Sheep in the box

Apparentemente concepito per il nostro presente di ansia legata all’intelligenza artificiale, il film – che racconta la storia di una coppia in lutto, Otone (Haruka Ayase) e Kensuke (Daigo Yamamoto), a cui è donato un sosia umanoide del figlio defunto, Kakeru (Rimu Kuwaki) – Sheep in the box appare datato fin dall’inizio, soprattutto perché trae ispirazione in modo evidente da AI (2001) di Steven Spielberg. Kore’eda è già stato paragonato a Spielberg per l’abilità nel dirigere attori bambini, la predilezione per i drammi familiari e la capacità di destreggiarsi tra sentimentalismo e sobrietà. Stavolta il suo istinto lo tradisce in una storia noiosa e priva di emozioni, che si anima solo in presenza della suocera combattiva di Otone (Kimiko Yo), scettica nei confronti di Kakeru 2.0. La moderazione di Kore’eda raramente è sembrata così robotica. Justin Chang, The New Yorker

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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati