Prima della recente ondata di manifestazioni contro la globalizzazione, la polizia antisommossa serviva solo alle partite di calcio o ai rave party. Come dichiarò Tony Blair in un discorso alla Camera nel 1995 a proposito dei maltrattamenti riservati ai tifosi britannici: “Se qualcuno agita un passaporto britannico davanti a un poliziotto spagnolo, francese o belga, quello gli spacca la testa”. Ma oggi c’è un nuovo bersaglio. Da Seattle in poi è aumentato il numero di agenti antisommossa dispiegati alle riunioni delle organizzazioni internazionali, come la Banca mondiale, il Fondo monetario e i G8.

A Genova duecentomila persone si sono raccolte nelle strade intorno alla sede dove si volgeva il vertice dei G8 per protestare contro le scelte politiche statunitensi; mentre ventimila poliziotti e soldati italiani armati fino ai denti erano in attesa di saltare addosso al primo incauto manifestante che osasse sfiorare il muro che circondava il centro convegni.

Negli ultimi trent’anni c’è stata una strisciante militarizzazione delle squadre antisommossa, che adesso vengono usate dove prima sarebbero stati sufficienti dei comuni agenti di polizia. Le armi usate da queste forze paramilitari sono un’eredità dell’Irlanda del Nord. I membri del Royal Ulster Constabulary potevano arrivare a un grado di violenza molto elevato che non sarebbe stato tollerato in Gran Bretagna. Furono i primi in Europa a usare strumenti come le pallottole di plastica e di gomma.

Tutti i principali paesi europei hanno le loro squadre antisommossa, sia indipendenti sia all’interno delle normali forze di polizia. Possono agire rapidamente con proiettili di gomma o di plastica, con i cannoni ad acqua e i gas lacrimogeni. Di solito l’agente antisommossa indossa un’armatura di protezione e stivali pesanti, ha uno scudo di plexiglass e un casco che gli copre la testa e il collo – un po’ come un cavaliere rinascimentale. Il manganello e gli stivali con la punta di ferro gli permettono di caricare in modo aggressivo ed efficiente. Grazie a un dispositivo inserito nella visiera è in contatto radio costante con una postazione di controllo e quindi i suoi movimenti possono essere coordinati. Anche se la tecnologia usata dalle squadre antisommossa è molto moderna, la loro formazione di solito imita un modo antico di fare la guerra, per la precisione quello delle falangi macedoni del 330 aC – una linea che avanza lentamente e che funziona solo se si rimane spalla a spalla.

Luca Rinaldi, network no global. Genova, 11 luglio 2001 (Roberto Arcari/Contrasto)

A Genova Amnesty International aveva chiesto alle forze dell’ordine di controllarsi. Dovevano ricordare che, anche se erano lì per difendere un’istituzione internazionale, erano tenuti a rispettare le regole di un’altra grande organizzazione: le Nazioni Unite. L’articolo 3 del Codice di condotta delle Nazioni Unite per le forze dell’ordine afferma: “Gli agenti delle forze dell’ordine possono usare la violenza solo se è strettamente necessaria e nei limiti dell’adempimento del loro dovere”. Se qualcuno lancia degli oggetti e attacca proprietà o persone, gli agenti dovrebbero arrestarlo, non prenderlo a calci, sparargli, picchiarlo o accecarlo. Devono resistere alla tentazione di spaccargli la testa, che sia inglese o meno.

Quella che segue è una guida alle migliori e peggiori forze di polizia d’Europa.

Don Vitaliano della Sala. Genova, 19 luglio 2001 (Roberto Arcari/Contrasto)

Francia

Gli uomini della Compagnie Republicaine de Sécurité (Crs) non sono famosi per la loro delicatezza, ma dato che in Francia i disordini sono frequenti, l’opinione pubblica è abituata a vederli reprimere lotte tra bande, scontri razziali, scioperi e manifestazioni. La Crs è stata fondata nel 1945 per mantenere l’ordine pubblico e reprimere le iniziative dei comunisti. Oggi ci sono 15.750 agenti paramilitari antisommossa raggruppati in 63 unità, con un armamento standard di lacrimogeni, proiettili di gomma e manganelli. L’ultima grande dimostrazione di forza l’hanno data a dicembre 2000 al summit dell’Unione europea di Nizza, dove si sono scontrati con i manifestanti che cercavano di avvicinarsi al centro convegni dove si svolgeva il vertice, ricacciandoli indietro con lacrimogeni e granate stordenti.

Germania

Sebbene esista l’unità paramilitare Gsg9, che si occupa di terrorismo, la Germania non ha squadre speciali antisommossa. Ma le forze di polizia sono pronte ad assolvere questa funzione in caso di necessità. Alcuni Länder tedeschi hanno delle unità speciali addestrate per le situazioni che prevedono un contatto fisico diretto. Sono note per aver spesso abusato del loro potere, al punto che la polizia normale è stata costretta a intervenire per frenarle. Ci sono poi le forze di polizia federali, come il Bundeskriminalamt, che si occupa dei reati più gravi, e il Bundesgrenzschutz, che è responsabile del controllo delle frontiere. Il Bundeskriminalamt, un’unità molto ben armata e altamente addestrata, usa i cannoni ad acqua e i manganelli per sedare le proteste.

Matteo Jade, tute bianche. Genova, 11 luglio 2001 (Roberto Arcari/Contrasto)

Spagna

La polizia antisommossa spagnola – costituita da circa quattromila agenti – viene usata per contrastare i separatisti baschi. Comprende la polizia municipale, vestita di blu, la Guarda Civil (Gar), vestita di verde; e la polizia nazionale, vestita color kaki. Le squadre antisommossa spagnole meritano un premio speciale per la loro creatività e fantasia con i manifestanti antiglobalizzazione. Il vertice della Banca mondiale di giugno, che era programmato a Barcellona, è stato tenuto online, ma 40mila dimostranti si sono riuniti ugualmente nella capitale catalana e hanno tenuto un controvertice. Agenti provocatori, in borghese ma con gli auricolari ben in vista, hanno inscenato una zuffa con un dimostrante dall’aria punk sperando di convincere qualcuno della folla a gettarsi nella mischia. Quando un manifestante ha abboccato all’amo e ha cercato di difendere il ragazzo, la polizia ha avuto la scusa per caricare la piazza, sparare a salve e usare il manganello a piacimento.

Svezia

Le squadre antisommossa svedesi sono state coinvolte nel summit europeo di Göteborg dello scorso giugno. I poliziotti, che sono 16.500 divisi in 21 distretti, hanno fatto tutto quello che potevano per garantire una manifestazione pacifica, negoziando con i principali gruppi di dimostranti e fornendo perfino loro un alloggio. Nonostante questo è stata una carneficina.

Luca Casarini, tute bianche. Genova, 19 luglio 2001 (Roberto Arcari/Contrasto)

C’è stato un problema di strategia: inizialmente erano troppo pochi e poi sono diventati troppo violenti. Non c’erano più di duemila agenti, molti dei quali fatti arrivare dalle cittadine vicine, per cercare di controllare i 25mila manifestanti lungo il percorso concordato che attraversava il centro della città. I guai sono cominciati nella principale strada commerciale di Göteborg, dove gli agenti armati di pallottole vere – quelle di gomma non erano disponibili – hanno sparato colpendo tre persone, una delle quali è rimasta gravemente ferita. La polizia ha compiuto 500 arresti. Un inglese, Paul Robinson, è ancora in un carcere svedese.

Paesi Bassi

Il servizio di polizia olandese è incentrato sulla comunità e attribuisce particolare importanza alla discrezione e al potenziamento dell’armonia sociale, piuttosto che alla rigida imposizione della legge. Anche se non esistono squadre antisommossa permanenti, ci sono delle unità mobili addestrate appositamente, costituite da volontari che fanno parte delle forze di polizia regolari. Gli agenti sono 40mila, divisi in 25 gruppi regionali. I cortei di protesta e le manifestazioni vengono controllati da comuni agenti in uniforme senza alcun equipaggiamento speciale. Le unità mobili rimangono in disparte ed entrano in azione solo quando tutti gli altri sistemi per il controllo della folla non hanno funzionato. Anche in quel caso, cercano di evitare lo scontro diretto: in situazioni di pericolo per l’ordine pubblico, i poliziotti olandesi cercano di mostrarsi amichevoli, pazienti e non aggressivi.

Chiara Cassurino, tute bianche. Genova, 11 luglio 2001 (Roberto Arcari/Contrasto)

Durante il vertice sul clima dell’anno scorso all’Aja, con la presenza di pochi agenti, spesso senza scudi o caschi, è stato possibile controllare un corteo di cinquemila persone, preceduto da una banda che suonava il samba, lungo il percorso che attraversava la città. I cavalli della polizia che erano in testa alla processione muovevano la testa al ritmo dei tamburi. Se qualcuno avesse sentito la necessità di lanciare qualcosa, i furgoni della polizia, che erano in attesa, sarebbero stati pronti a saltar fuori. ◆ bt

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Questo articolo è uscito sul numero 397 di Internazionale, a pagina 54. Compra questo numero | Abbonati