C’è una limpidezza scintillante nella scena che apre Dove finisce il mondo, romanzo d’esordio di Sheila Armstrong. È l’alba di una mattina d’estate sulla costa nordoccidentale dell’Irlanda. Un uomo raggiunge una spiaggia deserta, ridotta dall’alta marea a “una mezzaluna argentea”. Al largo, i resti di un vecchio relitto emergono dalle onde. La scrittura di Armstrong è fresca come la brezza salmastra che sferza l’erba delle dune. L’uomo è stato mandato dal comune a rimuovere la carcassa gonfia e putrefatta di una foca. Ma sulla spiaggia c’è un altro corpo. Poco dopo, una donna scopre un uomo morto appoggiato a una duna, freddo al tatto e “perfettamente sereno”. La vicenda è ispirata al caso di “Peter Bergmann”, nome falso usato dall’uomo tuttora non identificato trovato morto nel 2009 sulla spiaggia di Rosses Point, nella contea di Sligo. La scoperta del cadavere è il punto di partenza per un intreccio di vite che hanno incrociato, anche solo lontanamente, quella del morto. Ogni personaggio ha un capitolo e Armstrong si muove avanti e indietro nel tempo, costruendo il ritratto di una comunità. C’è molta solitudine in questo libro, molte persone lontane da casa, gravate da una tristezza “pesante come catrame bollente”. Armstrong racconta le loro storie con dignità e bellezza. Convince meno l’idea di definirlo un romanzo. Il capitolo finale tenta di riunire tutti i fili, ma ci lascia con il desiderio di qualcosa di banale come una soluzione.
Lucy Scholes, **
**The Telegraph
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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati