Il 10 novembre l’incendiario predicatore islamico Rizieq Shihab è tornato in Indonesia dal suo esilio volontario in Arabia Saudita ed è stato accolto come un eroe. Rizieq è stato a lungo una figura di riferimento dell’islam politico indonesiano. Nell’agosto del 1998 fondò il Fronte dei difensori islamici (Fpi) e nel 2017 ha giocato un ruolo chiave nell’arresto e nella condanna per blasfemia del governatore di Jakarta Basuki Tjahaja Purnama, noto come Ahok.

Ahok, cristiano, è stato primo governatore di etnia cinese della capitale indonesiana in più di cinquant’anni, ed è diventato il bersaglio di gruppi islamisti dopo aver commentato un passo del Corano durante un comizio politico. Il commento di Ahok scatenò una campagna per la sua incriminazione. Tra le tante manifestazioni che si tennero a Jakarta, la più imponente fu quella del 2 dicembre 2016, quando centinaia di migliaia di persone si riversarono nelle strade. Il Movimento 212, che riunì vari gruppi guidati dall’Fpi e che deve il suo nome alla data della manifestazione, decretò la morte politica di Ahok, sconfitto nel 2017 da Anies Baswedan alle elezioni. In seguito Ahok è stato condannato e incarcerato. Poco prima Rizieq era volato in Arabia Saudita per sottrarsi a una serie di accuse, tra cui la violazione delle leggi sulla pornografia e dell’ideologia ufficiale del paese, la Pancasila (cinque principi).

Il ritorno di Rizieq, che a Jakarta ha radunato i suoi seguaci violando le norme anti-covid (sei uomini il 7 dicembre sono morti in uno scontro con la polizia che li stava scortando) ha un legame diretto con gli ultimi sviluppi politici in Indonesia. Dopo che le autorità hanno fatto cadere le accuse a suo carico, ha dichiarato che la sua presenza nel paese è necessaria per aiutarlo a superare delle gravi difficoltà, in particolare l’impoverimento e le sofferenze crescenti dei musulmani. Sofferenze legate alla pandemia, ai danni economici provocati dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, e alla crisi di fiducia nel governo del presidente Joko “Jokowi” Widodo, provocata da scandali legati alla corruzione e al presunto familismo.

Cosa ancora più importante, le forze politiche favorevoli al ritorno di Rizieq sono diventate più influenti. Jokowi è accusato di aver gestito in modo pessimo la pandemia. I casi positivi al covid-19 sono più di 580mila e i morti 18mila, le cifre più alte del sudest asiatico. Nel frattempo l’approvazione della contestata legge Omnibus, che dovrebbe favorire la creazione di posti di lavoro ma è percepita da molti come un modo per avvantaggiare gli interessi della comunità locale cinese e più generale delle grandi aziende cinesi, ha scatenato forti proteste a cui hanno aderito i gruppi islamisti più conservatori.

Posizione strategica

La persistente popolarità di Rizieq evidenzia come le diverse forze islamiste ostili a Jokowi si stiano rapidamente saldando in uno schieramento politico che potrebbe indebolire la stabilità del governo in vista delle elezioni presidenziali del 2024. Per chi aspira al potere, sostenere Rizieq ha senso data la sua immensa capacità di mobilitazione delle forze islamiste, un aspetto importante in un paese dove il 90 per cento della popolazione è musulmano. Gli oppositori di Jokowi sperano che, così come ha contribuito a sconfiggere Ahok, alleato di Jokowi, nel 2017, Rizieq possa fare lo stesso nel 2024.

Una figura importante in questo calcolo politico è Jusuf Kalla, due volte vicepresidente, che a quanto pare ha incontrato Rizieq nell’ottobre del 2020 alla Mecca assicurandogli che sarebbe potuto rientrare in Indonesia. Kalla spera che Anies, diventato governatore di Jakarta dopo aver sconfitto Ahok nel 2017, possa essere il prossimo presidente del paese. Kalla ha messo insieme diversi gruppi islamisti e di destra in una coalizione impressionante. Il timore di subire l’opposizione e le aggressioni dell’Fpi potrebbe spingere molti esponenti politici a sostenere chiunque sia appoggiato da Rizieq. In queste circostanze, Rizieq è in una posizione strategica per difendere la causa degli islamisti, soprattutto se questi obiettivi possono andare di pari passo con la conquista della presidenza nel 2024 e con la possibile ascesa di Anies Baswedan. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1388 di Internazionale, a pagina 29. Compra questo numero | Abbonati