Machine Dreams.
Rainforest

Dataland, Los Angeles,
fino a gennaio 2027

Si sale su una scala mobile e ci si trova nel mezzo di una tempesta. Amebe rosa psichedeliche e linee verdi ondulate volteggiano sulle pareti e sul pavimento della sala successiva. I suoni della foresta pluviale avvolgono il pubblico, mentre le lucciole svolazzano su altri schermi. Le scie luminose generate dai nostri dati s’irradiano a partire dai piedi. Dataland, il nuovo museo dedicato all’arte dell’intelligenza artificiale, è stato inaugurato con una mostra di Refik Anadol, che ha progettato la struttura con sua moglie Efsun Erkılıç. Anadol, nato a Istanbul nel 1985, è molto discusso: da alcuni è considerato all’avanguardia, per altri è troppo spettacolare e commerciale.

The Economist

Made in America

Cooper Hewitt museum,
New York, fino al 27 settembre

Le fotografie di Christopher Payne ritraggono catene di montaggio, fabbriche e officine che potrebbero sembrare indecentemente piene di speranza e raccontano un presente industriale in cui esseri umani e macchine collaborano in simbiosi. In una foto scattata in uno stabilimento Bridgestone in South Carolina, un operaio è in piedi nel foro di un’enorme pneumatico adagiato su un fianco. Il battistrada curvo gli arriva al petto. In posizione verticale, supererebbe di oltre il doppio la sua altezza. L’operaio lucida delicatamente lo pneumatico, come un gioielliere rifinisce la sua opera: prodigio e potenza.
Financial Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati