Chi impara più facilmente le lingue straniere tende a percepire i suoni sconosciuti come semplici rumori, senza associarli a quelli della propria lingua, e a focalizzarsi sul senso. Uno studio pubblicato su Apa PsycNet ha coinvolto 67 studenti giapponesi di inglese, scoprendo che quelli più sensibili ai suoni non verbali hanno imparato le nuove pronunce prima e meglio. Durante l’ascolto di vocali assenti nella loro lingua, erano più attive le aree cerebrali che elaborano i suoni non verbali e meno coinvolta la rete sensomotoria sinistra legata all’elaborazione del linguaggio.

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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati