La caduta dei corpi è una conseguenza della legge di gravità. Ed è anche il centro, di una gravità lieve, di alcuni romanzi di Jean Echenoz, tra cui questo Bristol: più cadono i corpi (e le illusioni), più le frasi salgono, come nuvole di polvere che si levano dalle rovine provocate dalla caduta, fino a trasformarsi in miraggi. Robert Bristol è un regista di terz’ordine. Sta preparando le riprese di L’oro insanguinato, un film d’avventura nell’Africa australe. Va a trovare il suo produttore che è in cerca di soldi. Quando esce di casa, ecco una scena da film: un uomo nudo precipita dal quinto piano del suo palazzo. Chi è? È stato ucciso, si è ucciso? Lo scopriremo solo alla fine del libro, e non ha molta importanza. Intorno al corpo si accalcano i condomini. Più tardi compariranno altre bestie, metaforiche o meno: un elefante addestrato sul set e una tartaruga gigante in un sogno. Bristol, intanto, parte per incontrare Marjorie des Marais, la scrittrice di successo di cui sta adattando il romanzo, prima di raggiungere il set africano di un film destinato a un’accoglienza disastrosa. Come tanti personaggi di Jean Echenoz, Bristol è sempre un po’ altrove, sfasato rispetto all’azione, creatura di un mondo scomparso scongelata nel nostro dal calore delle parole. Immerso nella nebbia, tra malinconia e grottesco. Da qualche romanzo a questa parte, il tono grottesco di Echenoz sembra avere la meglio sulla malinconia. In _Bristol _tutto è parodia, e tutti i generi vengono deviati dal loro corso. Non basterebbe una tesi di dottorato per fare l’inventario dei procedimenti, delle figure retoriche, dei diversi tipi di accelerazione, rallentamento e cambiamento di registro con cui l’autore, ora domatore da circo ora pilota di formula uno, compie il suo giro di pista regolando al millimetro ogni scena. In _Bristol _ogni personaggio è, in un modo o nell’altro, l’archetipo di un paradiso perduto e una figura da commedia alle prese con il fallimento. Ma la trilogia romanzesca che Echenoz ha dedicato a Ravel, Zatopek e Tesla ci ha mostrato che il fallimento non è mai lontano dalla grande impresa. Il bristol, spesso e trasparente, “cartoncino incollato di buona qualità” secondo il dizionario, è quello di un biglietto da visita o d’invito. Quello di Jean Echenoz ci invita al ballo della lingua e al gioco dell’ironia.
Philippe Lançon, **
**Libération
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati