ma che è più importante cercare di dare la priorità al bene dei figli e mantenere un rapporto pacifico e cordiale anche nel dolore. Si dice che il divorzio sia una di quelle esperienze traumatiche capaci di tirare fuori il peggio delle persone, perché fa malissimo smontare una vita che si era costruita e immaginata insieme. La vera conquista, però, sarebbe riuscire a separarsi con un approccio maturo che minimizzi i conflitti distruttivi, la rabbia e la colpevolizzazione.

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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati